La fine dell’ultimatum si avvicina: è prossima la guerra?

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di Luciano Lago

Gli anglosassoni hanno di fatto dichiarato guerra alla Russia ma non amano ammettere la sconfitta e sono loro i primi specialisti al mondo nel creare le provocazioni o “false flag”, come pretesti per scatenare le loro guerre.

Con lo zar Vladimir Putin hanno però trovato un muro molto solido che non riescono a scavalcare e tanto meno a sfondare.

L’ultimatum che la Russia ha trasmesso all’Occidente sulle garanzie di sicurezza richieste ha colpito nel segno anche se Washington non lo dà a vedere. Mosca già adesso può ritenersi in buona parte soddisfatta, Kiev e i suoi patroni no. Washington potrebbe ugualmente cercare di raggiungere i suoi obiettivi in Ucraina e nel mondo contro la Russia ma rischia di dover pagare un costo elevato con gli stessi alleati europei che iniziano a manifestare segni di insofferenza.

Fra gli alleati dell’Est Europa, la Croazia si è già tirata fuori ed il premier croato ha parlato chiaro dando le colpe di tutta la situazione che si è creata ai guerrafondai di Washington ed alla giunta ucraina. La Bulgaria ha seguito a ruota dichiarandosi fuori dell’alleanza in caso di conflitto per l’Ucraina. La stessa Ungheria ha rifiutato di accettare truppe della NATO sul suo territorio. La Germania manifesta le sue perplessità e gioca a stemperare le tensioni nel timore di un conflitto che la coinvolga o che ne comprometta la crescita economica.

L’isteria sulla minaccia russa sollevata dalla propaganda anglosassone sembra non convincere gli alleati europei, con l’eccezione dei governi serventi di Washington, quali la Polonia ed i paesi baltici ma anche la stessa Ucraina inizia a intravedere i forti danni che sta ricavando alla sua disastrata economia per causa di questa isteria.

Putin gioca sul lungo periodo e non lascia intravedere le sue prossime mosse lasciando tutti in sospeso e conta sulla confusione in cui è precipitato l’Occidente, avviluppato nella sua stessa coltre di menzogne, mentre le forze russe si sono mobilitate su tutti i fronti, per terra e per mare. Una prova di forza e un segnale preciso all’Occidente che questa volta la Russia fa sul serio.

Le conversazioni telefoniche fra Biden e il patetico presidente ucraino, Zelensky, non hanno avuto l’effetto di tranquillizzare quest’ultimo ma anzi lo hanno fatto agitare ancora di più. Secondo un canale televisivo statunitense, Biden ha detto al presidente ucraino che una “invasione” russa era inevitabile. Lo stesso Biden ha aggiunto che Kiev potrebbe essere devastata e saccheggiata dalle truppe russe ed ha esortato gli ucraini a resistere.

Tuttavia, Biden ha confermato che gli Stati Uniti non invieranno le proprie truppe in Ucraina e non si faranno coinvolgere. Questo ha reso ancora più nervoso Zelensky.

Nel frattempo le due parti USA e Russia, si incontrano al CSU dell’ONU e si scambiano accuse reciproche ma le argomentazioni americane sono basate su premesse tutte da dimostrare; che ci sia una minaccia russa e che Mosca voglia invadere l’Ucraina. Non basta citare l’accumulo delle forze russe ai confini dell’Ucraina, visto che un accumulo simile lo sta effettuando da tempo la NATO trasferendo mezzi e uomini dalle rive dell’Atlantico fino alle rive del Neper e del Mar Nero. Chi minaccia chi? È la grande domanda.

Bisogna però considerare che la Russia ha ottenuto, già prima di un possibile confronto, una serie di risultati che prima sembravano impossibili.

In primo luogo, per la prima volta in oltre 30 anni, la Russia ha costretto i “partner” a svegliarsi, uscire da uno stato di assoluto compiacimento, ascoltare e rispondere alle richieste russe e dimostrare almeno una limitata disponibilità a incontrarsi a metà.

In secondo luogo, Mosca ha obbligato gli europei a prendere sul serio gli accordi di Minsk e, sotto la minaccia di una guerra, li sta costringendo a fare pressioni su Kiev affinché si avvii l’attuazione di questi accordi. La domanda è posta in modo tale che stiamo parlando dell’ultima possibilità per evitare una guerra di cui l’Europa non ha affatto bisogno e che colpirà duramente la Germania (prezzi fuori controllo del gas, congelamento della cooperazione energetica con la Russia, ingenti danni alle imprese, dipendenza servile dagli Stati Uniti).

