La propaganda occidentale nasconde la verità sul conflitto ucraino

image_pdfimage_print

di Giulio Chinappi

In uno scenario di guerra, bisogna sempre tenere conto che le notizie che vengono diffuse dalle due parti in causa fanno parte della propaganda. Tuttavia, troppo spesso si dimentica di analizzare criticamente le notizie che vengono diffuse dai media occidentali.

Gli scenari di guerra possono arrivare a rappresentare, nella peggiore delle ipotesi, una questione di vita o di morte per interi popoli e Paesi. Di fronte a tali minacce alla propria esistenza, le macchine della propaganda si attivano come arma di autodifesa. Se è vero che i media occidentali ci ricordano quotidianamente dell’esistenza della propaganda russa, questi sono a loro volta mezzi di propaganda utilizzati dai veri burattinai del conflitto ucraino, ovvero gli Stati Uniti e la NATO.

A titolo di esempio, nelle ultime ore, i più importanti media occidentali hanno diffuso una flagrante fake news che voleva i russi in fuga dal proprio Paese dopo l’annuncio della mobilitazione parziale da parte del presidente Vladimir Putin. Queste fonti ritenute attendibili hanno parlato addirittura di code di 35 chilometri al confine con la Finlandia, senza che nessuno si prendesse la briga di sottoporre la notizia a verifica. A gelare la propaganda filoucraina sono state le stesse autorità di Helsinki, che hanno affermato che le code presenti al confine, lunghe poche decine di metri, erano in linea con quelle registrate nelle settimane precedenti.

La propaganda dei mass media occidentali si è però macchiata di colpe ben più gravi, come quella di nascondere, anche di fronte all’evidenza, l’esistenza dei battaglioni neonazisti in Ucraina, continuando a negare i crimini commessi dal 2014 ad oggi dagli estremisti al servizio del governo di Kiev. “Le scomode verità che contraddicono l’immagine di un’Ucraina vittima di una cosiddetta aggressione vengono attivamente messe a tacere e in alcuni casi anche apertamente oscurate”, ha accusato il ministro degli Esteri russo, Sergej Lavrov, davanti al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite. “Persino Amnesty International, un’organizzazione occidentale per i diritti umani che difficilmente può essere sospettata di essere dalla parte della Russia, è stata duramente criticata ed etichettata come un agente del Cremlino per il suo rapporto che ha confermato i fatti ampiamente noti sulle tattiche del governo di Kiev di creare postazioni di tiro e dispiegare armi pesanti nelle strutture civili”.

Lo scorso 4 agosto, infatti, Amnesty International, una delle più importanti organizzazioni per i diritti umani del mondo, ha pubblicato un rapporto sul conflitto, accusando apertamente il governo di Kiev di utilizzare tattiche di combattimento che mettono a rischio i civili, compreso il dispiegamento di armi e attrezzature militari nelle scuole e negli ospedali. Il rapporto conferma quanto i russi avevano denunciato sin dall’inizio del conflitto, mentre i media occidentali continuavano a negare questi fatti, al fine di accusare Mosca di bombardare indiscriminatamente edifici civili.

I media occidentali continuano anche a negare le ingenti perdite di civili causate dal governo ucraino sia prima che dopo l’intervento militare russo. L’esercito di Kiev continua infatti a bombardare – utilizzando le armi fornite dalle potenze occidentali, Italia compresa – le principali città sotto il controllo russo, senza distinzione tra obiettivi militari e civili. Aleksandr Lukaševič, rappresentante permanente russo presso l’OSCE (Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa), ha denunciato che l’organizzazione in questione continua ad ignorare deliberatamente i morti civili causati dai bombardamenti ucraini: “Dobbiamo sottolineare pubblicamente il fatto che, a nostro avviso, ignorare le vittime civili causate dai bombardamenti ucraini non è più un fastidioso errore da parte della leadership dell’OSCE. Si tratta di un sistematico insabbiamento dei crimini, che incita solo il governo di Kiev a commettere nuove atrocità”.

Un altro fulgido esempio di fake news diffuse dai mass media occidentali è quello della centrale nucleare di Zaporož’e. Il più grande impianto nucleare del continente, costruito quasi interamente in epoca sovietica, si trova da tempo sotto il controllo russo, mentre l’esercito ucraino continua a bombardare l’area circostante l’impianto. A lungo, i media occidentali hanno presentato una situazione paradossale secondo la quale sarebbero stati i russi a bombardare sé stessi. Il ministro Lavrov ha ribadito, al cospetto del Consiglio di sicurezza dell’ONU, che “gli attacchi criminali alla centrale nucleare di Zaporož’e da parte dei militanti del regime di Kiev continuano a rimanere impuniti, creando il rischio di un disastro nucleare”. Secondo le fonti russe, i bombardamenti ucraini nell’area della centrale sono proseguiti anche dopo l’arrivo della missione dell’AIEA (Agenzia internazionale per l’energia atomica), che presidia l’impianto dallo scorso 1° settembre.

Le ultime fake news diffuse dai media nostrani sono quelle riguardante il referendum che, proprio in queste ore, si sta svolgendo nelle regioni di Doneck, Lugansk, Zaporož’e e Cherson, che presto potrebbero entrare a far parte della Federazione Russa. I sedicenti difensori della democrazia si oppongono apertamente all’esercizio della democrazia diretta da parte delle popolazioni locali, esattamente come hanno fatto nel 2014, non riconoscendo la consultazione che ha portato la Crimea ad entrare nella Federazione Russa.

In un’intervista rilasciata lo scorso 21 settembre alla testa newyorkese Newsweek, ancora il ministro Lavrov ha espresso il punto di vista russo sul referendum: “Per quanto riguarda gli altri territori ucraini liberati dal giogo del regime neonazista di Kiev che, partiamo dal presupposto che i loro abitanti hanno il diritto di determinare autonomamente il proprio destino. Vediamo il desiderio del popolo di stare insieme alla Russia, e quindi tratteremo la loro scelta con rispetto. Le corrispondenti intenzioni sono state recentemente espresse dai leader delle Repubbliche Popolari di Doneck e Lugansk, e delle regioni di Zaporož’e e Cherson. Tutti loro hanno il diritto di avvalersi del diritto all’autodeterminazione in conformità con la Carta delle Nazioni Unite”.

Nel frattempo, gli Stati Uniti e le potenze della NATO continuano a sfornare provocazioni nei confronti della Russia, e continuano a rifornire di armi l’esercito di Kiev. La risposta del presidente Putin, che ha fatto appello alla mobilitazione parziale, rappresenta una reazione inevitabile di fronte alla constatazione fattuale che la Russia non sta combattendo solo contro l’esercito ucraino, bensì contro un arsenale proveniente da tutto il blocco occidentale. Ancora una volta, la politica imperialista ed egemonica degli Stati Uniti ci sta portando speditamente verso un grande conflitto mondiale tra grandi potenze, mentre i Paesi europei continuano a comportarsi da meri vassalli sulle spalle dei propri popoli, condannati a vivere un inverno di fame e freddo per far felice il proprio padrone nordamericano.

Pubblicato su World Politics Blog

Foto: AP/TASS

25 settembre 2022

Seguici sui nostri canali
Telegram 
Facebook 
YouTube