La tempesta perfetta

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di Fabio De Maio

Lo spettacolo offerto dal Parlamento Italiano, riunito in seduta plenaria insieme ai rappresentanti delle Regioni, per eleggere il Presidente della Repubblica ha confermato la sensazione di un copione scritto in precedenza ed in altre sedi, ogni leader ed esponente di partito ha recitato la parte a lui/lei più congeniale. La conferma del duo Mattarella-Draghi che suggella il commissariamento della politica  toglie qualsiasi dubbio alla convinzione percepita da tanti, compresi alcune voci del “mainstream ufficiale” che l’Italia sia stata scelta come banco di prova di un laboratorio politico ben preciso, quello che unisce il capitalismo di sorveglianza del green pass e della folle gestione della pandemia all’ultra liberismo del mercato che tutto vede e decide, con i costi dell’energia che salgono alle stelle nella totale inazione del governo che rinuncia a qualsiasi tentativo di gestire o limitare gli effetti della corsa al rialzo del costo di gas ed elettricità.

Mentre ovunque i governi stanno alleggerendo le restrizioni sanitarie, anche sotto la pressione della piazza(vedi Canada e  Francia), l’Italia si appresta a inaugurare le prime vere disposizioni di obbligo vaccinale che dal 15 febbraio impediranno agli over 50  non vaccinati qualsiasi attività lavorativa, nello stesso momento gli italiani sono alle prese con un problema di cui cominciano appena a percepire la gravità, sia per quanto riguarda la spesa delle famiglie  sia per i costi delle imprese che in alcuni settori sono obiettivamente impossibilitate a continuare le attività industriale e commerciali, pure in presenza di ordinativi importanti.

Chi avesse ancora qualche dubbio sul ruolo del “grande liquidatore” Mario Draghi può adesso coltivare robuste certezze, siamo di fronte ad un ulteriore passaggio (l’ultimo? ) della lunga opera di vendita e svendita delle eccellenze italiane, prima pubbliche poi private, annunciata nel 1992 sul Panfilo Britannia, mentre in contemporanea si assiste alla sublimazione definitiva del vincolo esterno, dove l’arrivo dei fondi europei del PNR è stata addirittura utilizzata come scusa per giustificare il ripiego sulla conferma del Presidente Mattarella; ricordiamo, per l’ennesima volta che i fondi europei sono per  il 70% a debito e concorrono a costituire il bilancio europeo ed italiano e quindi a restringere maggiormente il cappio del vincolo di cui sopra, cappio che obbligherà ad ulteriori tagli alla spesa sociale, come si evince dall’orizzonte programmatico di Mario Draghi e del gruppo di tecnocrati che ormai scrivono leggi e disposizioni, sottoposte poi al passaggio formale della firma dei vari  ministri.

Ricordiamo anche che Mario Draghi esordì nel discorso inaugurale del suo mandato con la frase “questo sarà il governo più atlantista della storia italiana “, oggi con il caro bollette gli italiani stanno pagando e per l’ennesima volta le conseguenze delle scelte atlantiche che dal 1989 stanno portando la Nato sempre più a  ridosso dei confini Russi e che hanno imposto alla Germania uno stop al progetto del gasdotto  North  Stream che avrebbe potuto essere operativo già da un paio di mesi e che avrebbe raddoppiato la quantità di gas che Gazprom fornisce all’Europa, passando sotto il Mar Baltico e non attraverso i gasdotti presenti nel territorio ucraino.

È il momento delle scelte, chiare, nette, radicali; vanno rimesse in discussione le scelte politiche precedenti e va costruita una reale alternativa alle alleanze più o meno barcollanti della scena politica italiana perché gli schieramenti attuali presentano posizioni identiche sulla tempesta che si sta abbattendo sulla nazione ed assecondano chi la tempesta l’ha scatenata per un fine ben chiaro e preciso: la distruzione definitiva della nave Italia. Ogni altro indugio, ogni compiacenza per partiti e schieramenti esistenti renderà totalmente inutile ogni sforzo ed ogni altro tipo di azione.  

Foto: Idee&Azione

31 gennaio 2022