La Russia, le fake news e gli analisti del mondo

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di Maurizio Ulisse Murelli

In Russia è stata varata una legge che punisce con pena fino a 15 anni chi divulga fake news sulle operazioni militari in corso in Ucraina. Questa, per la stampa libera è un’ottima notizia. Significa che in Russia esiste una stampa non allineata al regime. Possiamo discutere se questa stampa va classificata come collaborazionista del rapace Occidente e quindi intende sobillare la popolazione contro Putin, se è stampa che intende opporsi alle menzogne del Cremlino e rivendica genuina e sana libertà di espressione. Possiamo discutere. Ma poi dobbiamo mettere sul tavolo i fatti reali.

Prima dell’entrata in vigore di questa legge l’Occidente ha oscurato l’agenzia Sputnik, le trasmissioni della TV di Stato RT News sostenendo che questi strumenti mediatici diffondevano propaganda russa (???). E mentre veniva avviato questo oscuramento, questa censura preventiva, non un solo media occidentale ha parlato di limitazione della libertà di stampa per i media russi. Tutt’altro. Applausi.

Basta sfogliare la rassegna stampa italica per rendersi conto del livello di conformismo. Del resto, il giornalista medio italico non ha bisogno che gli si dica cosa dire, come cucinare le notizie. Se vuole fare carriere, se vuole continuare a pubblicare e stare al suo posto, sa cosa deve dire, come dirlo e anzi entra in competizione con i colleghi per essere il più conforme possibile. E chiunque non ha fette di salame sugli occhi lo vede benissimo.

La contro prova poi che in Italia (e in tutto l’Occidente) la tanto sbandierata libertà di stampa non esiste basta considerare le varie leggi collegate all’apologia, talmente dissuasive che ormai nessuno più si azzarda a scrivere, per esempio, che sì, in fondo quel tal palazzo costruito durante il Ventennio, o che quel tal provvedimento legislativo a firma del Cavalier Benito erano buona cosa: a parte la controffensiva dei guardiani dell’ortodossia storiografica, c’è il rischio di denuncia per apologia, a discrezione del magistrato di turno e del eventuale grado di potenziale cognitivo. Non parliamo poi del “revisionismo storico” dove a partire dal tabù per antonomasia relativo all’Olocausto (per il quale non è possibile modificare in sede storica una sola virgola rispetto alla narrazione imposta e accettata) a scendere in giù, relativamente agli accadimenti sul teatro di guerra. Non ho mai letto un articolo in cui si stigmatizzino le istituzioni (a cominciare dal presidente della repubblica) che giustamente commemorano le stragi naziste di Marzabotto, Sant’Anna di Stazzema, fosse Ardeatine etc. dove sono stati uccisi italiani, nel loro complesso meno di 5.000, ma mai e poi mai una corona là dove circa mezzo milione di italiani hanno perso la vita sotto i bombardamenti angloamericani. Non erano italiani, vittime civili innocenti quelle?

Insomma, l’autocensura, l’enfatizzazione per questo e il silenziamento per quell’altro parte dal vertice e scende giù impregnando la libera stampa.

Si giunge al punto, come da immagine sopra, che al momento di titolare una notizia di agenzia, la si contraddice. Si giunge al punto che ai tempi dei bombardamenti di Belgrado c’erano applausi e la notizia di bambini e donne uccisi veniva messa lì con nonchalance senza tante storie e senza fotonotizie (seconda immagine).  Non ci sono immagine di bimbi e donne straziati dall’Iraq, dalla Serbia e quelle arrivate dalla Siria vengono imputate a Assad o ai russi, come i mitici bombardamenti degli ospedali pediatrici e i bombardamenti chimici sugli asili.

C’è un fatto positivo però. Se si va a sondare i social ci si rende contro che, diversamente dalla narrazione relativa alla psicopandemia dove le due parti si mostravano in sostanziale equilibrio tra pro e contro, per quel che riguarda la narrazione dei fatti ucraini la narrazione istituzionale non ha poi così tanta presa e, anzi, la controinformazione è scatenata in funzione smascheramento delle vere fake. Gli analisti geopolitici e mediatici risultano molto meno convincenti dei virologi.

E qui c’è anche una spiegazione psicologica che andrebbe ben spiegata. I virologi ci dicevano: se non fai come ti dico muori dopo atroci sofferenze in reparto di rianimazione. Gli analisti ti dicono: le cose stanno come diciamo noi, ma le bollette del gas, l’inflazione, il fatto che allo stato delle cose ogni famiglia spenderà circa 1400 euro in più all’anno (per ora) sono la conseguenza di una decisione imposta che potevamo evitare di fare.

Foto: Idee&Azione

8 marzo 2022