La vera agenda globale che spinge per la guerra anche con la Cina [1/3]

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di Cynthia Chung

“Non abbiamo alleati eterni, né nemici perpetui. I nostri interessi sono eterni e perpetui, ed è nostro dovere seguirli.”
– Henry John Temple, alias Lord Palmerston (primo ministro britannico dal 1855 al 1858 e dal 1859 al 1865); aveva supervisionato la Prima Guerra dell’Oppio (1839-1842) contro la Cina come capo del Ministero degli Esteri britannico e la Seconda Guerra dell’Oppio (1856-1860) come Primo Ministro.

La neve adesso è nera

Bertrand Russell, nel suo libro “L’impatto della scienza sulla società” (1952), aveva affermato che l’argomento che “avrà la maggiore importanza politica sarà la psicologia di massa,” cioè la lente con cui un individuo vede la “realtà” e la “verità.” Russell era stato molto chiaro: tali “convinzioni” non sono generate dall’individuo stesso, ma devono essere modellate dallo Stato.

Naturalmente, gli individui non sono incoraggiati a pensare ad una verità o ad una realtà assoluta, ma piuttosto a pensare su una scala molto più piccola, su “fatti” individuali, perché questo è molto più facile da controllare e da plasmare e limita anche il pensiero “problematico,” come la riflessione sullo scopo e sull’intenzione.

Russell, nel suo “Impatto della scienza sulla società” continua a parlare di come si potrebbe programmare una società per convincerla che la neve sia nera piuttosto che bianca:

“Primo, l’influenza domestica è ostruttiva. Secondo, non si può fare molto se l’indottrinamento non inizia prima dei dieci anni. Terzo, i versi messi in musica e ripetuti in continuazione sono molto efficaci. Quarto, l’opinione che la neve sia bianca deve dimostrare un gusto morboso per l’eccentricità. Ma io anticipo. Spetta ai futuri scienziati rendere precise queste massime e scoprire esattamente quanto costerebbe a testa far credere ai bambini che la neve è nera, e quanto meno costerebbe far credere loro che è grigio scuro.”

Si tratta ovviamente di un programma per una più ambiziosa “riformulazione” della “realtà.” Tuttavia, come vediamo oggi, non c’è bisogno di iniziare prima dei dieci anni per altri tipi di “riorganizzazione” e in nessun altro caso questa sembra essere più efficace e di successo in qualsiasi gruppo di età rispetto alla politica “estera” dell’Occidente.

La neve è qualcosa che vediamo e sperimentiamo regolarmente. È molto più difficile “riformulare” qualcosa di familiare, ma lo “straniero” è sempre stato un concetto piuttosto confuso e indefinito per millenni, e quindi è un candidato molto più facile per lo Stato da “riformulare” come la nostra “realtà” collettiva, la nostra “paura esistenziale” collettiva.

Così, per la maggior parte della storia, la nostra comprensione di chi è nostro “amico” e chi è nostro “nemico” raramente è stata determinata dal popolo stesso, ma piuttosto dalla sua struttura di governo.

Una struttura di governo di questo tipo è libera di determinare in nostra vece che cosa sia “verità” o “falsità,” che cosa sia “fatto” o “finzione,” perché la gente, nonostante tutti gli abusi e gli sfruttamenti da parte di questa forza di governo, guarda ancora a questa stessa forza per proteggersi e ripararsi dallo spaventoso “ignoto.”

La gente si è abituata a pensare che è “meglio il diavolo che si conosce.” In questo articolo vedremo se le cose stanno effettivamente così.

[Questa è la seconda parte di una serie di due parti, per la prima si veda qui].

“I nostri interessi sono eterni e perpetui”

“È la mente stessa dell’uomo, non il suo nemico o il suo avversario, che lo attira verso le vie del male.”
– Buddha

Prima di addentrarmi nella situazione geopolitica odierna e di tentare di rispondere alla domanda su quale sia l’agenda globale che spinge alla guerra con la Cina, vorrei condividere una breve panoramica su alcuni fatti storici molto importanti, perché vi assicuro che essi giocano un ruolo di primo piano in ciò che sta plasmando le dinamiche odierne.

Per brevità, la storia inizia con la Prima Guerra dell’Oppio (1839-42).

In breve, negli anni quaranta del XIX secolo l’Impero Britannico si era orientato verso un sistema di libero scambio, sul modello della “Ricchezza delle nazioni” di Adam Smith. In questo nuovo sistema di commercio si riteneva che se c’è una domanda per un prodotto, un Paese non ha il diritto di intervenire nelle sue transazioni. Il protezionismo, che fino a quel momento era stato praticato dalla Gran Bretagna, era ora considerato una pratica inadatta dalla stessa Gran Bretagna, e tutti gli altri Paesi dovevano naturalmente seguire le “nuove regole” scelte per loro.

