La strumentalizzazione da parte di Kiev delle teorie sulle false flag scredita ulteriormente la sua causa

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di Andrew Korybko

I media mainstream occidentali guidati dagli Stati Uniti (MSM) insistono sempre sul fatto che qualsiasi accusa di attacchi false flag non è altro che una teoria della cospirazione che scredita chiunque condivida tali speculazioni, tranne ovviamente se si sostiene che sia la Russia a complottare. Questi due pesi e due misure sono stati di recente ancora una volta messi in mostra dopo che Zelensky ha affermato che Mosca starebbe progettando di far esplodere la diga di Kakhovka per fermare la controffensiva di Kiev a Kherson, dando però la colpa alle sue forze. Questo fa seguito ad analoghe affermazioni secondo cui la Russia starebbe bombardando la stessa centrale nucleare di Zaporozhye (ZNPP), anch’essa sotto il suo controllo, come parte di un precedente attacco false flag per coinvolgere Kiev.

La realtà è che nessuno dei due complotti serve gli interessi della Russia, poiché entrambi promuovono gli obiettivi della guerra per procura della NATO guidata dagli Stati Uniti contro la potenza mondiale appena restaurata attraverso l’Ucraina. Per quanto riguarda la prima grande teoria cospirativa a bandiera falsa, è irragionevole pensare che Mosca bombardi la propria centrale nucleare, e gli attacchi effettivi di Kiev contro di essa hanno fatto avanzare il terrorismo nucleare di quella parte, volto a raccogliere il debole sostegno occidentale alla sua causa. Per quanto riguarda la più recente narrazione della guerra d’informazione, è oggettivamente vero che la distruzione della diga di Kahovka allagherebbe ampie zone della regione di Kherson, recentemente riunitasi alla storica madrepatria russa, e priverebbe la Crimea dell’acqua.

Coloro che hanno prestato falso credito a queste teorie cospirative false flag sono ovviamente affetti da doppiopensiero, in quanto, pur sapendo chiaramente la verità su ciò che sta accadendo, continuano a convincersi della narrazione della guerra d’informazione armata propagandata dalla loro parte. Questo perché sono stati radicalizzati a tal punto da essere motivati unicamente dalla mentalità machiavellica del “fine che giustifica i mezzi”, ma lo stesso non si può dire per la stragrande maggioranza dell’umanità residente nel Sud del mondo, che non è stata manipolata con successo dal miliardo d’oro dell’Occidente guidato dagli Stati Uniti.

È questo il pubblico i cui cuori e le cui menti sono i più importanti da conquistare per ciascuna delle due parti della Nuova Guerra Fredda, dal momento che il Miliardo d’Oro è una causa persa a causa dell’impossibilità per i suoi abitanti di influenzare qualsiasi cambiamento politico significativo nel loro blocco, anche quando si rendono conto della verità su ciò che sta accadendo, almeno a questo punto della transizione sistemica globale verso il multipolarismo. Non ci si può aspettare che un osservatore ragionevole creda che la Russia bombardi la propria centrale nucleare e inondi la stessa regione che si è appena riunificata con essa, per non parlare della privazione dell’acqua per gli abitanti della Crimea, infliggendo così immediatamente una massiccia crisi umanitaria alla propria popolazione.

Per queste ovvie ragioni, la strumentalizzazione da parte di Kiev delle teorie cospirative false flag e gli sforzi del Miliardo d’oro per dare credito alle speculazioni prive di fondamento del suo proxy non fanno che screditare ulteriormente la loro causa tra i miliardi di persone del Sud globale. Queste menzogne vengono diffuse come parte del loro complotto per distogliere l’attenzione del mondo dal recente avvertimento del Generale dell’Esercito Survovikin sui piani di Kiev per far saltare la diga di Kakhovka, e per questo gli oppositori della Russia stanno ricorrendo alla tipica tattica di guerra dell’informazione DARVO, ovvero “Negare, attaccare e invertire la vittima e il colpevole”. Da questa visione, si può valutare che esiste un rischio credibilmente alto che Kiev possa presto distruggere questo importante progetto infrastrutturale.

Pubblicato in partnership su One World https://oneworld.press/?module=articles&action=view&id=3402

Traduzione a cura di Lorenzo Maria Pacini

Foto: GlobalTimes

22 ottobre 2022

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