La Francia a un bivio: le elezioni parlamentari come sfida a Macron

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di Redazione di Katehon

La “vittoria di Pirro” di Macron alle elezioni presidenziali rischia la sconfitta del partito del presidente alle elezioni parlamentari che si terranno il 12 e il 19 giugno. Il partito di Macron e i suoi alleati hanno bisogno di un totale di 289 seggi nella Camera bassa per ottenere la maggioranza parlamentare. Senza una maggioranza, il margine di manovra del presidente francese si riduce notevolmente e potrebbe portare a quella che la scienza politica francese chiama una situazione di “coabitazione” – una situazione in cui il presidente rappresenta un partito e il primo ministro e il governo ne rappresentano un altro.

La pubblicazione britannica UK in a Changing Europe (finanziata dall’Economic and Social Research Council e dal King’s College di Londra) ha pubblicato l’analisi del professor John Ryan sulle prossime elezioni parlamentari francesi e sulle sfide al “macronismo” da destra e da sinistra. Il Centro analitico Catechon fornisce una traduzione delle parti principali del brano.

“Il margine di gioia per Macron e i suoi sostenitori è limitato. Ora, con l’avvicinarsi delle elezioni parlamentari, la minaccia più forte alla presidenza di Macron potrebbe venire dall’estrema sinistra. I sostenitori di Jean-Luc Melanchon possono aver votato per Macron per sconfiggere Le Pen, o essersi astenuti, ma sono determinati a ottenere un risultato forte nella corsa a primo ministro. Ciò potrebbe avere gravi conseguenze per la presidenza di Macron e per il futuro corso della politica francese.

L’affluenza alle urne, stimata al 72%, è stata la più bassa per un ballottaggio alle elezioni presidenziali francesi in mezzo secolo, con un calo del 2,5% rispetto al 2017. Al secondo turno, l’affluenza è calata e gli elettori hanno espresso un numero record di schede bianche o viziate per protesta contro entrambi i candidati. (…) La delusione e l’apatia degli elettori potrebbero essere decisive per le elezioni parlamentari di giugno e determinare il futuro corso e l’efficacia del secondo mandato di Macron.

Macron, che ha superato la prova più dura della sua carriera politica, sa che la Francia è a un bivio. La direzione che il suo Paese sceglierà dopo le elezioni di giugno influenzerà in larga misura l’aspetto dell’Europa nei prossimi cinque anni.

Macron è diventato il primo leader francese a vincere una seconda elezione consecutiva per la prima volta in 20 anni. L’operazione della Russia in Ucraina ha monopolizzato il dibattito pubblico in Francia nell’ultimo mese, quindi la corsa di Macron per la rielezione, sebbene volatile, era comunque una conclusione scontata. Il presidente si è distinto dai suoi rivali come l’unico candidato con esperienza negli affari esteri in grado di guidare il Paese attraverso l’attuale crisi.

Tuttavia, il prezzo del carburante e il potere d’acquisto della popolazione rimangono questioni importanti per gli elettori in vista delle elezioni parlamentari. Il piano di Macron di innalzare l’età pensionabile a 65 anni ha suscitato il rifiuto dei potenziali sostenitori. Il rifiuto delle riforme sociali all’interno dei suoi stessi ranghi, unito a una campagna fiduciosa e intelligente da parte dell’estrema sinistra, potrebbe significare che Macron faticherà a ottenere una chiara maggioranza, compromettendo i suoi sforzi di riforma in un secondo mandato.

La rottura dei due principali partiti che hanno condiviso il potere fino al 2017 lascia presagire un panorama politico completamente nuovo in Francia dopo le elezioni legislative di giugno. La domanda chiave è quale partito rappresenterà la principale opposizione a Macron. Il Partito Socialista e i Repubblicani sono le ombre di se stessi. I candidati dei partiti storici al potere sono stati spazzati via.