La Gran Bretagna, tuttavia, si era concessa il privilegio di essere l’unico Paese a cui era permesso di continuare a praticare il protezionismo, mentre imponeva il suo “libero” commercio a tutti gli altri.

Nel caso della Cina, il commercio dell’oppio era stato vietato dai Cinesi ed erano previste severe punizioni per coloro che erano coinvolti nel contrabbando del prodotto, compresi i mercanti britannici. L’Impero Britannico considerava questa situazione una minaccia diretta alla sua “sicurezza” e alla sua nuova applicazione del libero commercio. Così, quando la Cina si era rifiutata di fare marcia indietro, aveva scatenato la Prima Guerra dell’Oppio (1839-1842). Il risultato era stata la firma forzata del Trattato di Nanchino, nel 1842.

Questo trattato, noto come il primo dei “trattati ineguali,” aveva ceduto il territorio di Hong Kong alla Gran Bretagna e permesso ai mercanti britannici non solo di commerciare a Guangzhou, ma anche di commerciare con altri cinque “porti del trattato” e con chiunque volessero.

Creata nel 1600 con una Carta Reale della Regina Elisabetta I, la Compagnia delle Indie Orientali era stata fin dall’inizio indistinguibile dallo stesso Impero Britannico, arrivando ad un certo punto a rappresentare la metà del commercio mondiale. Come aveva giustamente detto Lord Macaulay nel suo discorso alla Camera dei Comuni nel luglio 1833, fin dall’inizio la Compagnia delle Indie Orientali era sempre stata coinvolta sia nel commercio che nella politica, proprio come le sue controparti francesi e olandesi.

In altre parole, la Compagnia delle Indie Orientali doveva facilitare la partita a scacchi geopolitica che l’Impero britannico stava giocando. Non solo i regolari contratti commerciali, ma anche interi territori conquistati e colonizzati dall’Impero Britannico venivano consegnati a questa compagnia perché li gestisse tramite un esercito privato di grandi dimensioni, il tutto sotto un decreto della Corona. Questo è tanto più evidente nella libertà che le era stata concessa di controllare la produzione dell’oppio nell’India britannica e di facilitarne il commercio ad Hong Kong e in altre zone colonizzate del Sud-Est asiatico.

La Cina era stata ritenuta non collaborativa rispetto alle condizioni sottoscritte con il Trattato di Nanchino e l’Impero britannico aveva quindi scatenato la Seconda Guerra dell’Oppio, che era durata dal 1856 al 1960. [C’è un eccellente film cinese intitolato “La guerra dell’oppio” che ripercorre questa storia, lo si può vedere gratuitamente qui].

Gli Inglesi (con l’assistenza della Francia) avevano sconfitto i Cinesi dopo una guerra durata quattro anni. La Cina, un’antica civiltà con una società avanzata sia culturalmente che scientificamente, era stata costretta a sottostare alla politica estera britannica e al suo libero commercio dell’oppio.

Il 18 ottobre 1860, gli Inglesi avevano incendiato il Palazzo d’Estate, noto anche come Yuanmingyuan (Giardini della Perfetta Luminosità), mentre i Francesi, apparentemente, si erano rifiutati di prestare assistenza. L’incendio dell’edificio era durato due giorni.

Una volta vinta la guerra, le truppe britanniche e francesi (e i mercenari) avevano saccheggiato e distrutto innumerevoli opere d’arte, molte delle quali sono rimaste all’estero, sparse in 47 musei di tutto il mondo [1]. Un perpetuo ricordo del bottino delle guerre dell’oppio. È ironico che tanti si divertano a guardare queste opere di bellezza e dimentichino gli orrori commessi per ottenerle.

Per facilitare il commercio nella regione, era necessario creare una banca amica degli Inglesi che collegasse i tesori appena acquisiti dall’Impero, Shanghai e Hong Kong, con l’India britannica (il principale produttore mondiale di oppio), il resto dell’Impero britannico e l’Europa. Nel 1865, a questo scopo, era stata fondata la HSBC, che opera ancora oggi.

