La storia oscurata dal Pale o Settlement. Alla scoperta di un’area cruciale per i destini del mondo [2/2]

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di Verdiana Siddi

  1. Il movimento e l’ideologia NeoGlobal

Nel corso degli ultimi due decenni, particolarmente negli Stati Uniti, questi filoni culturali si sono agglutinati molto scompostamente in quella che ormai noi tutti – e siamo già fuori tempo – dovremmo chiamare a chiare lettere e riconoscere come l’ideologia politica “NeoGlobal”.

Secondo questa ideologia, sorta insieme ad Internet, non del tutto chiara ed in corso di formazione, quindi pronta ad accogliere ogni nuovo “fermento”, il nemico nr uno da abbattere è evidentemente lo Stato Nazione – divenuto a pieno titolo l’erede dell’ex “Stato borghese autoritario” della “scuola” di Francoforte – e specialmente il suo archetipo originario e più ostinatamente resistente: lo Stato Nazione europeo.

Gli strumenti di questa guerra del movimento NeoGlobal sono sostanzialmente tre:

il primo è l’immigrazione incontrollata negli USA e in Europa, mirante a sfibrare e distruggere le identità e società nazionali, con l’ulteriore, molto concreto, obiettivo di medio termine (non ancora apertamente dichiarato) di concedere il voto politico anche ai meri residenti (con effetti politico-elettorali catastrofici per i difensori dello Stato Nazione, alias i “sovranisti”);

il secondo è il contemporaneo sostegno alla cronica espansione dei poteri neo-imperiali della Commissione dell’Unione Europea, attraverso la progressiva riduzione dei poteri sovrani degli Stati Europei, sempre più sottoposti ad un pesante regime autorizzativo – con l’evidente, crescente esautoramento della relazione democratica primaria tra popoli e Governi eletti dal popolo, a vantaggio diretto del ruolo di burocrati eletti… da nessuno;

il terzo è l’uso feroce e sistematico dei media, ed in particolare dei nuovi media internet (Facebook, Tweeter, Netflix, etc), censura inclusa, per promuovere, direttamente ed indirettamente, un nuovo “hard core” di valori universali ed incontestabili, pena le accuse di razzismo, maschilismo, autoritarismo, nazionalismo e, come sempre, “fascismo” – guarda che caso, più o meno le stesse accuse che le generazioni ribelli degli anni ’60 e ’70 rivolgevano ai sostenitori del cd “Stato borghese autoritario” ed alla cd “personalità autoritaria” (che oggi non accetta il matrimonio omosessuale, la Gender Theory, etc etc).

La micidiale “Critical Race Theory” – catastrofica applicazione della dottrina marxista-leninista della “lotta di classe” ai rapporti tra Bianchi e Neri – oggi insegnata come dottrina dominante nelle scuole e università statunitensi (eh sì, anche negli USA si sono letti Antonio Gramsci), si fonda sui paradigmi della cd “scuola” di Francoforte: dopo “lavoratori” intellettuali, studenti e disoccupati, ai “soggetti rivoluzionari” è stata aggiunta semplicemente… l’intera popolazione Nera nordamericana.

Le conseguenze le abbiamo sotto gli occhi: il movimento violento “Black Lives Matter”, che sorvola sia sul fatto che più del 70% dei bimbi Neri USA [13] nasce da oltre un decennio senza padre convivente (fatto bollato come un “disastro” dallo stesso Presidente Bill Clinton – [14]), sia sul fatto che i Neri, pur essendo il 12% della popolazione, rappresentano purtroppo circa il 50% dei reati più gravi (omicidio, stupro, rapina) e della popolazione carceraria [15].

  1. La sub-ideologia NeoGlobal dell’Unione Europea

Tra le altre sub-ideologie che compongono il movimento NeoGlobal (Cancel Culture, Gender Theory, Global Warming) e che ci vengono somministrate quotidianamente in modo diretto, indiretto o subliminale, una delle più FALSE sotto il profilo storico-politico è quella che è alla base dell’Unione Europea, nel frattempo divenuta, attraverso l’espansione continua dei poteri neoimperiali della Commissione, il bastione della distruzione dello Stato Nazione europeo, erede – vale la pena ripeterlo – dell’ex “Stato borghese autoritario” della “scuola” di Francoforte.

