La NATO e il Sud dopo l’Ucraina

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di Pierre Morcos e Luis Simón

L’Alleanza deve adottare un approccio globale al contenimento in modo che la sua politica di contenimento aggiornata tenga conto anche delle sfide emergenti nel sud.

Problema

 

L’operazione speciale in Ucraina avrà un profondo impatto sull’Organizzazione del Trattato del Nord Atlantico (NATO), che adotterà un nuovo concetto strategico al prossimo vertice di Madrid nel giugno 2022. Non c’è dubbio che l’adeguamento delle capacità di deterrenza e difesa dell’alleanza nell’Europa orientale sarà una priorità strategica sulla strada per Madrid. Tuttavia, l’alleanza non dovrebbe trascurare altri compiti e priorità, compreso il mantenimento della stabilità tra i suoi vicini meridionali. Il “sud” della NATO, che si estende dal Nord Africa e dal Sahel ai Balcani e al Medio Oriente, resta soggetto a crescenti vulnerabilità e non è immune da una più ampia concorrenza strategica con Russia e Cina. Piuttosto che trasformare la NATO in un’entità unidirezionale, il futuro concetto strategico offre all’alleanza un’opportunità per reimmaginare il suo approccio verso il sud.

 

«Noi, i capi di stato e di governo di 30 paesi della NATO, ci siamo incontrati oggi per discutere dell’aggressione della Russia contro l’Ucraina, la più grave minaccia alla sicurezza euro-atlantica degli ultimi decenni». In questa solenne dichiarazione, rilasciata dopo il vertice straordinario di Bruxelles del 24 marzo 2022, i leader della NATO hanno inviato un messaggio chiaro: la Russia è una minaccia senza precedenti che l’alleanza deve affrontare in via prioritaria. Oltre alle sue decisioni di aiutare l’Ucraina e rassicurare gli alleati in prima linea, la NATO si sta anche preparando per le conseguenze a lungo termine delle rinnovate ostilità nel continente europeo. A proposito, questo riorientamento coincide con la preparazione di un nuovo concetto strategico, che sarà adottato a Madrid.

 

Il Concetto strategico è probabilmente il documento politico più importante della NATO in quanto affronta il contesto della sicurezza internazionale, identifica le principali minacce e sfide alla sicurezza euro-atlantica e definisce un approccio per affrontare queste sfide. Il precedente Concetto strategico, adottato a Lisbona nel 2010, segnalava un cambiamento significativo nell’equilibrio tra le cosiddette missioni fondamentali della NATO, vale a dire la difesa collettiva, la gestione delle crisi e la sicurezza cooperativa. La rivalità interstatale è passata in secondo piano poiché l’alleanza sperava ancora di stabilire una relazione di cooperazione con la Russia nonostante l’invasione della Georgia nel 2008. Potrebbe esserci il ritorno della grande rivalità di potere in Europa meglio illustrato dall’annessione della Crimea da parte di Mosca nel 2014, ha costretto gli alleati a ricollocare la difesa collettiva al centro della strategia della NATO. L’invasione russa dell’Ucraina nel febbraio 2022 esacerba ulteriormente questo cambiamento. Un rinnovato impegno per la difesa territoriale sarà senza dubbio il fulcro del Concetto strategico di Madrid.

Tuttavia, ciò non dovrebbe portare la NATO a trascurare altre priorità, inclusa la stabilità tra i suoi vicini meridionali. Il “sud” della NATO, che si estende dal Nord Africa e dal Sahel ai Balcani e al Medio Oriente, resta soggetto a molte sfide e non è immune dalla maggiore concorrenza di Russia e Cina. La stabilità del Sud resta fondamentale per la sicurezza euro-atlantica. Tuttavia, l’operazione speciale in Ucraina e l’assegnazione delle priorità alla deterrenza dovrebbero anche indurre la NATO a ripensare al modo in cui si impegna con il sud. Invece di fare affidamento su interventi militari su larga scala, come ha fatto in Afghanistan, l’alleanza dovrebbe investire nella costruzione della resilienza dei suoi partner in modo che possano resistere meglio alla pressione competitiva e alle sfide transnazionali. Promuovere la “forward resilience”  richiederà alla NATO di innovare e approfondire la cooperazione con altre organizzazioni, a cominciare dall’Unione Europea.

