La libertà non è un diritto, è un dovere

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di Maurizio Ulisse Murelli

Spesso per il fine settimana mi impongo un tema di riflessione, specialmente se ho da trascorrere lungo tempo in auto per andare da qualche parte o se mi metto a camminare per boschi o per monti. Ma anche se mi chiudo in casa o sono in Corte. Mi concentro solo sul tema prescelto per sviscerarlo senza lasciarmi tentare da altri pensieri. Lo scorrere della vita da single o da a-sociale è propedeutico alle riflessioni intense.

Il tema che mi sono imposto per questo fine settimana è tanto banalmente affrontato che alla fine il solo annunciarlo sicuramente porterà qualcuno che ora mi legge a sorridere, magari pure con commiserazione. Comunque sia, dati i tempi e quel che sta accadendo intendo concentrarmi sul tema della “libertà”, magari anche per riuscire poi a trarre qualche buon dialogo da inserire nel romanzo che sto scrivendo.

E annuncio il tema di questa mia riflessione perché poi magari colgo belle intuizioni in chi ha da dire la sua come commento. In ogni caso non voglio tanto soffermarmi sulla solita questione “libertà da” o “libertà per” quanto piuttosto muovendo dalla personale intestazione che Ezra Pound ha posto sulla sua carta da lettera: “Libertà non è diritto è un dovere”. Notevole se si pensa che “dovere” e “libertà” la dialettica liberale li pone in contrapposizione e li intende come valori inconciliabili, quando invece questi due valori non possono inverarsi separatamente. In questi giorni in cui viene concessa la grazia della libertà per andare al ristorante, al cinema, allo stadio etc. (a questo si riduce il valore della libertà!!!!) e l’apologia del dovere di inocularsi, il tema libertà/dovere è sicuramente interessante da elaborare.

Ovviamente mi vengono subito alla mente tanti autori che ne hanno trattato. Saint Exupèry, per esempio, che il tema lo tratta magistralmente anche coniugandolo con l’altro valore in questi giorni agitato a sproposito, il “diritto”: «Se tu permetti agli scarafaggi di moltiplicarsi – disse mio padre – è evidente che nascono i diritti degli scarafaggi. E nasceranno i cantori per celebrarli e ti canteranno quanto sono patetici gli scarafaggi minacciati di sterminio» (“Cittadella”). Oppure Ernst Jünger quando tratta del Ribelle in cerca della libertà con il ritorno al bosco (che i lettori di titoli pensano essere la foresta d’alberi): «Per quel che riguarda il luogo [del Ribelle], il bosco è dappertutto: in zone disabitate e nelle città, dove il Ribelle vive nascosto oppure si maschera dietro il paravento di una professione. Il bosco è nel deserto, il bosco è nella macchia. Il bosco è in patria e in ogni luogo dove il Ribelle possa praticare la resistenza [e qui viene alla mente l’evoliano uomo differenziato di Cavalcare la tigre]. Ma il bosco è soprattutto nelle retrovie del nemico stesso». Insomma, il Ribelle jüngeriano è libero in quanto per dovere è legge a se stesso.

Insomma, sul tema libertà/dovere si può divagare mica poco con il pensiero. E dunque, se invece di farsi prendere dall’isteria e dal rancore, dalla voglia di litigare per come il tema della libertà e quello del dovere sono stati “messi giù” dai mezzadri del potere (governanti, scienziati dogmatici, esegeti del siero etc.) ci si mette in modalità quieta e si fa “parlare” in perfetto accordo anima, cuore e cervello, ecco che si può passare un bel fine settimana ovunque ci si rechi. Oppure da “uomini liberi”, per grazia ricevuta sarete tutti al ristorante alle prese con il menù? In effetti il menù vi concede la libertà di scegliere, tra l’osso buco e la parmigiana. Vuoi mettere che grande libertà?

Foto: Idee&Azione

10 dicembre 2021