La storia oscurata dal Pale o Settlement. Alla scoperta di un’area cruciale per i destini del mondo [1/2]

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di Verdiana Siddi

  1. Il Pale of Settlement

Le due mappe sottostanti [1], che prego il lettore osservare subito, riproducono il “Pale of Settlement”, l’area geografica nella quale gli Zar russi rinchiusero le comunità ebraiche dal 1791 al 1917, per 126 anni. L’area comprende le attuali Ucraina e Bielorussia, e parti delle attuali Polonia e Russia, con una estensione totale più o meno pari a quella della Francia. Nonostante l’estensione geografica e l’evidente importanza storica, nei programmi scolastici ed universitari occidentali il “Pale of Settlement” viene a stento menzionato, e le allegate mappe vengono sistematicamente ignorate – come se fossero solo “un dettaglio” della storia europea.

Allo scopo di porre fine o almeno limitare i continui scontri armati che per secoli si erano verificati tra i gruppi ebraici e le diverse popolazioni che abitavano la Russia – molte rurali e, attenzione, non solo cristiane ortodosse – tra i 4,5 ed i 5 milioni di Ebrei [2] vennero quindi rinchiusi in quella vasta area, in convivenza con la popolazione locale. In diverse città, come Varsavia, Minsk (attuale capitale della Bielorussia), Vilnius e tante altre, gli Ebrei del “Pale of Settlement” – che perlopiù parlavano lo Yiddish, lingua differente dall’Ebraico – rappresentavano una quota altissima della popolazione.

Dopo l’abdicazione dello Zar Nicola II, il Governo Provvisorio russo di Kerensky nel marzo 1917 abolì l’obbligo di residenza degli Ebrei nel “Pale of Settlement”, e contemporaneamente alcune migliaia di Ebrei, come Leon Trotsky, decisero di rientrare dall’esilio per unirsi ai Bolscevichi. Movimento, questo, politicamente rilevante ma numericamente insignificante rispetto a quello di ben 2 milioni di Ebrei che tra il 1880 ed il 1920 lasciarono la Russia [3], quasi tutti provenienti dall’area del “Pale of Settlement”, per gli USA o l’Europa occidentale. La Rivoluzione bolscevica, la guerra civile russa e la guerra russo-polacca esposero anche le comunità ebraiche a violenze di ogni genere: collettivizzazioni e sequestri da parte dei Bolscevichi, pogroms e assalti sia da parte dei Russi bianchi che dei nazionalisti Ucraini. Dopo la pace di Riga tra Russia e Polonia del 1921 e la fine della guerra civile russa, altre centinaia di migliaia di Ebrei decisero di optare per la residenza in Polonia che divenne, insieme alla Russia sovietica, lo Stato europeo con la più grande popolazione ebraica.

  1. Le comunità ebraiche europee prima della Seconda Guerra Mondiale

La consistenza numerica delle comunità ebraiche prima dello scoppio della Seconda Guerra Mondiale è una tematica dibattuta ed anche delicata, perché è un elemento chiave della stima della consistenza numerica dell’Olocausto. Secondo il censimento polacco del 1931, effettuato per lingua e per religione, in Polonia risiedevano 2,7 milioni di Ebrei per lingua (Yiddish, 2,5 milioni; Ebraico, 243.000), ma 3,1 milioni per religione [4]. Calcolata l’emigrazione ebraica dalla Polonia negli anni ’30, verificatasi a causa del forte antisemitismo polacco e documentata anche e perfino verso la Germania nazista (!), nel 1939 il numero totale viene valutato come oscillante tra i 2,6 ed i 3 milioni. In Romania gli Ebrei erano circa 750.000, Germania (1939) circa 240.000, Ungheria circa 400.000, Cecoslovacchia circa 300.000, Gran Bretagna circa 300.000, Francia (1937) circa 300.000, Austria circa 185.000, Paesi Bassi circa 140.000, Grecia circa 71.000, Jugoslavia circa 70.000, Italia circa 45.000 [5].

