La luce di Fatima

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di Massimo Selis

Molto si è detto e scritto sulle apparizioni di Fatima. Molto, e crediamo anche troppo, ci si è attardati sui cosiddetti “segreti”, andando più spesso a cercare l’ombra che la luce. In verità, l’una non può stare senza l’altra. Anzi, ricordiamoci che più le tenebre si infittiscono, più la luce può irrompere vittoriosa, anche se all’apparenza tenue. Qui si proverà a dare solo dei piccoli “lampi simbolici” che parlano proprio a noi che guardiamo a quelle apparizioni straordinarie avvenute oltre un secolo fa. Degli inviti alla meditazione, poiché la comprensione di certe rivelazioni non può mai dirsi conclusa e va approfondita nel segreto del proprio cuore, restando aperti alle benevole intuizioni che possono discendere dall’Alto.

Iniziamo dalla fine, da quel 13 ottobre 1917. Nel cielo di Cova da Iria, le nubi che avevano portato la pioggia si aprirono e il Sole iniziò a roteare, mutando colore, fino quasi a precipitare sulla terra. Simbolicamente il Sole designa la Verità e la Carità, essendo il centro del nostro universo sensibile su cui spande amorevolmente i suoi caldi raggi. Come recita il Salmo infatti «nulla si sottrae al suo calore».

Vi è profonda corrispondenza tra il mondo spirituale e quello fisico. Si ricordi che anche l’intera Creazione ha subìto gli effetti della “caduta adamitica” e «attende con impazienza la rivelazione dei figli di Dio» (Rm 8,19). Perciò sono proprio le “deviazioni dalla traiettoria del Cristo” – così si dovrebbe meglio intendere la parola “peccato” che invece banalizziamo tristemente – a generare squilibri nell’intero universo. Più l’Uomo si allontana dalla Verità e dalla Carità, e oggi la distanza è al grado massimo, più gli scompensi si avvertono anche nel mondo sensibile: «le potenze dei cieli saranno sconvolte» (Mt 24,29). Tutto oggi appare rovesciato: il sopra con il sotto, l’esterno con l’interno. E anche chi crede di aver mantenuto la Fede si trova a seguire più delle regole che la traiettoria del Cristo, dopo aver accolto la personalissima “chiamata” (Vocazione). Si resta confinati sul piano psicologico, mancando tragicamente l’appuntamento con il risveglio dell’anima – che nella Scrittura è spesso designato proprio dal termine cielo – e ancor meno con il traguardo finale: la divinizzazione.

Così, quel Sole che quasi precipita sulla Terra è un chiarissimo segno escatologico, il quale ci rammenta che questa generazione di Adamo terminerà nel fuoco cosmico dell’ekpýrosis, per una purificazione totale. Non vi sarà infatti alcuna Restaurazione se non dopo la distruzione del presente mondo così come lo conosciamo. Tutto ciò non deve però indurre allo sconforto o alla paura, ma al contrario ci deve riempire di entusiasmo (essere invasi da Dio) e di rinnovato slancio ad agire perché quest’era di illusione ha ormai gli anni contati.

L’aspetto luminoso delle apparizioni di Fatima è confermato anche da altri due segni. Iniziamo dal nome. Il 24 Giugno 1158 – siamo all’epoca delle Crociate – nelle terre del Portogallo un gruppo di cavalieri cristiani assale e sconfigge dei cavalieri arabi che avevano delle dame al seguito. Uno fra i cavalieri cristiani chiede la mano della figlia del capo islamico che si chiamava per l’appunto Fatima. La giovane si battezza, e i due si sposano. Alla morte di lei, il cavaliere si fa monaco nell’Ordine di S. Bernardo e l’Abate fa seppellire le spoglie di Fatima nelle vicinanze. Qui costruisce una piccola chiesa intitolata alla Vergine che prenderà il nome di “Madonna di Fatima”.

Fatima in arabo significa “Colei che svezza”. E la bianca veste con la quale la Vergine appariva ai tre pastorelli può essere intesa come il passaggio dal latte alla luce, al più celeste nutrimento divino.

La Madonna di Fatima è allora la Sapienza che si china su questa umanità curva e acefala perché essa si risollevi in vista della catarsi finale. È la «donna vestita di sole» dell’Apocalisse che sta per partorire un Figlio Maschio, preludio a Nuovi Cieli e Nuova Terra. È la Sacra Scrittura che si dà a noi come nutrimento affinché masticandola e assimilandola ci svezziamo dal senso letterale e ci apriamo al senso spirituale, ricevendo così in dono Cristo. Solo in questo modo possiamo crescere alla statura che Dio ha preparato per ciascuno di noi, affinché come l’apostolo Paolo possiamo dire di essere «come bambini quanto a malizia, ma uomini maturi quanto ai giudizi». È la Profezia che culmina nella Santità che genera Vita perché in Lei è la Vita.

Il Segno della Madonna di Fatima è quanto di più luminoso la Celeste Pellegrina avrebbe potuto donarci. Anche se adombrato dagli aspetti cataclismatici e turbolenti, dalle prove e dalle distruzioni, esso vuole aprire l’Umanità ad una più profonda e nuova comprensione dei Misteri del Figlio, che infatti sta per tornare «con un Nome Nuovo» (Ap 3,12). Non temiamo dunque le scosse che Dio sta assestando alle nostre “certezze” – molte delle quali anche religiose – affinché ci prepariamo al Grande Passaggio. Esse sono provvidenziali! Accogliere la Madonna di Fatima significa far cadere i veli della saggezza umana, non lasciarsi più contaminare dalle “Donne” (le forme di questo mondo) per immergersi nella pace luminosa della sapienza Divina. È la chiamata piena di amore di una Madre ai propri figli: non voltiamoci ancora una volta dall’altra parte.

Foto: Idee&Azione

13 ottobre 2022

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