La società del controllo e il tempo di Avvento

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di Massimo Selis

Che la società tecnologica stia diventando sempre di più una società tecnocratica, una gabbia angusta in cui lo spazio di movimento si riduce con il suo avanzare, solamente gli ingenui non lo hanno compreso. Ma pare proprio che gli ingenui siano i più. Ogni nuova frontiera tecnologica necessita di nuove norme, chiama nuovi schemi di controllo. Eppure l’uomo di questo tempo, non solo non sembra particolarmente preoccupato da questa china autoritaria, ma molto spesso la “benedice”, quando non addirittura la invoca anticipandone le esecuzioni.

Alla maggior parte degli individui in fondo non crea nessun disturbo l’essere schedati, pedinati informaticamente, in una parola controllati da un “sistema invisibile” e per questo così pervasivo. A loro hanno dato, via via nel tempo, tutte le false libertà che li illudono di poter essere ciò che sono o ciò che vogliono. Da una parte lo sfogo impazzito di tutte quelle “polveri sottili”, di quelle energie che dovrebbero invece essere ricomposte ed integrate, dall’altra la legge sociale sempre più rigida e punitiva. Una legge a cui moltissimi individui prestano così tanta venerazione da divenire essi stessi zelanti delatori nei confronti di coloro che osano impunemente trasgredirla. Ne abbiamo avuto triste prova in questi ultimissimi anni. Scacciato finalmente Dio da questo mondo, Lui che vede e giudica tutto e tutti, la presente umanità si è costruita un altro dio il cui occhio spia misteriosamente ogni nostro passo. Un dio freddo, meccanico, fallibile e senza misericordia, perché senza Vita.

Su un’altra rotta si posizionano, o parrebbero posizionarsi, un certo numero di credenti: qui ci soffermeremo specificamente su coloro che si definiscono cristiani. Questi hanno coscienza della gabbia sociale che si va stringendo sempre più e degli esiti che la accompagnano. Così come hanno coscienza che tale gabbia sociale faccia da contrappeso alla deriva libertaria in materia di morale e di certi fantomatici diritti. Ad un mondo sempre più disumano essi contrappongono la dottrina della propria fede, i princìpi non semplicemente umani, ma divini. Ad una legge, un’altra legge. Ed è esattamente qui che abita il sottile inganno.

La legge sociale che penetra fin nelle camere da letto risponde ad un bisogno radicato nell’uomo: la sicurezza. Il sapere di essere controllati ci “regala” quello che nel segreto aneliamo: dei confini certi in cui circoscrivere la nostra azione. Sicurezza che schiaccia il demone della paura.

I “cristiani” che contano le preghiere recitate ogni giorno, che accumulano ritiri spirituali, pellegrinaggi, esperienze in sempre nuovi gruppi come fossero titoli accademici, che non perdono occasione per ribadire quanto loro seguano i dettami della religione, che in confessione vanno con l’elenco dei peccati come fosse l’elenco della spesa, una sola cosa manifestano: un tremendo e irrisolto bisogno di sicurezza. Anch’essi chiedono una gabbia, dei confini dentro cui sapere che si è buoni, si è nel giusto. Vivono di regole, di precetti. Anzi, se potessero, ne vorrebbero ancora di più, per essere più certi di aver prenotato un posticino in paradiso. Parrebbe che leggano la Bibbia come il codice di diritto penale e non come la lettera d’amore che il Padre ha scritto per i suoi figli. E questa sì, è forse una delle più oscene bestemmie che si possano immaginare.

Legge contro legge. Gabbia contro gabbia. I rivoluzionari da una parte, i reazionari dall’altra. E la Vita?

Duemila anni fa i farisei così legati alla Legge mosaica non hanno riconosciuto il Cristo nella figura umana di Gesù. Guardavano la Legge e sono rimasti ciechi alla Vita che camminava loro accanto. Gesù inizia la sua missione pubblica sulle acque del Lago di Tiberiade e chiama dei pescatori. Perché la vita di fede, la vita interiore, ha inizio sulla misteriosità e fluidità delle acque per approdare solo poi sulla terra asciutta. Così come il cavaliere, che nelle fiabe deve liberare e conquistare la bella dama (leggasi la sua anima), deve prima addentrarsi nell’oscura foresta dove abitano fiere e presenze oscure. È necessario abbandonare la sicurezza delle false mura domestiche e sperimentare il viaggio dove ogni cosa è Mistero. E la Sacra Scrittura ci domanda anch’essa di partire per un viaggio dai confini indefiniti. Sotto il senso letterale, si cela infatti il profondo senso spirituale che va saputo decifrare e assimilare. Scoto Eriugena ricorda infatti che l’uomo, lontano dal Giardino di Eden, ha perduto la sapienza infusa per natura e sarà costretto a lavorare “con il sudore della fronte”, la terra della Scrittura, a coltivarla con lo studio per far germogliare i sensi nascosti sotto la superficie. Sensi che possono sbocciare ogni giorno dinanzi all’anima che con sincera fiducia e impegno si accosta al Testo Sacro.

