Lo “stato di emergenza” non può essere l’eccezione che muta i diritti

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di Lorenzo Maria Pacini

Stiamo assistendo ad una mutazione “genetica” del Diritto e forse nemmeno ce ne stiamo rendendo conto. Il vulnus giuridico, cioè il terreno di base, che è stato repentinamente modificato con l’introduzione del cosiddetto “stato di emergenza” è un qualcosa di unico nel suo genere, mai visto prima, e per tale ragione è stato osservato con interesse da parte degli scienziati del Diritto; ora, però, a distanza di quasi due anni dall’inizio di questa “eccezionalità”, ci si sta rendendo conto con incontrovertibile evidenza che si è stabilità una nuova normalità a partire dall’eccezione assunta come una specie di “fonte” per la produzione di norme.

Il pericolo è chiaro e manifesto: ciò che è eccezione per definizione non è duraturo e stabile, ma appare e poi scompare a seconda delle esigenze del tempo; pertanto, trasformare l’eccezione in regola significa sovvertire la razionalità con cui il nostro ordinamento giuridico è fondato. Le leggi, infatti, per essere volte al bene comune e giuste devono seguire un principio di razionalità e di logica, senza i quali è evidente una incompatibilità con il progresso della società. La pretesa da parte dei politici di mantenere lo stato di emergenza appare, quindi, come una strategia di controllo e di sovvertimento graduale dell’intero impianto giuridico, che pare andare nella direzione di un “totalitarismo dei diritti”, non più considerati come derivanti dalla dignità ontologica della persona, ma come prodotti concessi da un ente di potere in base al soddisfacimento di requisiti prestabiliti. Porre questi limiti ai diritti fondamentali della persona significa rivoluzionare il concetto biogiuridico stesso di giustizia e il piano etico di fondamento delle norme sociali.

Lo stesso Green Pass si pone come una sorta di “carta dei diritti e dei servizi fondamentali”, riservata solo per coloro che esaudiscono le istanze di ottenimento, mentre tutti gli altri vengono esclusi senza possibilità di appello ad una razionalità giuridica. La mancanza del buon senso nelle norme è però uno dei segni di decadenza di un popolo e delle sue forme politiche che ricorre nella Storia, e che preannuncia una catastrofe da cui, se imparassimo dagli errori del passato, forse sarebbe possibile sottrarci.

Foto: Idee&Azione

9 dicembre 2021