Nella Russia europea, comprensiva dell’area del Pale: 2,6 – 3 milioni [6]. USA (1942): 4,8 milioni, pari al 3,6% della popolazione [7].

  1. La Seconda Guerra Mondiale e l’Olocausto

Con l’invasione tedesca e russa del settembre 1939, la Polonia (secondo il citato censimento, divisa tra il 72% di Polacchi ed il restante 28% di Ebrei, Ucraini, Bielorussi e Tedeschi) fu letteralmente cancellata e spartita tra Germania, URSS ed il “Governatorato Generale”, entità istituzionale e giuridica anomala formalmente guidata dal Governatore nazista Hans Frank, ed ugualmente fu divisa la comunità ebraica ivi residente di circa 2,6–3 milioni, particolarmente popolosa nel territorio del “Governatorato Generale” coincidente, come visibile dalle citate mappe, con la porzione nord-occidentale dell’antecedente “Pale of Settlement” zarista.

L’Olocausto, attraverso la morte, industrializzata (camere a gas) e non (malattie e stenti), nei notori campi nell’Est europeo o nelle fucilazioni di massa dei quattro “Einsatzgruppen” nazisti operativi in particolare nell’area del “Pale of Settlement”, ha sterminato la stragrande maggioranza di quella che fino al 1939 era la comunità ebraica residente in Polonia, insieme a milioni di altre vittime deportate nei campi dagli altri territori occupati dai Nazisti o fucilate in massa, particolarmente nell’Est europeo e nell’URSS.

L’accanimento genocida dei Nazisti fu infatti sistematico in tutto l’Est europeo, nonostante la sopravvivenza (in condizioni disumane) fino all’estate del 1944 di diversi ghetti ebraici, tra quali quelli di Varsavia e di Lodz.

Nell’Europa Occidentale l’azione nazista fu comparativamente più selettiva, prioritariamente (ma non esclusivamente) mirata agli Ebrei stranieri affluiti dall’Est europeo e/o politicamente ostili.

In Francia, per esempio, le deportazioni verso i campi dell’Est Europa (con l’attiva cooperazione delle autorità francesi di Vichy, ma non delle autorità militari italiane nella loro area di occupazione) coinvolsero circa 80.000 Ebrei, a fronte di una comunità ebraica di circa 300.000 persone [8].

La quantificazione delle vittime complessive dell’Olocausto, secondo le organizzazioni ebraiche e la storiografia dominante, oscilla come noto tra i 5 ed i 6 milioni. Le ipotesi, minoritarie, sotto i 5 milioni di vittime – per lo più argomentate su un erroneo (o multiplo) conteggio delle vittime della comunità ebraica polacca, sterminate come residenti in Germania, nell’URSS o nel Governatorato Generale – vengono purtroppo ancora oggi equiparate al negazionismo antisemita, che è invece un fenomeno completamente diverso.

  1. I campi profughi post Seconda Guerra Mondiale e l’ulteriore emigrazione ebraica

Terminata la Seconda Guerra Mondiale, si verificò un fenomeno tuttora poco commentato nella storiografia dominante ed altrettanto raramente menzionato dai mass media: tra i 7 e gli 11 milioni di profughi (Tedeschi dell’Est, Ebrei scampati all’Olocausto, sfollati privi di alloggio a causa delle distruzioni e dei bombardamenti a tappeto sulle città europee) furono raccolti in tutta Europa in diversi campi, specialmente in Germania, Austria e Italia ([9] “Displaced persons camps in post WW2 Europe”).

Appare curioso che, ancora oggi, il numero totale di questi profughi sia tanto indeterminato: tra 7 ed 11 milioni, c’è una differenza di oltre il 50%, ossia di oltre 3 milioni e mezzo!! Il minimo che si possa dire è che la ricerca storica nel settore non ha fatto grossi progressi. Come ovvio, trattandosi di un genocidio di milioni di persone, l’Olocausto è stato molto più approfonditamente studiato, come indirettamente attestato anche dalla minore differenza (20%) tra 5 e 6 milioni di vittime.