Secondo tale sub-ideologia, la ragione principale delle due guerre mondiali sarebbe stata infatti il nazionalismo, in particolare dei popoli europei, quale riassunto e simbolizzato negativamente in particolare da fascismo e nazismo: donde la necessità, il “dovere morale, prima ancora che politico” di sconfiggerlo definitivamente, attraverso, appunto, l’Unione Europea.

Che peccato che da diverse analisi approfondite delle due guerre mondiali, emerga sempre più chiaramente che la ragione principale di entrambe le guerre non è stata il mero nazionalismo, ma l’Imperialismo, ossia la volontà di dominare nazioni e/o popoli diversi ed estranei: l’Impero Austro-Ungarico, l’Impero Russo zarista, l’Impero Ottomano, gli Imperi coloniali di Francia e Gran Bretagna, l’imperialismo sovietico-marxista; i nuovi ed aggressivi imperialismi dell’Italia fascista e della Germania nazista (a diverso titolo, vittime dei trattati di Versailles) e del Giappone.

Dopo la Seconda Guerra Mondiale, abbiamo dovuto assistere all’imperialismo francese in Algeria, alla perpetuazione dell’imperialismo sovietico-marxista (l’Ungheria del 1956 e la Cecoslovacchia del 1968), ed ovviamente all’affermazione planetaria dell’imperialismo americano. E cosa sta diventando, oggi, l’Unione Europea? Una nuova entità imperiale, chiaramente mirante alla sottomissione degli Stati membri e all’espansione nell’Est Europeo (il nuovo “Drang nach Osten!”).

C’è francamente di che essere molto, molto preoccupati.

  1. Lo scontro tra movimento NeoGlobal e Stato Nazione ed il ruolo centrale dei mass media

Lo scontro tra movimento NeoGlobal e Stato Nazione è visibile ovunque, nel movimento ebraico internazionale ed in Occidente.

Da una parte Israele, lo Stato Nazione per antonomasia in quanto “Stato del Popolo Ebraico” (nonostante l’esistenza di milioni di Palestinesi), per definizione ostile all’immigrazione incontrollata, più una minoranza della comunità ebraica USA (specialmente le ali conservatrici e religiose-ortodosse), leaders politici quali Donald Trump e Viktor Orban, e noti partiti politici sovranisti, minoritari in Italia, Francia, Spagna, Germania, Austria, etc.

Dall’altra, gli USA del Partito Democratico e della Presidenza Biden, l’80-85% della comunità ebraica USA, George Soros, la Commissione ed i circoli UE, ed attualmente – a diversi gradi – la maggior parte dei Governi europei.

Soprattutto, il movimento NeoGlobal vanta uno schiacciante dominio sia dei media tradizionali, negli USA (WSJ, NYT, Washington Post, CNN, etc) ed in Europa, sia soprattutto dei nuovi media internet (Facebook, Google, Tweeter, Netflix, etc) che raggiungono – come, attenzione, MAI accaduto nella storia – ogni casa, computer, tv e cellulare. I nuovi media Internet sembrano rappresentare per il movimento NeoGlobal quello che la radio rappresentò per fascismo e nazismo.

Ma non solo: i nuovi media, infatti, registrano tutti i dati degli “utenti”!

I dati personali (emails, accessi, siti consultati, acquisti, etc) degli “utenti” di USA e UE sono infatti “custoditi” nei servers USA per l’UE, grazie al recentissimo annuncio (25 marzo 2022) del nuovo accordo sul trasferimento dei dati USA-UE, passato sotto il silenzio più totale dei media europei, nonostante i due precedenti accordi in materia siano stati impugnati e dichiarati illegittimi per ben due volte dalla Corte di Giustizia europea, per manifesta assenza di garanzie sulla “privacy” degli “utenti”. Secondo diversi osservatori USA, anche questo accordo (il terzo!) finirà cassato dalla CIG, ma nessun problema! Si sa, solo la Commissione UE può andare contro le sentenze della CIG! Quando si azzardano a farlo Stati sovrani (Polonia, Ungheria), scatta immediatamente il linciaggio politico e mediatico!

