La guerra sottile

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di Belinda Bruni

Una torre antica, scale e chiocciola e labirinti, la luce soffusa viene dalle candele sulle mura. Una donna corre per le scale e si rifugia in una stanza più buia. Sa che deve scappare o nascondersi, avverte la presenza di una figura potente e maligna, non vuole trovarsi al suo cospetto. Ma questa le compare improvvisamente davanti, ha le sembianze di Mario Draghi. Riesce a resistere alla sua presenza con un enorme dispendio di energia. Lui la guarda dritta negli occhi e con un ghigno le dice: «Sai che non posso farti nulla. Ma posso prendere quelli vicino a te». La donna sa che sta parlando dei compagni di “resistenza”, ascolta senza fiato la figura mentre le dice che li prenderà uno a uno, cadranno a causa dei loro impulsi più bassi. Poi mostra il suo potere su di loro ridendo sguaiatamente.

Questo sogno ha attraversato la notte del 29 settembre 2021, celebrazione di San Michele Arcangelo.

Il greenpass nel nostro paese era stato imposto da due mesi. Le piazze si erano riempite come non accadeva da decenni. Nonostante un movimento di protesta sempre più grande che non si era fermato nemmeno ad agosto, le misure erano sempre più restrittive. I sanitari avevano già l’obbligo di vaccino, gli insegnanti e gli studenti universitari l’obbligo di greenpass, dal 15 ottobre sarebbe diventato obbligatorio il greenpass per lavorare ovunque.

Aleggiava però la speranza riposta nelle piazze, nelle reti umane di solidarietà, nella certezza di non essere maggioranza, ma di non essere pochi.

Poi giunse il 15 ottobre: se tutti quelli che animavano le piazze si fossero fermati per tre settimane, oggi racconteremmo una storia diversa. Ma non andò così. La maggioranza dei “resistenti” non si vaccinò ma accettò il tampone ogni due giorni per lavorare. Ognuno aveva un buon motivo per farlo, ma non era chiaro che andare in piazza non bastava. Si riponeva la speranza nella fine dell’emergenza al 31 dicembre e nei portuali che avevano bloccato i porti. La speranza nel salvatore di turno. «La gente come noi non molla mai» fu cantato ovunque, in diverse lingue.

E i portuali furono bastonati sonoramente, come fossero criminali e non manifestanti pacifici con i rosari in mano. E a dicembre imposero il supergreenpass, insegnanti e forze dell’ordine senza vaccino furono sospesi e l’emergenza non finì. Fu tolta la possibilità ai ragazzi non vaccinati di fare sport e agli isolani di uscire dalle isole.

Forse era il tempo finalmente di capire che occorreva fermarsi, bloccare il paese per una porzione di tempo. Ma non fu così, nemmeno quando fu annunciato il lockdown per i non vaccinati a partire da febbraio insieme all’obbligo generalizzato di vaccino per gli over 50.

A gennaio la mossa geniale del potere: lo status di guarito che garantisce il supergreenpass per 6 mesi venne concesso (regalato) con la diagnosi fatta da tampone rapido in farmacia. Motivazione ufficiale: la contagiosità di Omicron, variante influenzale più blanda, che non permetteva alle ATS di effettuare tutti i tamponi molecolari. E un esercito di “resistenti” si mise in fila per avere il supergreenpass, l’influenza la presero quasi tutti e quelli che non la presero riuscirono a trovare escamotage per risultare positivi; in farmacia non chiedevano nemmeno i documenti di identità.

Persone che per 6 mesi avevano gridato in piazza «No greenpass», morivano dalla voglia di mettersi in tasca il QR code e “poter rifiatare”.  Va detto che molti lo fecero per disperazione e in effetti usarono il greenpass solo per lavorare o per curarsi, ma molti altri semplicemente lo usarono come lo usa un vaccinato che si sente un privilegiato. Dimenticando piazze, lotte e i compagni.

Un perfetto sabotaggio della “resistenza” senza grande sforzo.

Se il potere che ti vessa da due anni improvvisamente ti regala qualcosa, l’uomo saggio resta vigile. Ma di uomini saggi evidentemente ce ne sono troppo pochi nell’Italia del 2022.

Il lockdown per i non vaccinati è durato fino al 31 marzo, giorno in cui ufficialmente è finita l’emergenza, ma l’impianto burocratico del greenpass e delle restrizioni è rimasto in piedi.

Nemmeno al 31 marzo il paese si è fermato. Nemmeno di fronte alla gogna pubblica inflitta agli insegnanti non vaccinati con il demansionamento: tanto sono pochi, quei pochi che non hanno avuto l’influenza stagionale e non hanno “rubato” un tampone positivo.

Eppure dovrebbe essere chiaro che il destinatario del messaggio non sono i pochi insegnanti, ma i ragazzi. Loro si devono imprimere nella mente che a non obbedire, a non dare consenso ad un trattamento sperimentale obbligatorio, si viene puniti. Pubblicamente. Come nei migliori regimi. Devono avere paura. Non del virus. Della gogna pubblica.

Va reso onore, per onestà, agli over 50, categoria che ha dimostrato nei fatti che se si dice no in tanti qualcosa accade. La sospensione degli over 50 è durata dal 15 febbraio al 25 marzo. Non ha funzionato l’obbligo, non ha funzionato il ricatto sul lavoro. Il bello è che gli over 50 non sono una categoria strutturata, sono una classe di età non organizzata. Sono forse i depositari della memoria, fondamentale per credere che un mondo migliore di quello che ci stanno prospettando è possibile e avere il coraggio di costruirlo.

«Li prenderò uno a uno, cadranno a causa dei loro impulsi più bassi» diceva la figura malvagia nel sogno. Così è stato, in grande parte. Dobbiamo ammetterlo. Se il potere che abbiamo di fronte mette in campo forze sottili, sarebbe forse ora di capire che per non sottostare a questo regime non basta dire “no obbligo” e “no greenpass”. Non basta una posizione solamente oppositiva, facilmente manipolabile, comprabile con escamotage a buon mercato, ogni volta nuovi. Occorre guardare la realtà: la società in cui viviamo è implosa, è solo macerie e dobbiamo ricostruire, oltre i nostri attaccamenti. Quegli attaccamenti sfruttati dal potere per portarci dove vuole. Finché il nostro intento sarà il “no a qualcosa” per ritornare alla vita di prima, saremo sempre ricattabili. La sola risposta, “l’incognita che non hanno previsto” è “no grazie, non vogliamo la vita di prima, ma una migliore”.

Molti sono già stati abituati all’uso del greenpass, nonostante il no iniziale. Volete che non riescano ad abituare anche alla puntura? Possono, per gradi, possono. O permetteranno di comprare il greenpass, facendo credere furbo chi lo compra.

Il supergreenpass da guarito scadrà, vedremo allora se l’abitudine avrà logorato nell’anima i suoi possessori oppure no. Ma potrebbe essere tardi, troppo tardi.

Siamo già al livello successivo del piano di distruzione del nostro paese.

Nel frattempo aumenta il numero dei pentiti del vaccino, ma questa è un’altra storia.

E se alla fine fossero i pentiti dei primi vaccini a salvare il paese e non i “no greenpass”?

Mai dimenticare che Nostro Signore ha un meraviglioso senso dell’umorismo.

Foto: Idee&Azione

7 aprile 2022