Da questi campi – ove, come naturale, il tasso di natalità aumentò esponenzialmente – circa 3,2 milioni di profughi europei (450.000 all’anno), parte dei quali Ebrei, tra il 1945 ed il 1952 emigrarono in Israele (650.000), USA, America Latina e perfino Australia [10].

Analogo movimento, ma in scala molto minore, si verificò in Europa: la Francia, per esempio, accolse circa 38.000 profughi, seconda dietro il Regno Unito con circa 86.000 profughi [9].

  1. Il “Pale of Settlement” è la maggiore, storica area di provenienza della comunità ebraica mondiale

In sintesi, la somma dei movimenti migratori ebraici prima e dopo la Seconda Guerra Mondiale rende inequivocabilmente il “Pale of Settlement” la maggiore, storica area di provenienza dell’attuale comunità ebraica mondiale. Un’ampia quota degli Ebrei israeliani (e la stragrande maggioranza degli Ebrei israeliani Askhenazi) discende da genitori, nonni o bisnonni provenienti dall’area del “Pale of Settlement”, così come la maggior parte degli Ebrei statunitensi Askhenazi, che notoriamente rappresentano oltre il 90% della comunità ebraica USA [11].

Questa origine, così importante, non è molto nota né acquisita come “common” or “mainstream knowledge” – salvo studi storici specifici sull’Ebraismo o sulla storia del popolo ebraico che la maggior parte degli Ebrei istruiti e/o attivi nelle varie associazioni ebraiche ha, come naturale ed ovvio, invece effettuato.

Quesito: perchè esiste questo “gap” di conoscenza, o questa forma di ignoranza? L’ignoranza non aiuta – mai.

  1. Le comunità ebraiche dopo la Seconda Guerra Mondiale

Il fulcro delle odierne comunità ebraiche mondiali è da oltre mezzo secolo articolato in due poli principali [12]: Israele (circa 6,9 milioni) e Stati Uniti (circa 5,7 milioni). Seguono comunità consistenti, ma comparativamente minori, in Francia (circa 450.000), Canada (circa 392.000), Regno Unito (circa 292.000), Argentina (circa 180.000), Russia (circa 165.000).

Nei primi decenni dopo la Seconda Guerra Mondiale, la tragedia dell’Olocausto ha agito sostanzialmente come un notevole collante tra comunità profondamente diverse, come evidente dal profondo solco che separa i diversi gruppi ebraici religiosi ortodossi (ad esempio gli Hasidic) da altre fasce della popolazione e da varie “elites” intellettuali, laiche e spesso atee.

Il composito paradigma che unì componenti tanto eterogenee si articolò su tre linee strategiche largamente condivise: il sostegno alla nascita ed al consolidamento dello Stato Nazione di Israele, la lotta all’antisemitismo e la costante difesa e propagazione della memoria dell’Olocausto.

  1. La rivoluzione politica e culturale degli Anni ’60

A partire dalla rivoluzione politica e culturale degli anni ’60, l’unità tra componenti tanto eterogenee è andata progressivamente attenuandosi fino a quasi sparire, per essere sostituita da un crescente conflitto interno che investe non solo le comunità ebraiche, ma l’identità stessa dell’Occidente.

Quali sono le principali correnti o filoni culturali che si sono affermati come dominanti in Occidente a partire dalla rivoluzione degli anni ’60?

Oltre alla psicoanalisi fondata da Sigmund Freud ed alla “scuola” del relativismo antropologico culturale (post Jean Jacques Rousseau) di Franz Boas e seguaci (Margareth Mead, Levy Strauss, etc), un ruolo centrale va sicuramente attribuito alla notoria “scuola” di Francoforte di Herbert Marcuse, Theodor Wiesengrund Adorno e Max Horkheimer, più Erich Fromm, per inciso tutti Ebrei tedeschi emigrati dalla Germania nazista.

