La maledizione della rassegnazione

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di Belinda Bruni

I regimi totalitari si costruiscono sulla paura e sulla manipolazione, lo sappiamo tutti; dal 2020 abbiamo imparato anche che non è necessario che un regime usi la violenza manifesta e brutale.

Quello che è stato fatto con la “pandemia da covid 19” è stato ingigantire la paura della morte, atavica nell’essere umano, e poi presentare lo Stato come salvatore, come la “Grande Madre” che si prende cura di noi, poveri incapaci e impauriti. Che ti chiede sacrifici e ti premia se obbedisci perché hai fatto “da bravo”.

Coloro che nel 2017, in occasione della Legge Lorenzin, avevano intuito il pericolo che quello fosse il primo passo verso una medicalizzazione della società e della vaccinazione forzata per tutti, si erano chiesti come ci sarebbero riusciti. Il dubbio nasceva dal fatto che in precedenza, i vari allarmi pandemici lanciati in diversi momenti negli anni, non avevano attecchito.

Nel 2020 infatti non ha vinto l’allarme pandemico in sé, ma il lockdown, Il blocco totale della vita ha creato uno shock assoluto nella popolazione e dopo uno shock di tale portata la maggioranza è disponibile ad affidarsi a chiunque prometta di aiutarla e salvarla.

Questo il potere lo sa, ci sono infiniti studi in merito, come sa che esiste una minoranza che sfugge alla manipolazione e va gestita in altro modo.

Quello che stiamo imparando sulla nostra pelle nel 2022 è che i regimi non si reggono solo su chi li appoggia apertamente – sono una minoranza della popolazione – ma su chi obbedisce per convenienza; e si perpetuano sulla rassegnazione.

La “maledizione della rassegnazione” colpisce prima di tutto coloro che non vorrebbero aderire all’ideologia imposta, ma non ne hanno la forza o il coraggio e preferiscono raccontarsi che non è possibile opporsi, non c’è via di uscita. Costoro finiscono per crederci e si spengono lentamente, si lasciano vivere dentro la nuova situazione serbando in un angolo la speranza in un salvatore esterno, un deus ex machina che come nelle tragedie greche intervenga a risolvere il conflitto, una volta che la divinità ha deciso che il carico delle pene subite ha compensato il peso delle colpe commesse.

Nell’estate 2022, sotto gli occhi attoniti e stanchi – ma ancora svegli – di chi ha la grazia o la condanna di vedere la realtà, va in scena la rassegnazione di chi ha pur lottato, ha rifiutato la terapia genica sperimentale, è andato in piazza a gridare no greenpass, ma è passato dalla resistenza alla sopravvivenza. In loro si è insinuata la stanchezza, la delusione di non vedere risultati tangibili a fronte delle proprie azioni (le piazze non sono state minimamente ascoltate ma stigmatizzate come criminali) ed è subentrata la convinzione che lottare per la giustizia non serve, bisogna delegare alla politica, riprendere fiato, essere furbi e trovare escamotage di salvezza personale e con le persone più vicine; in attesa di tempi migliori o della fine, a seconda che l’ideologia di riferimento sia il pensiero positivo, la Tradizione che “studia escatologia e i tempi ultimi”, o altro ancora. Ad ogni modo le azioni non sono più in una traiettoria comunitaria e di cambiamento, ma conservative della propria situazione, augurandosi di restare vivi abbastanza a lungo da vedere il seguito (con una certa convinzione di essere più furbi di chi parla ancora di cambiamento possibile).

Così il potere tiene a bada quella minoranza sfuggita alla manipolazione, relegandola in un angolo a preoccuparsi di sopravvivenza a vario titolo e basta, perché: tanto non serve a nulla; con il pass da guarito mi garantisco in caso di bisogno; a scuola bisogna pure andare; ci saranno cataclismi devastanti e sarà già tanto restare vivi; aspettiamo di vedere le elezioni; non possiamo sempre pensare a questa situazione.

Sullo sfondo la commedia della “caduta di Draghi” e delle elezioni anticipate, vissute dai nostri eroi della resistenza come se fosse il 2013, nemmeno il 2018 dove almeno abbiamo votato forze che erano in rottura con il potere costituito. Poi hanno tradito è vero, ma invece di evolvere il popolo si è involuto.

Le piazze dello scorso autunno non sono state ascoltate, è vero, ma, ad una analisi onesta e senza veli, erano piazze del sabato, poi si tornava alla vita normale; erano più goliardiche che politiche, più preoccupate di dimostrare di non essere violente che di avanzare giuste pretese, non hanno portato sostanziale cambiamento nella vita quotidiana delle persone. Hanno finto di non sentire che i portuali di Trieste ad ottobre dicevano che tutti i contrari al ricatto avrebbero dovuto fare come loro e fermarsi, non andare al lavoro, creare problemi concreti per avere attenzione e risposte.

Si sarebbe trattato di due-tre settimane, non un sacrificio infinito, ma non è stato fatto. Quindi non possiamo sapere se avrebbe funzionato. E ad ogni modo, andava fatto, prima di tutto, perché era giusto. Abbiamo liberamente scelto di non dare troppo fastidio per poi arrenderci perché le nostre piazze pacifiche non hanno ottenuto nulla.

E oggi ci scanniamo su voto-non voto, su chi sono i gatekeeper antisistema che si presentano alle elezioni, dimenticando che le piazze si sono sgonfiate a febbraio-marzo e quindi non esiste una base con idee e valori a cui chi si candida dovrebbe rispondere. Facciamo finta che abbia un senso votare o non votare come se fosse un’elezione qualunque, non la farsa democratica dopo 30 mesi di totalitarismo sanitario. Qualunque azione di voto o non voto consapevole è vuota se non è sostanziata da una azione nella società civile e da un cambiamento interiore. Ammesso che qualche forza antisistema arrivi in parlamento, potrà mettere sassolini negli ingranaggi o fare un minimo da argine, ma solo se ci sarà una base pensante che non si preoccupa solo di conservare quello che aveva fino al 2020.

Esiste un gioco-rompicapo dei 9 punti e 4 linee in cui una volta disegnati 9 punti disposti a quadrato devi unirli tutti con 4 linee senza mai staccare la matita dal foglio. Il rebus appare impossibile perché quasi tutti si danno un limite che non è contenuto nella consegna del gioco: non uscire dai confini del quadrato. La soluzione è proprio nell’uscire dai confini del quadrato, il limite è nella mente di chi cerca la soluzione.

Questo sta avvenendo a livello psicologico nella resistenza: si è opposta ai ricatti ma vuole una soluzione dentro i confini del mondo che ha sempre vissuto, anche se era una vita misera. Su questo gioca il potere per tenere sotto il tallone i resistenti al siero. Una sola cosa il potere non immagina: che vi siano uomini che non rivogliono la propria vita “prima del 2020”, che accolgano questa “crisi” come un’opportunità.

La soluzione sta nel rompere i confini e tollerare che la vita di prima non ci verrà restituita in ogni caso; ma questo poi ci getta nella paura di non sapere più chi siamo e se avremo un posto nel mondo. Meglio aggrapparsi alle poche certezze che ci restano. Purtroppo ci verranno tolte comunque, possiamo solo decidere se farci imporre le regole del gioco o lanciare in aria la scacchiera.

Detto in termini tradizionali, se avere onore o no. Ma sono cose all’antica e rigide, si vocifera.

Dio ci salvi dalla rassegnazione e da una morte senza onore.

Foto: Idee&Azione

5 agosto 2022