 

Fine di un’era

 

La visione strategica di Lisbona 2010 si basa fortemente sulla precedente (adottata a Washington nel 1999). Rappresenta una cristallizzazione dell’esperienza della NATO nell’era del dopo Guerra Fredda, un periodo unico caratterizzato dall’unipolarità e dalla superiorità tecnico-militare occidentale e da un’apparente mancanza di pari concorrenza. Dalla fine della Guerra Fredda, gli Stati Uniti e i loro alleati hanno goduto di una posizione abbastanza vantaggiosa in regioni chiave dell’Europa e dell’Asia orientale. C’era ancora una convinzione diffusa che ex avversari come la Russia, e anche nuove grandi potenze come la Cina, potessero in qualche modo integrarsi in un ordine basato su regole. Questa convinzione è alla base di molte delle idee che hanno plasmato i concetti di Washington e Lisbona.

 

L’eccesso di potere di cui godono gli Stati Uniti e i loro alleati ha dato all’Occidente più libertà, sia politicamente che militarmente, per impegnarsi in ambiziosi progetti fuori area e utilizzare operazioni di gestione delle crisi e iniziative di sicurezza collettiva per aiutare a stabilizzare il più ampio contesto del quadrante euro-atlantico e non solo. L’operazione della NATO in Afghanistan esemplifica questo paradigma, così come i suoi limiti. Durante questa lunga era dalla fine della Guerra Fredda, la difesa collettiva e la deterrenza sono passate in secondo piano. Sebbene tali obiettivi rimanessero alla base della sicurezza euro-atlantica, erano considerati quasi ridondanti alla luce della superiorità tecnico-militare dell’Occidente. La gestione della crisi e la sicurezza collettiva hanno prevalso, come illustrato dall’impegno militare degli alleati (sotto l’ombrello della NATO o in coalizioni ad hoc) in Afghanistan, Iraq, Libia, Sahel e Siria.

Ma questo mondo è ormai andato. La grande rivalità di potere (denominata anche “strategic competition” ) sta tornando, come dimostrano l’annessione della Crimea da parte della Russia nel 2014 e il suo comportamento sempre più revisionista e aggressivo da allora, e l’ascesa strategica e l’assertività della Cina, anche nella regione euro-atlantica. I concorrenti alla pari stanno ancora una volta sfidando la sicurezza, l’architettura geopolitica e le alleanze guidate dagli Stati Uniti in Europa e nell’Indo-Pacifico, nonché la struttura istituzionale e normativa che è alla base del cosiddetto ordine internazionale basato su regole o liberale.

 

L’adattamento dell’alleanza a questa era competitiva potrebbe essere l’obiettivo principale del nuovo concetto strategico, soprattutto alla luce del comportamento brutale di Mosca in Ucraina. Ciò richiederà non solo di rivedere le componenti della deterrenza e della difesa collettiva della NATO, ma anche intensificare gli sforzi degli Alleati nell’innovazione tecnologica e rafforzare la resilienza dei paesi della NATO all’intervento ibrido sotto forma, ad esempio, di attacchi informatici e campagne di disinformazione.

Parallelamente, gli Stati Uniti ei loro alleati europei hanno sperimentato una crescente “stanchezza da intervento”, come dimostra l’improvviso ritiro delle truppe dall’Afghanistan. In Iraq e nel Sahel, anche gli alleati stanno riducendo la loro presenza militare e stanno optando per un approccio più individualizzato alla lotta al terrorismo. Le operazioni “Over-the-horizon” basate su incursioni aeree e incursioni di forze speciali sembrano essere la linea d’azione preferita dopo anni di interventi intensi e su larga scala.

 

I rischi di ignorare il Sud

 

La priorità de facto della difesa collettiva rispetto alla gestione delle crisi e alla sicurezza collettiva è probabilmente inevitabile, ma non è priva di rischi. In particolare, i vicini meridionali della NATO rimangono strutturalmente vulnerabili. Questioni transnazionali come il terrorismo, la criminalità organizzata, la proliferazione delle armi leggere e l’immigrazione illegale rimarranno probabilmente i principali fattori di instabilità e insicurezza nel sud. Nonostante anni di diplomazia internazionale, sviluppo e sicurezza, il Sahel continua ad affrontare crescenti violenze estremiste, sfollamenti interni e insicurezza alimentare. In Libia, il processo politico per risolvere anni di guerra civile è ancora molto fragile e la Tunisia ha recentemente vissuto preoccupanti tumulti. Sebbene lo Stato islamico abbia perso il suo punto d’appoggio territoriale in Siria e Iraq, rimane attivo e resiliente. Anche l’apparente stabilità nei Balcani occidentali è ingannevole, come dimostrano le profonde tensioni politiche di lunga data tra Serbia e Kosovo e all’interno della Bosnia ed Erzegovina.