I repubblicani di Valérie Pécresse hanno ottenuto solo il 4,8% e il Partito socialista di Ann Hidalgo l’1,8%. Yannick Jadot dei Verdi ha ottenuto il 4,6%. Tutti e tre questi partiti non hanno raggiunto la soglia del 5% necessaria per ottenere una sovvenzione a copertura dei costi della campagna. Questo influenzerà anche le spese per la campagna parlamentare di giugno.

L’elettorato francese è diviso in tre fazioni: tra gli internazionalisti liberali, rappresentati da Macron, i nazionalisti di destra Le Pen ed Eric Zemmour e i radicali di sinistra di Melanchon. Queste tre fazioni hanno ottenuto insieme circa l’80% dei voti al primo turno delle elezioni presidenziali.

Dopo la sua elezione nel 2017, Macron non ha governato come un centrista. Piuttosto, per tutta la durata del suo governo si è spostato nettamente a destra su legge e ordine, immigrazione e Islam. Ha perseguito un programma economico neoliberale e molti ritengono che si rivolga agli elettori ricchi. I partiti di opposizione lo definiscono il presidente dei ricchi.

Macron è generalmente visto come distaccato e arrogante. Le persone al di fuori della Francia tendono a sottovalutare la profondità della sua impopolarità. Le Pen e Melanchon si stanno ora scontrando in un testa a testa per stabilire chi possiede l’agenda capitalista anti-Macron e anti-globalista nelle elezioni di giugno e si presentano come potenziali primi ministri francesi.

Melanchon, a capo del movimento di estrema sinistra France Insoumise (LFI), ha rapidamente convinto i partiti comunista e socialista a unirsi al blocco che aveva già formato con i Verdi. Questa “Nuova Unione Popolare Sociale e Ambientale” ha la possibilità di conquistare un gran numero di seggi il 12 e il 19 giugno. Si tratta di una coalizione seria che spera di privare Macron della maggioranza parlamentare. I sondaggi mostrano che Melanchon, che ha superato Macron in popolarità, sarà competitivo, ma probabilmente non riuscirà a diventare primo ministro. Tuttavia, l’opinione generale è che abbia qualche possibilità di negare la maggioranza a Macron.

Il 5 maggio 2022 il partito di Macron ha cambiato nome da La République en Marche a Renaissance in vista delle elezioni parlamentari. Il nuovo partito ha immediatamente annunciato una nuova alleanza elettorale con l’ex primo ministro francese Edouard Philippe – fondatore del partito di centro-destra Horizons – e con il partito centrista MoDem di François Bayrou. L’affluenza alle elezioni parlamentari francesi è solitamente bassa – 48,7% al primo turno nel 2017, 29 punti in meno rispetto alle elezioni presidenziali dello stesso anno. Se questo schema si ripeterà, dovrebbe favorire Macron e la sua coalizione rinascimentale. Ma un forte slancio a sinistra potrebbe attirare più elettori questa volta.

Molta attenzione sarà rivolta anche al Rassemblement National di Le Pen, che concorrerà alle elezioni parlamentari con Zemmour, che ha ottenuto il 7% dei voti al primo turno delle elezioni presidenziali. (…)

Gli elettori francesi di solito votano allo stesso modo [per un candidato/partito – N.d.T.] alle elezioni presidenziali e parlamentari, in modo che il presidente eletto e il suo governo possano mantenere le promesse elettorali. Ma nell’attuale clima politico francese, questo potrebbe rivelarsi difficile. Per le forze di sinistra francesi, le elezioni parlamentari offrono un’opportunità di rivincita e di rilevanza. La politica francese sta vivendo un momento di instabilità e in questa fase è difficile fare previsioni.

La vittoria di Macron alle elezioni presidenziali francesi ha avuto un costo elevato, limitando la legittimità della Quinta Repubblica francese al punto che le uniche alternative all’europeismo neoliberale dell’attuale presidente sono l’estrema destra e la sinistra radicale.

Traduzione a cura di Lorenzo Maria Pacini

Foto: Katehon.com

12 maggio 2022