La richiesta di Zelensky all’Occidente di bombardare la Russia era irresponsabile ma non credibile

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di Andrew Korybko

Il portavoce presidenziale russo Peskov ha attaccato Zelensky giovedì dopo che il leader ucraino ha dichiarato al Lowy Institute australiano che l’Occidente dovrebbe lanciare un cosiddetto “attacco preventivo” contro la potenza mondiale appena restaurata per dissuaderla dall’usare armi nucleari. La posizione del Cremlino è che questo equivale a una richiesta irresponsabile di Terza Guerra Mondiale, anche se l’addetto stampa di Zelensky ha poi smentito le affermazioni del suo capo sostenendo che si stava riferendo solo a “sanzioni preventive”.

Alcuni hanno interpretato la dichiarazione del leader ucraino come se implicasse un qualche desiderio da parte del suo patrono americano, visto che ne è il mandatario. Si tratta però di una lettura imprecisa di quanto è appena accaduto, poiché non tiene conto del fatto che il suo addetto stampa ha ritrattato l’osservazione in questione. Inoltre, gli Stati Uniti potrebbero comunicare le loro intenzioni di attacco nucleare attraverso canali militari, di intelligence e/o diplomatici consolidati, invece di ricorrere a quell’ex attore mentre parla con un think tank.

Per quanto riguarda il passato di Zelensky, esso è in realtà piuttosto rilevante per comprendere ciò che molto probabilmente è appena accaduto. In quanto attore, qualcuno potrebbe essere portato a pensare che stesse semplicemente leggendo le battute che il suo mecenate americano gli aveva passato, ma un altro modo di vedere la cosa è che ha deciso di improvvisare, proprio come sono soliti fare gli attori della sua professione. In questo caso, probabilmente ha pensato che gli interessi di Kiev sarebbero stati meglio serviti da una richiesta drammatica, oppure potrebbe essersi lasciato trasportare dal momento.

In ogni caso, ci sono altre ragioni logiche, oltre a quelle già citate, per cui quasi certamente ha agito a titolo personale, senza rappresentare i suoi patroni americani. Dopo tutto, usare il leader ucraino per comunicare pubblicamente questo presunto intento a nome degli Stati Uniti durante il suo discorso a un think tank è molto più ottuso che affidarsi semplicemente ai canali stabiliti descritti in precedenza. L’unico scopo che potrebbe presumibilmente avere è quello di manipolare le percezioni del pubblico, ma questo motivo è privo di significato.

Per spiegare, l’unico impatto potenziale che avrebbe potuto avere è quello di provocare proteste su larga scala in Occidente contro la guerra per procura della NATO guidata dagli Stati Uniti contro la Russia attraverso l’Ucraina, anche se non si sono verificati sviluppi di questo tipo. In realtà, il pubblico non ha nemmeno sentito parlare di ciò che ha detto, a meno che non consumasse i media russi censurati o si imbattesse nei cosiddetti “chiarimenti” dei funzionari ucraini sulle sue affermazioni sui social media. In generale, non sembrava nemmeno che gli importasse, come era prevedibile.

Gli osservatori dovrebbero anche chiedersi perché gli Stati Uniti vogliano comunque informare il pubblico di un primo attacco nucleare contro la Russia, dal momento che tutto ciò che potrebbe fare è suscitare proteste e forse anche panico per l’apocalisse. Con tutto il rispetto per i lettori che potrebbero ritenere credibile questa teoria della messaggistica pubblica indiretta, essa non ha alcun senso dal punto di vista del soft power e degli interessi strategici dell’America, motivo per cui questa interpretazione dovrebbe essere scartata.

Non è credibile nemmeno l’irresponsabile richiesta di Zelensky. Egli non solo non è nella posizione di influenzare il processo decisionale americano in questo senso, ma non sarebbe nemmeno informato se una tale decisione fosse presa per mantenere la sicurezza operativa, considerando l’altissima probabilità che l’amministrazione presidenziale sia intercettata e/o infiltrata da spie russe (a prescindere dalla definitiva efficacia o meno di queste due tattiche fino ad ora).

Anche il New York Times ha appena citato funzionari dell’intelligence statunitense senza nome nel loro rapporto sulla conclusione che Kiev ha assassinato Darya Dugina per affermare che esistono “centri di potere in competizione all’interno del governo ucraino” tra la sua amministrazione, i militari e i servizi di sicurezza. Questo rafforza la tesi secondo cui Zelensky non sarebbe stato informato dei piani di primo attacco degli Stati Uniti contro la Russia, né tantomeno gli sarebbe stato ordinato di comunicarli indirettamente al pubblico mentre parlava con un think tank australiano.

C’è anche il fatto “scomodo” di Biden che teme che la Russia possa essere la prima a usare le armi nucleari nel conflitto ucraino, rischiando così la terza guerra mondiale, lo stesso giorno in cui Zelensky ha condiviso la sua irresponsabile osservazione. Se gli Stati Uniti intendevano davvero che il loro proxy ucraino avviasse un cambiamento nella narrazione ufficiale, passando dall’allarme sull’uso delle armi nucleari da parte della Russia al precondizionamento dell’opinione pubblica per il primo attacco che l’America potrebbe pianificare, allora Biden avrebbe dovuto basarsi su questo.

Invece, il leader americano si è aggrappato alla narrazione che è circolata nelle ultime settimane, che non è affatto accurata, poiché la Russia impiegherebbe le armi nucleari tattiche solo per autodifesa, come ultima risorsa assoluta, e non contro la NATO, a meno che non venga attaccata per prima. Per quanto riguarda il secondo scenario, la leadership globale della Grande Potenza eurasiatica nella tecnologia ipersonica significa che il cosiddetto “scudo di difesa missilistico” del suo rivale è stato neutralizzato, il che garantisce l’integrità delle capacità di secondo colpo della Russia.

Considerando queste dinamiche strategico-militari, gli Stati Uniti non potrebbero comunque cavarsela con un primo attacco contro la Russia, riducendo così drasticamente la possibilità che prendano in considerazione questa eventualità. Ricordando che lo staff di Zelensky ha ritirato la sua irresponsabile affermazione poco dopo averla pronunciata, si può tranquillamente supporre che il loro patrono americano abbia ordinato loro di farlo per dissipare qualsiasi percezione errata che egli stesse parlando a nome degli Stati Uniti, cosa che avrebbe potuto spingere la Russia a reagire in modo eccessivo.

La realtà è quindi l’opposto di quello che alcuni hanno immaginato nell’opinione pubblica. Lungi dal fungere da proxy americano quando ha fatto la sua richiesta, Zelensky ha agito a titolo personale, leggendo commenti preparati che si aspettava erroneamente di promuovere gli interessi più ampi della sua parte o improvvisando sul posto come fanno tutti gli attori dopo essersi lasciati trasportare dal loro ruolo. Il punto è che la sua richiesta di attacco nucleare, oltre ad essere irresponsabile, non era affatto credibile.

Pubblicato in partnership su One World 

Traduzione a cura di Lorenzo Maria Pacini

Foto: Controinformazione.info

8 ottobre 2022

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