La maledizione di chi vede

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di Belinda Bruni

Questo sarebbe il tempo di aprire gli occhi sulla fragilità e la radicale iniquità del sistema in cui viviamo. Che non è il “migliore dei mondi possibili”. È un castello di carte.

Invece ci dividiamo in fazioni. Come sempre.

Tutti vogliono un qualche cambiamento. Nessuno vuole cambiare. Nessuno vuole mollare il fazzoletto di terra che si è conquistato e la torre che si è costruito.

Siamo ancora qui. A trenta anni dal Trattato di Maastricht, a 20 dalle Torri Gemelle e dall’entrata in vigore dell’euro, a 10 dal “whatever it takes”, a 2 dall’ inizio dell’era covid.

I bambini sono cresciuti, i giovani sono diventati anagraficamente adulti, hanno messo al mondo figli, una frattura sempre più netta si è creata tra nativi digitali e nativi analogici.

I cinquantenni si fanno chiamare ragazzi, le donne hanno dimenticato che la maternità è la forza più grande di una donna, i nostri figli sono sempre più fragili perché iper-protetti e rinchiusi in un mondo digitale. Qualcuno li ha definiti generazione fiocco di neve: non tollerano nulla, sanno solo sentire le offese, i giudizi; tutto è giudizio e negativo per loro, niente deve metterli in discussione e chiedere sforzo.

Scendono in piazza a comando, secondo quello che il mainstream del momento chiede: per l’ambientalismo secondo i dettami green, per la comunità LGBT secondo una libertà intesa come ribellione alle leggi di natura, per il pacifismo secondo lo schema che separa i “tutti buoni” da i “tutti cattivi”, basta avere un nemico da odiare.

Non esiste più nemmeno un vero scontro generazionale perché i loro genitori non hanno nulla da difendere, nulla da tramandare, non sono depositari di nessuna saggezza che si deve incarnare nel presente. La generazione di mezzo insegue i più giovani, li imita, rifiuta di essere adulta, rifiuta di assumersi le responsabilità dovute, rifiuta di fare i conti con il proprio fallimento, con il suo essere la generazione peggiore della storia.

Cresciuta nel boom economico, con livello di istruzione medio-alto, convinta di governare il progresso, di possedere la natura attraverso la tecnica. Portatrice del mito dell’uomo che si fa da sé, e se cadi è solo colpa tua, rappresentata tanto dalla sinistra progressista quanto dalla destra conservatrice, che finiscono per avere solo differenze moralistiche. Ha costruito il mondo della competizione sopra tutto, dell’avere prima dell’essere, dei sacrifici fatti solo per accumulare beni materiali e intellettuali; mai chiedere sforzi umani, spirituali, relazionali; non si osi, non si giudichi, ognuno è come è: chiedere sforzo è ipocrisia, imposizione!

Governare le passioni, non rovesciare sul prossimo la propria emotività straripante, saper rimandare al tempo giusto ogni cosa: retaggi di un mondo oppressivo, ipocrita che impediva la libera espressione di qualunque cosa chiunque potesse sentire, pensare, volere.

Gli adulti di oggi rimpiangono gli anni ’80 come fossero l’età dell’oro, mentre erano solo gli anni della loro infanzia e adolescenza, spensierata, perché non c’era nulla da pensare; c’era solo da godere, da prendere, immaginare un futuro, ma secondo canoni preconfezionati. Quegli anni sono stati il preludio del disastro successivo e quei ragazzi spensierati, una volta cresciuti, hanno costruito una gabbia e privato i loro figli di infanzia e adolescenza. Ne hanno privato i loro figli perché non sanno smettere di essere adolescenti.

Adulti solo anagraficamente, sono perfetti per l’esperimento sociale in atto, in modo evidente, dalla primavera 2020. La misura di un genitore è la capacità di dare la vita per i propri figli; abbiamo assistito ad un esercito di automi pronti a sacrificare il sangue del loro sangue per la loro paura di morire. Non esistono parole di condanna adeguate. Sarà la Storia e Dio a condannarli.

Dall’altra parte abbiamo l’esercito di chi non ha “bucato” i propri figli, non ha creduto alla propaganda mediatica, ma in due anni è stato solo capace di chiedere indietro il 2019, senza nessuna profondità di lettura della realtà e della storia. Dagli intellettuali in cattedra convinti solo della possibilità di rovesciamento dell’attuale potere per occupare un giorno i posti che contano, agli alternativi fuori tempo massimo, quelli che pensano di salvare il mondo con le energie positive, ma al dunque non sanno nemmeno tenere la parola data e mantenere gli impegni presi, dimentichi delle realtà semplici come “ a chi è fedele nel poco, sarà dato potere su molto”; la “autodefinitasi” resistenza non ha fermato nulla e il progetto di costruzione della società del controllo prosegue imperterrito. Per fare davvero resistenza occorre sacrificare qualcosa di se stessi, ma troppo pochi sono stati abbastanza uomini da farlo.

Nel 2022 siamo entrati nel livello successivo: la minaccia della guerra da est, che può incendiare il continente europeo. E torniamo a dividerci in fazioni di tifo, a dividere il mondo banalmente in buoni e cattivi, a odiare a comando. Quelli che ieri volevano i lager per i non vaccinati oggi chiedono libertà e democrazia, quelli che per 80 anni hanno fatto gli antifascisti e gli antinazisti, oggi sarebbero capaci di perseguitare un russo in quanto russo. Senza domande, senza mediazione del pensiero, come pupazzi telecomandati. E anche la resistenza si spacca sulla pace, tanti che non credevano alla narrazione pandemica, oggi sono disposti a credere alla narrazione della guerra. Come se non fosse la stessa voce recitata dagli stessi attori.

Incapaci tutti di vedere che quello che accade oggi è il compimento di quanto iniziato alla fine della seconda guerra mondiale, dove i nazisti andavano combattuti, ma la vittoria dei “buoni” è stata solo un bene temporaneo e apparente. La costruzione di un nuovo inferno con un altro nome.

Inadatti a far fronte alla verità che, a meno di interventi sovraumani, questa sarà la fine dell’Occidente per come lo abbiamo conosciuto; fine tragica perché gli uomini non hanno saputo cogliere le possibilità di rivedere la rotta. Ha prevalso e prevale la brama di non mollare nulla di quello che ognuno ha conquistato, dalle cose materiali, alla posizione sociale, ai talenti intellettuali, alle medaglie spirituali. E che sia il principio della Fine lo testimonia una chiesa che ha abbandonato i fedeli e la cura dell’anima per seguire il mondo. Orfana di Dio.

Su tutto questo stanno coloro che per dono o maledizione sanno, per ispirazione o per formazione; coloro che hanno attraversato questi decenni come in esilio, osservando i loro simili andare al macello tra uno scatto di carriera, un aperitivo e una vacanza da villaggio turistico. Voci che gridano nel deserto e oggi assistono a ciò che sanno dovrà accadere, certi che non è un male in sé, ma atterriti dal dolore che l’uomo è capace di creare in totale inconsapevolezza.

Abbiamo costruito un inferno dorato e ora la storia chiede il conto.

E se qualcuno pensa che questo scritto sia giudicante, chiariamo che lo è: è un giudizio terribile e impietoso su una generazione di cui chi scrive fa parte.

Che Dio abbia misericordia di noi perché i nostri figli non ne avranno.

Foto: Idee&Azione

3 marzo 2022