La vita di Fede non è un chiudersi, ma un dilatarsi pieno di fiducia sapendo che per quanto vasti possano essere gli orizzonti, in ogni angolo e minuscola particella è presente Dio. Si cammina e si avanza perché la vita è il divenire di Dio. Se come Filone leggessimo il termine Genesi (génesis) non come nascita ma come divenire divino, quanto cambierebbe la nostra traiettoria!

Nella gabbia invece, sia quella transumana, che in quella “religiosa” si ha poco spazio per muoversi. È questa infatti una cristianità seduta, inchiodata, che non cerca più nulla, che non attende più nulla. Vive poggiando il piede sulla “sicurezza” delle leggi. Leggi di cui molto spesso non sa affatto che sono solamente la declinazione morale delle leggi ontologiche che Dio ha inscritto nella Creazione e nell’Uomo stesso. Ed è proprio alla conoscenza di queste leggi ontologiche che Lui ci chiama, perché solo esse sono la chiave che apre la gabbia. Per questa cristianità non serve allora intraprendere nessun viaggio, non serve cercare alcun significato più nascosto dai contorni ancor sfumati, non serve essere pronti a cogliere i Segni, perché abbiamo già tutto: abbiamo le regole e le regole sono precise.

Incomincia il tempo di Avvento, che non è affatto semplice memoriale della Nascita di Gesù avvenuta due millenni fa, ma tempo di riscoperta profonda del Signore che viene nel mondo e nella nostra vita. Ecco perché Egli ci intima dal Vangelo di Matteo: «Vegliate».

Se restiamo nella gabbia non vediamo, non sentiamo, non percepiamo. Occorre uscir fuori.

Nella nostra vita privata Dio si accosta continuamente a noi: attraverso le parole ispirate di qualcuno, magari proprio il più inaspettato fra tutti; nelle parole che ci mettono in crisi e aprono crepe nelle nostre certezze, ma che noi siamo sempre tentati di scacciare lontano; si accosta ogni domenica nell’Eucarestia, al punto da farsi mangiare da noi, affinché noi diventiamo come Lui.

Si accosta negli accadimenti della Storia, anche e soprattutto in quelli che “non ci piacciono”. Nel disagio, nel malessere di una generazione, quella più giovane, che con l’apatia o all’opposto con la violenza, ci interroga, ci fa da specchio; nelle devastazioni naturali e non naturali; nella tirannia dei governanti che con falsità sradicano i basilari diritti dei propri cittadini. E così via.

È Lui che viene a noi ma noi dobbiamo uscire dalla gabbia delle regole per poter divenire vigilanti. Tutti questi eventi, in superficie, hanno una loro spiegazione e interpretazione umana, ma perché essi siano letti come Segni, e quindi decifrati, è necessaria alla base la Fede nella presenza di Dio nel mondo. Clemente Alessandrino direbbe che prima viene la Fede (pistis) e poi la conoscenza (gnosis). Occorre allora tornare a credere alla presenza totale di Dio, nel Cosmo, nella Storia, alla possibilità di recuperare un dialogo intimo con Lui come l’Adamo nel Giardino. E solo così, dalla crosta dei fenomeni arriveremo a gustare la polpa del linguaggio divino che continuamente ci parla e ci interroga. Esattamente come dalla crosta del senso letterale della Scrittura dobbiamo discendere al senso spirituale che non si lascia ingabbiare da nessuna analisi storica. Mai come oggi riteniamo essenziale il recupero della lettura simbolica delle Scritture come avveniva nei primi secoli nella fioritura cristiana.

Chi dilata la sua esistenza nella fede dell’attesa, chi si avventura in spazi aperti con la certezza che Dio ad ogni momento può mostrarsi e parlare, imparerà a decifrare il suo linguaggio. Qui trova la sua superiore sicurezza, perché sperimenta pienamente il suo essere Anima. Ecco perché un solo comandamento d’amore dato dal Cristo riassume e sopravanza tutta la legge. Ecco perché S. Agostino può dire «ama e fa’ ciò che vuoi». Ma bisogna iniziare il viaggio.

In questo tempo di Avvento, riscopriamo dunque il valore dell’attesa e non temiamo di “svegliarci dal sonno” come ci dice San Paolo, perché solo chi spezza le sbarre della gabbia, chi allenerà gli occhi e le orecchie, potrà divenire costruttore di Vita.

Perché Dio è già venuto, ma viene continuamente e chiede le nostre gambe per camminare insieme a noi nei sentieri del mondo.

Foto: Idee&Azione

28 novembre 2022

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