La fine della civilizzazione occidentale [5]

image_pdfimage_print

di Michael Hudson

La nuova guerra fredda divide il mondo in due sistemi economici contrastanti

La guerra per procura della NATO in Ucraina contro la Russia è il catalizzatore che sta dividendo il mondo in due sfere opposte con filosofie economiche incompatibili. La Cina, il Paese che sta crescendo più rapidamente, tratta il denaro e il credito come un servizio di pubblica utilità allocato dal governo, invece di lasciare che il privilegio monopolistico della creazione di credito sia privatizzato dalle banche, che hanno così sostituito il governo come pianificatore economico e sociale. L’indipendenza monetaria, che si basa sulla creazione di moneta interna invece di prendere in prestito i dollari elettronici statunitensi e che denomina il commercio estero e gli investimenti nella propria valuta invece che in dollari, è vista come una minaccia esistenziale al controllo dell’America sull’economia globale.

La dottrina neoliberista statunitense chiede che la Storia finisca “liberando” le classi ricche da un governo abbastanza forte da impedire la polarizzazione della ricchezza e il declino e la caduta finali. L’imposizione di sanzioni commerciali e finanziarie contro la Russia, l’Iran, il Venezuela e altri Paesi che resistono alla diplomazia statunitense e infine il confronto militare, è il modo in cui l’America intende “diffondere la democrazia” attraverso la NATO, dall’Ucraina al Mar della Cina.

L’Occidente, nella sua iterazione neoliberale statunitense, sembra ripetere lo schema del declino e della caduta di Roma. La concentrazione della ricchezza nelle mani dell’1% è sempre stata la traiettoria della civiltà occidentale. È il risultato di una strada sbagliata imboccata dall’antichità classica, quando Grecia e Roma permisero l’inesorabile crescita del debito, che portò all’espropriazione di gran parte della cittadinanza e alla sua riduzione in schiavitù nei confronti di un’oligarchia di creditori terrieri. Questa è la dinamica incorporata nel DNA di quello che viene chiamato Occidente e della sua “sicurezza dei contratti” senza alcun controllo governativo nell’interesse pubblico. Togliendo la prosperità in patria, questa dinamica richiede una costante ricerca di benessere economico (letteralmente un “afflusso”) a spese delle colonie o dei Paesi debitori.

Gli Stati Uniti, con la loro Nuova Guerra Fredda, mirano ad assicurarsi proprio questo tributo economico da altri Paesi. Il conflitto in arrivo potrebbe durare forse vent’anni e determinerà il tipo di sistema politico ed economico del mondo. In gioco non c’è solo l’egemonia degli Stati Uniti e il loro controllo dollarizzato della finanza internazionale e della creazione di denaro. Politicamente è in discussione l’idea di “democrazia”, che è diventata un eufemismo per un’aggressiva oligarchia finanziaria che cerca di imporsi a livello globale attraverso un controllo finanziario, economico e politico predatorio sostenuto dalla forza militare.

Come ho cercato di sottolineare, il controllo oligarchico del governo è stato il tratto distintivo della civiltà occidentale fin dall’antichità classica. La chiave di questo controllo è stata l’opposizione a un governo forte, cioè a un governo civile abbastanza forte da impedire a un’oligarchia di creditori di emergere e monopolizzare il controllo della terra e della ricchezza, trasformandosi in un’aristocrazia ereditaria, una classe di rentier che vive di rendite fondiarie, interessi e privilegi di monopolio che riducono la popolazione in generale all’austerità.

L’ordine unipolare centrato sugli Stati Uniti che sperava di “porre fine alla Storia” rifletteva una dinamica economica e politica di base che è stata una caratteristica della civiltà occidentale fin da quando la Grecia classica e Roma si sono avviate lungo un percorso diverso dalla matrice del Vicino Oriente nel primo millennio A.C.

Per evitare di essere travolti dal vortice di distruzione economica che sta inghiottendo l’Occidente, i Paesi del nucleo eurasiatico in rapida crescita stanno sviluppando nuove istituzioni economiche basate su una filosofia sociale ed economica alternativa. Poiché la Cina è l’economia più grande e in più rapida crescita della regione, è probabile che le sue politiche socialiste siano influenti nel plasmare questo emergente sistema finanziario e commerciale non occidentale.

Invece di privatizzare le infrastrutture economiche di base in Occidente per creare fortune private attraverso l’estrazione di rendite monopolistiche, la Cina le mantiene in mani pubbliche. Il suo grande vantaggio rispetto all’Occidente è che tratta il denaro e il credito come un servizio di pubblica utilità, che deve essere allocato dal governo, invece di lasciare che siano le banche private a creare credito, con l’aumento del debito senza espandere la produzione per aumentare gli standard di vita. La Cina mantiene anche la sanità e l’istruzione, i trasporti e le comunicazioni in mani pubbliche, da fornire come diritti umani di base.

La politica socialista cinese è per molti versi un ritorno alle idee di base di resilienza che hanno caratterizzato la maggior parte delle civiltà prima della Grecia classica e di Roma. Ha creato uno Stato sufficientemente forte da resistere all’emergere di un’oligarchia finanziaria che ha acquisito il controllo della terra e dei beni che producono rendite. Al contrario, le economie occidentali di oggi stanno ripetendo proprio quella spinta oligarchica che ha polarizzato e distrutto le economie della Grecia classica e di Roma, con gli Stati Uniti che fungono da analogo moderno di Roma.

Traduzione a cura di Costantino Ceoldo

Foto: Idee&Azione

31 luglio 2022