Quesito: siamo cittadini di Paesi democratici, prima ancora che “utenti di Internet”: perchè tutti i dati internet di NOI Europei sono custoditi negli USA? Insorge infatti il fondatissimo sospetto di uno spionaggio elettronico di massa! Qualche giorno fa l’FBI USA ha riconosciuto recenti “interventi di controllo” su circa 3,5 milioni di “utenze”!

Risposta: perchè i Governi europei e l’UE si sono per due decenni fermamente opposti, insieme agli USA, alle richieste di Cina, Russia e buona parte dei PVS a favore di un riconoscimento almeno parziale del “principio di territorialità” di Internet. In termini molto semplici, invece che vari Google, Facebook, Tweeter etc, almeno sottoarticolati Paese per Paese, con responsabilità giuridica e soggetti alle leggi sovrane di ogni Paese (come, attenzione, accade per i media tradizionali), abbiamo un solo Google, un solo Facebook, un solo Tweeter, con sede giuridica negli USA, regolati insindacabilmente dagli USA, e tutti saldamente sotto il controllo della lobby NeoGlobal.

E come noto, tali nuovi media USA si permettono di censurare – “motu proprio”, come le scomuniche papali – non solo un ex Presidente USA – Donald Trump, recentemente votato da poco meno della metà degli elettori USA – ma anche centinaia di siti, media e soggetti all’estero, incluso nel nostro Paese. Così anche la censura dei nuovi media USA è diventata addirittura extraterritoriale!

  1. L’indegna ritirata dell’Unione Europea

Il quesito è inevitabile: a chi dobbiamo, in Europa, tale indegna ritirata dalla tutela degli interessi europei, e tale vergognoso appiattimento sulle posizioni USA? Come si è permesso, ad esempio, che Google and company massacrassero l’editoria, la stampa ed il mercato pubblicitario europeo?

Risposta: principalmente alla Commissione UE!

Innanzitutto, va precisato che ultimi 20 anni la Commissione Europea ha dedicato al settore “Internet e media” risorse di fondi e personale infinitamente superiori a quelle dedicate dai separati Paesi membri. Si tratta di un settore:

  1. a) di notevole e crescente complessità, che coinvolge ampie competenze ingegneristiche (elettronica, computer, software), giuridiche (diritto d’autore, diritto di cronaca, diritto alla privacy), sociologiche, economiche (contrasto delle posizioni dominanti o monopolistiche), etc;
  2. b) con altissimo tasso e velocità d’innovazione, che impone un costante e sofisticato aggiornamento tecnico intersettoriale;
  3. c) che pertanto richiede personale multisettoriale ad altissima qualificazione e specializzazione.

Come stranoto a chiunque abbia avuto una qualche familiarità con i diversi negoziati in ambito UE a Bruxelles, il personale di molti Stati membri, specie i più piccoli, o non è letteralmente in grado di comprendere la complessità di diverse materie e questioni tecniche, o molto spesso non è comunque in grado di reggere un dibattito approfondito con il personale specializzato della Commissione UE, che inoltre ha potere d’iniziativa legislativa e si presenta quindi sempre già molto preparato sulle sue proposte.

Con la continua compressione dei bilanci governativi, ed il contemporaneo perenne aumento del bilancio comunitario, questo GAP, già pesantissimo, è destinato ad aumentare!

Altrettanto stranoto a chiunque abbia seguito gli affari comunitari è che negli ultimi 30 anni, quasi tutte le soluzioni o “armonizzazioni” proposte dalla Commissione UE di fronte alle diverse “crisi” europee (immigrazione, sanità, etc) hanno SEMPRE comportato un’espansione dei poteri della Commissione ed una correlativa riduzione dei poteri sovrani dei Paesi membri!

È ormai chiarissimo che la domanda primaria che si pongono i burocrati della Commissione UE non è tanto “come possiamo risolvere questa crisi?” ma bensì “come possiamo utilizzare questa crisi per aumentare i nostri poteri?”.

Venendo al perchè la Commissione UE si è così indegnamente ritirata dalla tutela degli interessi europei nel settore “Internet e media”, appiattendosi totalmente sulle posizioni USA, la risposta è purtroppo molto semplice: i nuovi media USA e la Commissione UE condividono pienamente l’ideologia NeoGlobal.