Il trio Marcuse, Adorno e Horkheimer, in diverse notissime opere, “liberarono” la tradizionale dottrina marxista-leninista dal superato e limitativo ancoraggio alla centralità della classe operaia o del proletariato industriale, affiancandole “nuove classi rivoluzionarie”, identificate in “lavoratori” intellettuali, studenti e disoccupati – con sommo orrore anche da parte dei vetero marxisti-leninisti. Al tempo stesso, con un notevole contributo da parte dello psicologo Erich Fromm, i citati sociologi “incrociarono” le teorie marxiste così rivedute e corrette con quelle freudiane e post freudiane, finendo per identificare – va detto: tanto grossolanamente – la lotta al cd “Stato borghese autoritario” con il rifiuto psicoanalizzato del cd “principio di autorità” e della cd “personalità autoritaria” – mai abbastanza dileggiati – da “liberare” interiormente ed esternamente, attraverso psicoanalisi, nuova sessualità, diverse “esperienze” (droghe in primis) ed, ovviamente, contestazioni e rivolte: ed eccoci servito il 1968! Con il correlativo fiume di categorie derogatorie ed ingiurie assortite rivolte contro i sostenitori del cd “Stato borghese autoritario” (“mentalità piccolo-borghese”, “psicopatologia del represso”, “autoritario”, “reazionario”, fino al sempre polivalente “fascista”).

Confessione estemporanea: anche l’autore del presente saggio fu travolto da cotanto vortice ideologico; fino, da adolescente, a gettare nel cestino la sua collezione di francobolli (album, lenti e “patetiche” pinzette incluse), divenuta ormai lampante prova di una “gretta, meschina mentalità piccolo borghese”.

Questi tre filoni dominanti della cultura occidentale – psicologico, antropologico-culturale e politico – più la rivoluzione femminista, sono quelli che hanno formato in particolare la generazione nata a cavallo tra gli anni ’50 e gli anni ’70, quella dei famosi “Baby Boomers” (la prima in Occidente a non aver vissuto direttamente lo shock e le distruzioni della Seconda Guerra Mondiale).

NOTE

[1] “The Pale of Settlement”, www.jewishvirtuallibrary.org;
[2] Secondo il censimento del 1897, nel Pale risiedevano 4,899,300 Ebrei, pari al 94% della popolazione ebraica russa – cfr “The Pale of Settlement”, www.jewishvirtuallibrary.org .
[3] “History of the Jews in Russia”, Wikipedia
[4] “Polish census of 1931”, Wikipedia; Mendelsohn Ezra (1987) “The Jews of East Central Europe between the World Wars”, Indiana University Press, pag 30-31
[5] “Jewish losses during the Holocaust by country”, USA Holocaust Memorial Museum, www.encyclopedia.ushmm.org ;
[6] Secondo il censimento del 1926, nell’URSS risiedevano 2,6 milioni di Ebrei, cfr “Soviet Census, 1926”,Wikipedia ; secondo il USA Holocaust Memorial Museum, nell’URSS nel 1939 risiedevano invece circa 3 milioni di Ebrei.
[7]
 “History of the Jews in the USA”, Wikipedia
[8] “Jewish losses during the Holocaust by country”, USA Holocaust Memorial Museum, www.encyclopedia.ushmm.org ;
[9] “Displaced persons camps in post WW2 Europe”, Wikipedia
[10] “Overseas migration from Europe since WW2”, Dudley Kirk e Earl Huyck, American Sociological Review, Vol. 19, Nr 4, pag 447-456, 1954, American Sociological Association.
[11] “American Jews”, Wikipedia
[12] “Jewish population by country”- Country rankings, www.worldpopulationreview.com

Parte 1 di 2

Pubblicato su ComeDonChisciotte 

Foto: Jeremy J. Shapiro, Wikipedia

14 maggio 2022