In terzo luogo, Mosca si è mantenuta le mani libere. Dopo aver tentato disperatamente di salvare gli accordi di Minsk, spaventando Kiev con le sue truppe sul proprio territorio, alludendo alla possibilità di un riconoscimento ufficiale delle Repubbliche del Donbass e della fornitura di armi a quelle, la Russia ha fatto tutto il possibile in linea di principio per evitare la guerra. Allo stesso tempo, le autorità russe hanno chiarito che, ad un eventuale tentativo di Kiev di risolvere militarmente il problema del Donbass, la Russia avrebbe dato una risposta armata decisa ed inesorabile. Nessun politico serio in Occidente può quindi rimproverare alla Russia di essersi scatenata e di essere responsabile della guerra in Ucraina, visto che questo paese comunque non sopravviverà entro i suoi attuali confini.

Questa politica delle mani libere si applica anche con una minaccia aperta agli Stati Uniti di posizionare armi russe nel loro cortile di casa, in America Latina (Venezuela e Cuba), se gli americani non arretreranno dalle regioni adiacenti alla Russia.

In quarto luogo, la Russia, nonostante l’apparente solidarietà dell’Occidente, ha spaccato la posizione occidentale, creando fratture nell’alleanza, con la sua risolutezza. Attualmente gli antagonisti della Russia sono divisi in anglosassoni che cercano la guerra in Ucraina per i loro fini, assieme con i loro scagnozzi dell’est europeo, mentre altri paesi europei non la vogliono, con i tedeschi in testa, seguiti da ungheresi, bulgari e croati.

Quinto ed ultimo, la Russia è riuscita a destabilizzare il regime russofobo ucraino. Zelensky teme gli accordi di Minsk e il Donbass come “cavallo di Troia” in Ucraina, che darà il “cattivo” esempio ad altre aree, riducendo il proprio potere grazie al decentramento da essa avviato. Oltre a questo l’ex comico ha ancora più paura dei nazisti autoctoni e dei nazionalisti ucraini che gli presenterebbero una resa dei conti se Zelensky non riuscirà a difendere l’unità dell’Ucraina e il suo governo avrebbe i giorni contati, qualora si dovesse definire una pace sulla base degli accordi di Minsk.

Zelensky si trova con le spalle al muro tra due fuochi: da una parte l’avanzata russa e dall’altra i neonazisti e radicali che fino ad ora lo hanno appoggiato ma che poi ne chiederebbero la testa.

Per questo il personaggio è sempre più nervoso, si sente messo nell’angolo e non sa che pesci prendere, mentre gli stessi americani se ne vogliono sbarazzare quanto prima.

In conseguenza di quanto sopra e spaventato dalla determinazione russa, l’Occidente si è improvvisamente calmato e ha dovuto sospendere l’accelerazione del suo progetto anti-russo in Ucraina: questi sono i risultati diretti dell’offensiva pacifica di Mosca. In definitiva è la Russia che, senza sparare un colpo, ha già preso in mano la situazione e può dettare le sue regole all’Occidente.

Tuttavia non sarà così facile perchè gli anglo-sionisti ed il “Deep State” vogliono la guerra a tutti i costi. Washington e Londra sono consapevoli che una mossa sbagliata dell’Ucraina (un attacco a tutto campo sul Donbass o in Crimea) provocherebbe l’intervento russo e per questo la minaccia delle provocazioni aumenta vertiginosamente.

È noto che gli anglosassoni sono i migliori specialisti al mondo in questo campo.

Questa minaccia è particolarmente grave nelle prossime due settimane: per interrompere il tentativo di Berlino di rilanciare gli accordi di Minsk, nonché in connessione con l’inizio delle Olimpiadi di Pechino il 4 febbraio, dove Putin si recherà per incontrare Xi Jinping.

Proprio la Cina potrebbe essere il fattore stabilizzante che avrebbe la possibilità di fermare una guerra Russia-USA-Ucraina mediante un pronunciamento di Xi Jinping.

Il premier cinese potrebbe mettere sull’avviso gli Stati Uniti e far comprendere che Pechino è pronta a intervenire su Taiwan mentre Washington è impegnata sull’Est Europa. Gli Stati Uniti non sono in grado di fare una azione militare in contemporanea su Russia e Cina e questo avviso del cinese avrebbe l’effetto di mettere in blocco le azioni americane.

Si può essere certi che, nel corso del viaggio di Putin in Cina per le Olimpiadi, l’argomento venga trattato e l’amico Xi Jinping, da quanto risulta, ha già dato la propria disponibilità.
Con ogni probabilità la fine della crisi Ucraina sarà definita a Pechino.

Foto: Idee&Azione

4 febbraio 2022