  1. L’importanza epocale del mondo e della lobby dei mass media

Con la nascita di Internet, il mondo – e la lobby – dei mass media è diventato esponenzialmente sempre più importante – in diretta competizione con la sfera politico-istituzionale, specie da quando ha potuto rivendicare un ruolo notevole, se non decisivo, in tante vicende politicamente diverse ma importanti, quali le dimissioni di Berlusconi nel 2011, la fuga negli USA del Principe Harry, la contestata sconfitta di Trump nelle recenti elezioni statunitensi, e diverse altre.

Questa crescita esponenziale (o ipertrofica, se non metastatica) del ruolo dei media, tradizionali e non, va anche a diretto discapito del mondo politico-istituzionale, la cui “immagine pubblica” è sempre più dipendente dai media: non leggiamo più i discorsi dei leaders politici, ma ciò che ne pensano, o le “versioni” dei giornalisti di turno! Basta una “gaffe” o un aggettivo fuori posto, e scattano le campagne mediatiche, spesso del tutto infondate alla luce dell’intero, genuino messaggio del politico di turno.

Tale ruolo ipertrofico ci viene presentato come una grande “conquista” dal movimento NeoGlobal: in chiave post marxista, modello “scuola” di Francoforte, come se fosse innanzitutto e principalmente uno “strumento di liberazione” dalle “teorie” che il potere politico, espressione delle “classi dominanti”, cercherebbe sempre di diffondere nel “popolo bove”.

Peccato che mentre, almeno in Occidente e negli altri Paesi democratici, il popolo scelga i governanti dello Stato Nazione attraverso le elezioni, lo stesso popolo NON scelga né Murdoch, né Zucker, né Bezos, né Zuckerberg, né un direttore di un quotidiano o l’aggressivo corrispondente ideologizzato della CNN o della RAI TV italiana – come non sceglie i burocrati UE.

Dovremmo forse tenerci molto più cari i nostri governanti nazionali: in fondo, sono gli unici che in qualche modo scegliamo!!!!

Quesito: se i media difendessero il popolo dalle “teorie” e dalle “ideologie” del potere politico, chi difenderebbe il popolo dalle “teorie” e dalle “ideologie” dominanti dei mass media?

Lo stesso “pluralismo mediatico” – è la risposta ovvia.

Già, ma quanto “pluralismo mediatico” è rimasto? I media, tradizionali e non, del mondo occidentale, sono sotto lo schiacciante dominio del movimento NeoGlobal.

  1. Lo scontro con la Russia

Il movimento NeoGlobal è oggi compattamente orientato in quasi tutte le sue diverse componenti verso il confronto geostrategico, politico e mediatico con la Russia, che come noto ha ritenuto di dover intervenire militarmente nella confinante Ucraina, all’asserito (e disputato) fine di eliminare le aggressive componenti ostili e russofobiche attive in quel Paese, e di ottenerne con la forza la neutralità internazionale, a fronte di una espansione trentennale della Nato percepita come “aggressiva” o “minacciosa”.

Dal lato occidentale, gli unici “distinguo” nel confronto geostrategico, politico e mediatico in corso provengono quasi esclusivamente da governanti (Israele in primis, ma anche Ungheria e Serbia) o politici (Marine Le Pen) ispirati ai principi dello Stato Nazione.

  1. Ritorno nel “Pale of Settlement”?

E qui, finalmente, torniamo al “Pale of Settlement”, l’area (corrispondente alle odierne Ucraina e Bielorussia, più parti di Polonia e Russia) dalla quale proviene la maggior parte della comunità ebraica mondiale.

Quesito: siamo proprio sicuri che l’obiettivo della componente ebraica del movimento NeoGlobal sia solo la mera difesa dell’Ucraina? E se fosse, invece, anche l’agognato ritorno nel territorio originario di buona parte della comunità ebraica mondiale? In fondo, si tratta della terra d’origine dei loro padri, nonni o bisnonni!

Sappiamo tutti che l’attuale Presidente dell’Ucraina, Volodymyr Zelensky, è Ebreo, e non essendo antisemiti tendiamo correttamente a considerare tale fatto come sostanzialmente ininfluente o neutrale.