 

È probabile che l’instabilità nel sud della NATO venga esacerbata dagli sviluppi in Ucraina. Nei Balcani occidentali, il conflitto ha accresciuto i timori che le azioni russe potessero rallegrare i nazionalisti, il che potrebbe portare alla violenza. I paesi dell’Africa e del Medio Oriente stanno già affrontando effetti collaterali che vanno dall’aumento dei prezzi dell’energia all’insicurezza alimentare. Questi paesi sono particolarmente vulnerabili ai bruschi tagli alle esportazioni di grano dalla Russia e dall’Ucraina, sollevando preoccupazioni che la riduzione delle forniture di grano possa innescare crisi in corso in Siria o Etiopia e esacerbare l’instabilità in Egitto e Libano. Come sottolineato dal segretario generale dell’Onu António Guterres, l’aggressione russa contro l’Ucraina “semina i semi dell’instabilità politica e dell’inquietudine nel mondo”.

 

Anche il vicinato meridionale della NATO sta diventando un teatro sempre più importante nella rivalità strategica dell’Occidente con Mosca e Pechino. L’espansione della presenza diplomatica e militare russa nel sud, sia direttamente (come in Siria) sia indirettamente tramite delegati e compagnie militari private (come in Libia e Mali), è una preoccupazione crescente. Questa crescente presenza militare sta già mettendo a dura prova gli sforzi antiterrorismo alleati, come si è visto di recente nel Sahel. Approfittando dell’instabilità politica in Mali, il “Gruppo Wagner” russo è riuscito a prendere piede nel Paese, che alla fine ha portato al ritiro delle truppe francesi ed europee nel febbraio 2022. Secondo alcuni rapporti, i mercenari russi non solo non hanno contribuito alla stabilità in Mali, ma sono già stati coinvolti in massacri, avvenuti nella città di Moura alla fine di marzo.

 

La crescente presenza militare della Russia – e la proliferazione dei sistemi d’arma russi – potrebbero anche alimentare una corsa agli armamenti nel sud e minacciare la sicurezza della NATO in modi più tradizionali. Ad esempio, le armi russe schierate in Siria hanno creato zone di blocco che limitano la libertà d’azione della NATO nel Mediterraneo orientale. La flotta francese sta osservando un significativo incremento dell’attività della flotta russa nel Mediterraneo dall’inizio dell’operazione speciale, che ha costretto il gruppo d’attacco della portaerei francese di stanza nell’area ad adeguare la propria posizione per evitare malintesi. Più in generale, la vendita di armi della Russia e la proliferazione di munizioni e missili a guida di precisione potrebbero anche alimentare una corsa agli armamenti in luoghi come il Nord Africa, spingendo l’alleanza a guardare a sud attraverso la lente della deterrenza.

 

La crescente influenza politica ed economica della Cina incide anche sugli interessi della NATO. L’acquisizione da parte della Cina di infrastrutture digitali nel sud – e il suo monopolio virtuale sullo sviluppo di reti wireless di quinta generazione (5G) in Africa – è una sfida politica e militare a lungo termine per la NATO e potrebbe complicare la capacità dell’alleanza di lavorare con i suoi partner. Allo stesso modo, i massicci investimenti cinesi nelle infrastrutture dei trasporti e dell’energia nell’Europa meridionale possono complicare la mobilità e la preparazione militare della NATO in tempi di crisi. Pechino sta inoltre espandendo gradualmente la sua presenza militare lungo il fianco meridionale della NATO, come dimostrano le esercitazioni navali sino-russe nel Mediterraneo.

 

Adattare l’approccio della NATO al sud

 

Gli obiettivi generali della NATO per il Sud non sono cambiati molto, nel senso che la stabilità del vicinato meridionale rimane la chiave per la sicurezza euro-atlantica. Ciò che sta cambiando è il contesto strategico più ampio e la natura delle minacce e delle sfide provenienti dal sud. Ciò significa che anche la natura dell’impegno della NATO nel sud deve adattarsi in almeno tre modi:

Contenimento a 360 gradi

In primo luogo, la NATO dovrebbe adottare un approccio globale alla deterrenza, basandosi sul suo recente impegno di “migliorare in modo significativo… la capacità di deterrenza e di difesa a lungo termine” in risposta agli eventi in Ucraina. Certo, i tipi di problemi di deterrenza che l’alleanza deve affrontare nel sud sono diversi da quelli nell’est e nel nord. Mentre gli Alleati stanno rafforzando le loro difese avanzate lungo il fianco orientale della NATO, anche dispiegando capacità aggiuntive, la messa in sicurezza del fianco meridionale richiede un approccio diverso basato su una presenza marittima rotante sia nel Mediterraneo che nel Mar Nero.

