La Repubblica di Ucraina e la questione dell’adesione alla NATO

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di Daniele Trabucco

La Costituzione della Repubblica di Ucraina del 1996, recentemente modificata nel 2019, prevede espressamente l’adesione del Paese sia all’Unione Europea, sia al Trattato dell’Atlantico del Nord del 1949. Pertanto, il Presidente Zelensky mente quando afferma che l’Ucraina è disposta a togliere la questione dell’entrata nell’Alleanza Atlantica al fine di trovare un accordo con Mosca per porre fine alla situazione bellica (l’ingresso, peraltro, in base all’art. 10 del Trattato, richiede l’unanimità degli Stati aderenti). La stessa Corte Costituzionale di Kiev ha dato il via libera agli emendamenti modificativi del Testo fondamentale nel suo parere del 22 novembre 2018.

Alla luce di questo, è evidente che il ritiro della richiesta di adesione al Patto Atlantico e all’Unione Europea presenterebbe evidenti profili di incostituzionalità. Infatti, le disposizioni euro-atlantiche contenute nella Costituzione novellata non sono semplicemente simboliche, ma vincolano anche legalmente il Governo ucraino di Zelenski per quanto riguarda la sua politica estera, salva una ulteriore revisione costituzionale abrogativa delle modifiche introdotte. Il Corriere della Sera, sul punto, ha scritto che, alla data del 23 febbraio 2022, la prospettiva di adesione restava remota e, in occasione dei vertici Nato del 2021, all’Ucraina non era stata presentata alcuna “road map” funzionale all’ingresso. Ora, è certamente vero, da un lato, che il percorso di ingresso non è immediato (come, peraltro, quello per essere nembro dell’Unione Europea nonostante le retoriche dichiarazione del Presidente del Consiglio dei Ministri pro tempore, prof. Mario Draghi, e del Presidente della Commissione europea, Ursula von der Layen), ma è anche vero, dall’altro, che nel mese di giugno 2017 il Parlamento ucraino aveva adottato una legislazione che ripristinava l’adesione alla Nato come obiettivo strategico di politica estera e di sicurezza fino ad arrivare al settembre 2020 quando il Presidente, Volodymyr Zelenskyy, ha approvato la nuova strategia di difesa nazionale dell’Ucraina, insistendo sullo sviluppo del partenariato distintivo con la Nato e con l’obiettivo dell’adesione in prospettiva futura alla Alleanza. 

Esiste, dunque, una chiara ed inequivocabile scelta volta a portare l’Ucraina sotto il controllo atlantista-europeo. Ovviamente, non è tanto l’ingresso in sè che pone problemi, ma è la possibilità di farlo che minaccia la sicurezza della Federazione Russa. Si potrebbe obiettare che uno Stato sovrano è libero di stabilire la propria politica estera nei rapporti con la comunità internazionale e con gli ordinamenti statali che ne fanno parte. Tuttavia, se questo è, da una parte, legittimo, dall’altra ogni scelta ha le sue ripercussioni, non sempre imprevedibili, anche nel contesto geopolitico.

Foto: Idee&Azione

23 marzo 2022