Ma quanti sanno che una ampia e qualificata parte dei protagonisti di tale confronto geostrategico, politico e mediatico, sono NeoGlobal e, in particolare, Ebrei Askhenazi i cui genitori, nonni o bisnonni emigrarono proprio dal “Pale of Settlement”?

Eppure l’elenco nella Presidenza Biden è lungo e molto qualificato: Ron Klain (Capo di Gabinetto della Casa Bianca), Jacob Jeremiah Sullivan (Cons. Sicurezza), Anthony Blinken e Victoria Nuland, inoltre moglie del lobbysta guerrafondaio Neocon Robert Kagan (Dipartimento di Stato), Merrick Garland (Dipartimento della Giustizia), Janet Yellen (Tesoro), fino a Alejandro Mayorkas (Homeland Security), unico Ebreo dei citati non Askhenazi ma Sefardita, di origine cubana.

“Jake” Sullivan è uno dei registi del falso scandalo della presunta alleanza Trump-Putin, mai provata. Victoria Nuland è l’artefice del pieno e decisivo sostegno USA al colpo di stato in Ucraina del 2014, all’origine della guerra in corso. Alejandro Mayorkas ha gestito la riapertura delle frontiere USA a milioni di immigrati, mentre Merrick Garland è arrivato a chiedere la sorveglianza dell’FBI sulle decine di migliaia di genitori che hanno rumorosamente protestato contro l’insegnamento della “Gender Theory” nelle scuole.

Se osserviamo i media statunitensi, sia tradizionali (WSJ, NYT, Washington Post, CNN, etc) che Internet, l’elenco si allunga ancora di più, come peraltro oggi chiunque può verificare, digitando i cognomi su Google o, per i molteplici casi illustri (Jeff Zucker, Wolf Blitzer, Mark Zuckerberg, etc, etc), leggendo le relative biografie su Wikipedia in inglese.

Quesiti finali

Lo scrivente non è né antisemita né “cospirazionista”, ma è afflitto come tanti da pesanti dubbi, all’origine dei seguenti quesiti.

Primo quesito: il ritorno nel “Pale of Settlement” è o non è una motivazione ed un obiettivo ulteriore, rispetto alla “difesa dell’Ucraina dall’aggressione russa” da parte della comunità ebraica NeoGlobal? I Russi argomentano che l’espansione trentennale della Nato ed il sostegno occidentale (NeoGlobal) all’Ucraina rivelano la volontà reale di sottomettere il loro Paese al “Nuovo Ordine Mondiale”.

Secondo quesito: l’evidente accanimento dell’intero movimento NeoGlobal contro lo Stato Nazione ed il sovranismo, a quale presunto “Nuovo Ordine Mondiale” dovrebbe portare?

Terzo quesito: il presunto “Nuovo Ordine Mondiale” evocato dal movimento NeoGlobal, è o non è disposto a convivere pacificamente con sistemi politico-istituzionali e/o ideologici diversi dal nostro “modello occidentale”, quale quelli di Russia, Cina, Iran e tanti altri Paesi?

Siamo in tanti ad attendere risposte chiare. Pregasi astenersi dalle favole. Grazie per l’attenzione.

NOTE
[13] “African – American Family Structure”, Wikipedia: nel 2011 il 72% dei bambini Neri era nato da madri non sposate; nel 2015, il 77,3%.
[14] “Clinton assails out-of-wedlocks births”, Los Angeles Times, 10 settembre 1994
[15] “Why race matters”, Michael Levin (1997), pag 289-290, Library of Congress, New Century Foundation, Oaktown, Virginia, USA, comprensivo di decine di dettagliate citazioni e statistiche. Per ulteriori approfondimenti, “A troublesome inheritance – Genes, Race and Human History”, Nicholas Wade (2015), Penguin Books, New York 10014 USA, e “Human diversity: the Biology of Gender, Race and Class”, Charles Murray (2020), Twelve, Hachette Book Group, New York 10104 USA.

Pubblicato su ComeDonChisciotte 

Parte 2 di 2

Foto: themoscowtimes.com

15 maggio 2022