 

Nel pensare al futuro delle capacità di deterrenza e difesa della NATO, gli alleati dovrebbero cercare di rafforzare la fiducia nella presenza marittima della NATO in queste aree strategiche, in particolare per affrontare potenziali lacune in termini di comando e controllo, dispiegamento di forze e sviluppo delle capacità. Più in generale, mentre la NATO continua a ripensare il suo approccio alla difesa missilistica alla luce della crescente minaccia a est, deve anche considerare la proliferazione di munizioni a guida di precisione e missili a corto e medio raggio nel sud.

Sostenibilità avanzata

In secondo luogo, la NATO dovrebbe considerare il passaggio in corso verso un approccio indiretto alla proiezione della stabilità. Ciò è legato al concetto emergente di “resilienza in avanti”, vale a dire la necessità di rafforzare la capacità dei partner della NATO di resistere sia alle pressioni degli avversari che ad altre sfide come il terrorismo, la criminalità organizzata e gli effetti del cambiamento climatico.

Tale strategia avanzata di resilienza dovrebbe dare priorità ai partenariati sia con gli attori regionali che con altri attori pertinenti, in particolare l’Unione Europea, dato che le esigenze locali dei partner si estendono oltre il regno della sicurezza. In particolare, la NATO dovrà andare oltre il suo approccio unico ai partenariati (di cui il Dialogo Mediterraneo e l’Iniziativa di cooperazione di Istanbul sono esempi) e favorire un impegno più individualizzato, flessibile e bilaterale con i paesi della regione. L’Alleanza dovrebbe anche considerare di guardare oltre le partnership esistenti per rafforzare la resilienza dei non partner in altre parti del sud come il Sahel, il Golfo di Guinea e il Corno d’Africa.

La divisione transatlantica del lavoro nella gestione delle crisi

 

Infine, gli Alleati devono rafforzare la loro capacità di agire rapidamente in caso di crisi nel vicino Sud. A questo proposito, gli alleati dovrebbero tenere conto del fatto che, nonostante l’operazione speciale della Russia in Ucraina, la Cina rimane il “più serio concorrente strategico” di Washington e un “problema temporaneo” che richiederà inevitabilmente una ricalibrazione della presenza statunitense in Europa e dintorni a medio termine. Ciò costringerà gli alleati europei ad assumersi maggiori responsabilità in materia di sicurezza e difesa.

 

Mentre gli europei aumentano le loro spese e sforzi per la difesa, la NATO potrebbe continuare a essere il loro principale referente quando si tratta di deterrenza e difesa collettiva. Tuttavia, quando si tratta di gestione delle crisi nel sud, gli europei potrebbero preferire agire in piccole coalizioni o attraverso l’Unione europea. L’adozione della bussola strategica dell’UE segnala un particolare interesse per la gestione delle crisi, in particolare attraverso lo sviluppo di una “capacità di dispiegamento rapido” che consentirebbe all’Unione Europea di schierare fino a 5.000 soldati in scenari che vanno dalle missioni di evacuazione alle operazioni di stabilizzazione. Tali iniziative sono vantaggiose per la NATO nel suo insieme, soprattutto se integrate da un rafforzamento delle relazioni UE-NATO.

 

Conclusione

 

Gli eventi in Ucraina e la necessità di ripensare le priorità influenzeranno inevitabilmente il dibattito in corso sul ruolo futuro della NATO nel suo vicinato meridionale. Non c’è dubbio che il prossimo concetto strategico confermerà la crescente importanza del fianco orientale e includerà la priorità di fatto della difesa collettiva rispetto alla gestione delle crisi e alla sicurezza collettiva. Nel frattempo, gli alleati hanno sperimentato la “stanchezza dell’intervento” – come si è visto in Afghanistan – che sta accelerando il passaggio a un approccio più indiretto nella proiezione della stabilità.

Tuttavia, la NATO non deve perdere di vista il Sud, teatro anche di rivalità strategica con Russia e Cina. Inoltre, le questioni di natura più transnazionale o asimmetrica, come il terrorismo, la criminalità organizzata, la proliferazione delle armi leggere e l’immigrazione clandestina, rischiano di rimanere i principali fattori di instabilità nel Mezzogiorno.

In questo contesto, l’alleanza deve adottare un approccio globale alla deterrenza in modo che la sua politica di contenimento aggiornata tenga conto anche delle sfide emergenti nel sud. Inoltre, la NATO dovrebbe investire nella sostenibilità e nello sviluppo del Sud, e rafforzare i partenariati con attori chiave regionali e altri, a cominciare dall’Unione Europea. Infine, gli alleati dovranno mantenere la loro disponibilità ad agire in caso di crisi nel sud, anche in cooperazione con l’UE.

Foto: Idee&Azione

20 maggio 2022