La Serbia può inviare forze militari e forze dell’ordine in Kosovo a difesa dei serbi?

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di Daniele Trabucco

Aleksandar Vučić, Presidente della Repubblica di Serbia dal maggio 2017 con il 56,01% dei voti validi, ha annunciato, a seguito della crescente tensione con il Kosovo, la richiesta al comandante della KFOR di poter dispiegare in alcune zone del nord del territorio kosovaro (a maggioranza serba) forze dell’ordine e forze armate a tutela del gruppo etnico. Al di lá dell’inevitabile rifiuto, bisogna chiedersi se, a livello di diritto internazionale pubblico, il Presidente serbo dispone di questa possibilitá oppure si tratta di un atto in violazione della sovranitá di Pristina (la capitale del Kosovo). La risoluzione n. 1244/1999, approvata dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, consente, dopo il ritiro dal Kosovo delle forze jugoslave/serbe, il ritorno di un congruo numero di personale militare e di polizia, da parte della Serbia, per lo svolgimento delle funzioni indicate nell’Allegato 2 della risoluzione. Queste, nel punto 6, contemplano il rientro nei seguenti casi:

– Collegamento con la presenza internazionale e civile;

– Individuare e bonificare i terreni minati;

– Mantenere la presenza Serba nei siti strategici;

– Mantenere una presenza nei punti chiave del confine.

Il collegamento con la presenza civile serba, che si sente minacciata e discriminata dalle autoritá kosovare, potrebbe costituire un’argomentazione a giustificazione del rientro. Una cosa é certa: la gestione internazionale del Kosovo, conseguente all’intervento della NATO del 1999 sulla base di un “preteso diritto di ingerenza per motivi umanitari”, é stata fallimentare come in tutti i casi (si veda Afghanistan) in cui sono intervenuti gli Stati Uniti d’America ad “esportare la democrazia” e tutelare i diritti.

Foto: Idee&Azione

12 dicembre 2022

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