La funzione, i contenuti, la smania

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di Lorenzo Centini

Una costante dello sviluppo intellettuale, sia dell’individuo che dei gruppi (partiti, think tank, associazioni, gruppi religiosi) fino alle istituzioni di pensiero collettivo (ideologie, filosofie, ecc) è passare dall’analisi contenutistica a quella formale degli eventi e delle strutture.

Si passa lentamente dal considerare i soggetti e gli oggetti di studio per ciò che intendono realizzare a intenderli per ciò che realizzano – che può benissimo essere il contrario di ciò che vogliono realizzare – e per ciò che potrebbero realizzare.

Un passaggio del genere conduce a concepire come importante cosa una istituzione è in virtù dei legami che allaccia con il reale attorno a se’ e non per ciò che questa può o vuole materialmente fare. Esiste uno spettro di caratteristiche, di potenzialità e di definizioni che informano un soggetto o un oggetto politico (fino a oggetti e soggetti immateriali come idee, piani inclinati, predisposizioni) che non viene dato da ciò che il soggetto vuole, ma che emerge diciamo “naturalmente” da come esso si posiziona e dalle sue caratteristiche strutturali, di relazioni tra soggetti interni, soggetti esterni, tempi di interrelazione, ecc.

Un passaggio di livello di questo genere è un avanzamento cognitivo su due livelli. Il primo perchè permette una previsione formale: si prevede il comportamento futuro di un soggetto o di un oggetto politico, sociale o istituzionale non basandoci su cosa egli asserisce di voler fare, o allungando propositi che egli ha espresso precedentemente, ma intuendo cosa lo potrà condurre a fare la sua stessa struttura. La previsione formale vince su quella diciamo informale (che non ha cioè a che fare con la forma, ma col contenuto) perchè si basa su assunti pubblici, meno modificabili e più solidi e perchè si rivolge direttamente ad un Minimo Comun Denominatore disponibile al soggetto di cui si prevede il comportamento e al soggetto che vuole prevederne il comportamento.

La seconda virtù di codesto passaggio di livello, dal contenuto alla forma, è che ha una potenza armonizzante incredibile. Pensare in termini formali non è un processo isolato: o si pensa al mondo in modo formale o lo si pensa in modo contenutistico. Perchè una volta che di un soggetto si intravede la filigrana che lo contraddistingue e lo si immagina come un sistema di sistemi e di caratteristiche, viene naturale pensarlo a interloquire con altri sistemi di sistemi e di caratteristiche. E’ la stessa distanza che intercorre tra il vedere l’incontro da due animali come l’incontro tra due individualità o nella cornice dell’habitat e dell’ecologia locale. Non è solo introdurre il contesto: è molto di più. Perchè introduce la quinta dimensione dell’incorporazione e della reciproca penetrazione funzionale, e non più solo dello scontro di volontà, il quale conosce poi solo la punteggiatura dell’alleanza e l’intonazione della cnvenienza.

Quante volte diciamo: “Non poteva fare diversamente”. “X ha agito in questo modo perchè non aveva altra scelta”. Sono frasi vere, verissime, ma che sarebbero incomprensibili se gli agenti politici fossero un contenuto e non avessero un sotteso che gli dà dal loro DNA, esplicito o implicito.

Perchè questa filippica? La monarchia è una forma, non un contenuto. Interloquisce con la società e con altri sistemi non evidenti (simbolico, psicologico, emotivo, spirituale, economico ecc) non per ciò che essa VUOLE fare, ma per ciò che essa TENDE naturalmente a compiere. Anzi: proprio per questo i monarchici la difendono. Al contrario del Presidente, che per quanto elevato rimane esplicitamente appuntato per consenso di parte (anche se ampia), il Re svolge una funzione omeostatica che gli viene conferita non dalla sua volontà, ma dalle innumerevoli valvole e ingranaggi di cui si è costruito.

Certo, OGNI re, ogni espressione monarchica, ogni istituzione regia è in generale ogni sistema è storicamente situato. I suoi componenti sono nati e hanno vissuto e decidono non nell’etere delle relazioni tra enti ma nel flusso di invidie, esaltazioni, slanci, calcoli. Però alla base una analisi formale e non contenutistica rende questa diversa fattura.

Veniamo invece costantemente dominati dalla smania: smania di collocare politicamente, di orientare, di pensare che l’azione politica sia volontà quando ogni evidenza fa emergere come il primo elemento sia sempre il livello sistematico.

E allora è inutile tirare fuori che la Regina ha fatto X, Y, Z, è un infame. O meglio ancora è di sicuro utile per situare storicamente e politicamente QUESTA regina, QUESTO re, QUESTA monarchia in QUESTA nazione. Ma è evidente che di fronte alla commozione e al trasporto non sta la persona ma l’impressione, non maturata, non esplicita, della potenza formale di una istituzione.

Nulla potestas nisi a Deo

Foto: Idee&Azione

10 settembre 2022