La stella e il sottosuolo

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di Valerio Savioli

L’enormità di un istante che non possiamo fissare se non sull’eterno.

La morte.

Prepararsi per accettare ciò che ci nega e ci sottrae, un’ ombra che vive senza luce custodisce i nostri silenzi, trovare se stessi nella solitudine significa, talvolta, rivolgerle la parola. Però, a pensarla costantemente, si rischia di staccarsi dalla vita, perché il dopo può avere il sapore del sollievo. Il suo giungere sfugge al nostro controllo. L’inesorabile sentenza, l’inesauribile sensazione di impotenza. La scadenza. L’eco del gong, una campana del deserto.

Su ciò che è inscindibile apparentemente dalle sue contraddizioni, dai suoi paradossi, perché talvolta la morte dà e talvolta la si dà. In un attimo o in tutta la vita. Ecco, forse, cosa significa morire a poco a poco. E si muore anche dopo che si è morti, nel ricordo di chi ci ha amato l’assenza è un’altra forma di presenza.

Su chi muore per chi si è dato, per chi ha donato si può anche bivaccare e spesso capita ma gli avvoltoi e gli sciacalli non custodiscono un destino diverso dalla carne morta di cui vanno nutrendosi. Il loro è soltanto un ricongiungimento. Arrendersi è un’opzione ma c’è altro.

Su ciò che non si può pesare se non in un istante di clessidra, in tanto pare essere sostanziata la comparsa e la durata di un’esistenza, qualcosa di più si cela nella resistenza.

Se la vita sia esistere o resistere è forse questione di prospettiva, destino o caso. Se vivere sia lasciarsi o ritrovarsi, esserci o perdersi è anche una storia d’amore. D’altronde ci si abbraccia anche per allontanarla, la morte. L’abbraccio è una preghiera di coppia. Conta sì il dove ma anche il come e a deciderlo possibile sia “il cielo stellato sopra di me e la legge morale in me”.

Si è detto che si muore lentamente, quasi passo dopo passo, giorno dopo giorno, un sordo segreto per alcuni, un buco osceno per altri, un chiaroscuro sempre presente ai suoi umori, ai suoi piani e al palpitare delle sue tragedie attraverso le pieghe dello scorrere del tempo. Uguale e diverso per tutti e per nessuno.

Ricordare, resistere, lottare, talvolta, per i più fortunati, ritornare.

Si ama solo per trattenere. Si vive solo per saper morire.

Pubblicato su Verticale-blog

Foto: Idee&Azione

23 agosto 2022