La lettera al presidente della RAI di Studenti e professori

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di Studenti Contro il Green Pass di Salerno e Associazione Umanità e Ragione

Egregio Presidente della RAI,

al giungerLe della presente, che vorrà accettare e leggere come protesta e denuncia di cittadini delusi e di telespettatori amareggiati, si sarà compiuto, nel silenzio generale, l’ennesimo atto riprovevole di un Paese che appare sempre più lontano da quei canoni di civiltà e di lucidità ai quali un’illustre tradizione di pensiero, nostro vanto ed onore nel mondo, ci ha abituati, ma che oggi appare come il vuoto simulacro di glorie defunte, di fasti sopiti. In apertura della 70a edizione del Festival di Sanremo, in prima serata, abbiamo dovuto assistere, con sgomento e costernazione, a due spettacolini imbarazzanti, decisamente vergognosi: l’intervento dell’ospite Rosario Fiorello e l’esibizione del cantante Lauro De Marinis, in arte (?) Achille Lauro.

Il primo, giunto ad uno stadio della sua carriera nel quale gli eccessi del successo popolare incominciano a mostrare le debolezze contenutistiche di una retorica appiattita su loca communia acriticamente fagocitati e di una vis presuntivamente attractiva spenta ed anemica, si è concesso la facile e prevedibile battuta, da repertorio dei fescennini latini, sui giornalisticamente appellati “no-vax”, esibendosi in un gesticolare scomposto e nervoso del braccio, col quale ha inteso alludere, in tono canzonatorio, alla tematica delle reazioni e degli eventi avversi da vaccinazione contro la covid-19.

Il secondo, come è ormai copione tristemente notorio del suo personaggio, si è presentato a torso nudo, concedendosi l’ennesima sacrilega e blasfema offesa alla religione cattolica ed al Sacramento del Battesimo.

Non è nostra intenzione indulgere in pedanti ricostruzioni sullo stato attuale (ed aurorale) delle conoscenze scientifiche in merito alle vaccinazioni contro la covid-19, per le quali non basterebbero corposi volumi ad esaurire una minima parte delle problematiche sollevate nella comunità scientifica (quella che opera e lavora al di fuori delle semplificazioni televisive, più consone alla logica di uno stadio che di un simposio accademico). Ci limitiamo a mostrare il più acceso senso di sconcerto a fronte di un lazzo che offende e schernisce il lavoro di tanti autorevoli scienziati e davanti al quale hanno (sor)riso davvero in pochi. In una stagione che rivendica, con l’orgoglio impettito d’ossequiosi caporali del Ministero della Verità di aver fatto proprio il motto “ne sutor supra crepidam”, non ci risulta che il curriculum vitae del Fiorello contempli seminari o convegni specificamente dedicati alla tematica sulla quale l’ostentata sicurezza della sua avvilente ironia lascerebbe invece intuire una ferrea e rigorosa preparazione. Viceversa, non si contano le pubblicazioni scientifiche su alcune delle finora note reazioni e sugli eventi avversi post-vaccinazione, delle quali gli enti regolatori nazionali, europei e mondiali raccolgono le segnalazioni in specifiche banche dati, pubblicamente consultabili. Al contempo, menzioni di alcuni degli episodi più spiacevoli o degli esiti più infausti trovano spazio sempre più frequentemente nelle pagine della cronaca locale e, più raramente, nazionale. Basterebbe la dolorosa vicenda della giovanissima Camilla Canepa a dover ispirare quel senso di decoro e di decenza che riteniamo sia stato vilmente calpestato da quella mossa proditoria, segno tangibile della decomposizione morale dell’etica televisiva e dell’insensibilità dei suoi scomposti corifei.

Non meno oltraggiosa ci appare la performance del cantante Achille Lauro, al quale si è consentito, in apertura della gara ed in fascia protetta, di salire a torso nudo sul palco e di riprodurre un gesto di luciferina tracotanza, col quale ha ancora una volta impunemente irriso la religione cattolica ed i suoi sacri simboli, stavolta con l’irriverente vilipendio del Sacramento battesimale. Non possiamo tacere il nostro più viscerale sdegno e la nostra totale riprovazione per quello che, sempre più palesemente, dimostra di essere un consapevole e doloso attacco al cattolicesimo, aggravato da pervicace recidiva, che si tenta maldestramente di giustificare con farisaici sofismi intorno ad una becera interpretazione del concetto di libertà artistica. Si è detto, nei mesi precedenti, che la libertà personale non potrebbe essere invocata ove recasse nocumento ad altri; ci domandiamo, allora, come si possano tollerare simili abiette e volgari oscenità, che recano scandalo anche alla sensibilità dei minori e che hanno degli innegabili risvolti penali, per i quali ci riserviamo di valutare più incisive azioni legali. Quo usque tandem abutere patientia nostra? Quare siletis in munere vestro? Forse che la risposta a tali quesiti sia l’approvazione tacita ed ignava dell’iconoclasta spirito dei tempi e l’incapacità di opporre un responsabile e deciso freno di pudore e compostezza al degradante sfacelo morale del post-moderno, che pretende, come Piero Manzoni con i propri escrementi, che una sfacciata provocazione possa definirsi arte?

Ebbene, a questo silenzio rispondiamo con la nostra radicale disapprovazione di cittadini nolenti a consentire lo sperpero dei tributi versati per il canone televisivo per foraggiare iniziative più consone ai quadrivi ed angiporti della decadente Pompei che ad un’azienda come la RAI, la quale dovrebbe avere il fine istituzionale del servizio pubblico e del rispetto di tutti i cittadini. L’indecoroso spettacolo cui abbiamo dovuto assistere l’altra sera è purtroppo lo specchio severo di brame dissacratrici ed il ritratto wildiano di anime abbruttite dalla bassezza delle proprie pulsioni, alle quali si offre l’orrido pasto di offese meschine spacciate per innocenti boutades e l’immorale empietà sotto il putente velame di licenza espressiva, in funesta sintonia con l’agghiacciante rovesciamento dei valori annunciato dalle streghe del Macbeth, che trasforma il bello in brutto ed il brutto in bello. Se è vero che l’uomo è ciò che mangia, quello dell’altra sera è il cadavre exquis d’un orripilante banchetto di Tantalo, nel quale si serve come portata principale la marcescenza d’una società tecnofagica, che sacrifica quanto di più sacro e vitale possa produrre per annullarsi in un nichilismo cinico, profano e paganeggiante, che reca brutalmente onta ai vivi sofferenti e rinnega finanche la pietas del parce sepultis.

Ci auguriamo che le nostre parole non la lascino indifferente e che lei sappia smuovere quella coltre di oblio che, da troppo tempo ormai, ricopre il buon senso, il buon gusto, l’umanità e la ragione. Senza cerimonie, ci congediamo mestamente da lei.

Studenti contro il green pass – Salerno Umanità e Ragione

Foto: Idee&Azione

8 gennaio 2022