Questa banca non aveva solo lo scopo di facilitare il commercio estero all’interno della Cina in tutti i modi ritenuti opportuni, ma era stata creata proprio per il commercio dell’oppio. È importante notare che, sebbene la fondazione della HSBC venga attribuita a Thomas Sutherland della Peninsular and Oriental Steam Navigation Company, un mercante scozzese che voleva che la banca operasse secondo i “sani principi bancari scozzesi,” la banca era stata creata fin dall’inizio per facilitare il commercio illecito per conto dell’Impero Britannico.

La Cina si riferisce a questo periodo come al suo “Secolo dell’Umiliazione,” noto anche come “i cento anni di umiliazione nazionale,” che descrive il periodo dal 1839 al 1949.

Cosa era accaduto nel 1949?

I Cinesi avevano combattuto una guerra civile lunga 22 anni (agosto 1927-1949), che si era sovrapposta alla Seconda Guerra Sino-Giapponese (1937-1945), in cui i Cinesi avevano combattuto contro i fascisti giapponesi per la loro stessa esistenza. I fascisti giapponesi volevano ripulire etnicamente la Cina e l’intera costa orientale dell’Asia. Ho Chi Minh aveva guidato la valorosa lotta contro i fascisti giapponesi in Vietnam. I fascisti giapponesi avevano commesso il genocidio più brutale, forse di tutta la storia, noto come olocausto asiatico e di cui gli Occidentali sono spesso completamente all’oscuro (per maggiori informazioni su questo argomento, fare riferimento qui e qui).

Il più famoso di questi era stato il Massacro di Nanchino, o Ratto di Nanchino, iniziato il 13 dicembre 1937 e durato sei settimane. Si stima che oltre 300.000 persone siano state massacrate e più di 80.000 brutalmente violentate e torturate.

I Cinesi avevano eroicamente combattuto i fascisti giapponesi e mantenuto intatto il loro Paese alla fine della Seconda Guerra Mondiale. Sebbene molti Paesi europei non avessero resistito nemmeno una settimana all’invasione dei nazisti tedeschi, la Cina aveva resistito per otto anni al dominio giapponese, pur combattendo una guerra civile. Di certo non c’è abbastanza rispetto per il popolo cinese per questo incredibile ed eroico risultato.

Il 1° ottobre 1949, i comunisti cinesi guidati da Mao Zedong avevano vinto la guerra civile contro l’esercito del Kuomintang di Chiang Kai-shek e Mao aveva dichiarato la nascita della Repubblica Popolare Cinese. Si tratta di una storia complicata che non è possibile discutere in modo soddisfacente in questo articolo, tuttavia mi limiterò a fare alcune osservazioni.

Sun Yat-sen, di cui parlo più dettagliatamente nella prima parte, era stato determinante nella rivoluzione cinese contro la corrotta dinastia Qing. Si era formato politicamente alle Hawaii, aderendo al sistema economico americano (per maggiori informazioni su questo punto si rimanda alla Parte 1.) Era cristiano ma anche confuciano, non vedendo alcuna contraddizione negli insegnamenti [di queste dottrine].

Nel 1911, grazie alla leadership di Sun Yat-sen, la Cina aveva vinto la rivoluzione contro la dinastia Qing. Sun era diventato presidente della Repubblica Cinese nel 1912, ma si era poi volontariamente dimesso (per mantenere la pace) a favore di Yuan Shikai. Yuan Shikai era un signore della guerra e un avido burattino degli interessi britannici. Sun non aveva avuto altra scelta se non quella di dimettersi, perché si era reso conto che, se non l’avesse fatto, la Gran Bretagna sarebbe intervenuta militarmente.

La Cina aveva vinto la sua rivoluzione, ma era ancora assoggettata al dominio britannico.

Sun Yat-sen non era uno sciocco e aveva capito la situazione con chiarezza. Il problema della Cina con la Gran Bretagna era lo stesso che le colonie [inglesi] degli Stati Uniti avevano dovuto affrontare quasi 150 anni prima.

Sun Yat-sen scrive nel suo libro “Il problema vitale della Cina,” pubblicato nel 1917:

“Quando l’Inghilterra stringe amicizia con un altro Paese, lo scopo non è quello di mantenere una cordiale amicizia per il bene dell’amicizia, ma di utilizzare quel Paese come strumento per combattere un terzo Paese. Quando un nemico viene privato del suo potere, viene trasformato in un amico e l’amico, divenuto forte, in un nemico. L’Inghilterra rimane sempre in una posizione di comando; fa combattere le sue guerre agli altri Paesi e lei stessa raccoglie i frutti della vittoria.”

“Gli Inglesi sono astuti come una volpe e mutevoli come il tempo, e non si vergognano di essere tali…La Gran Bretagna cerca l’amicizia solo con chi può e quando i suoi amici sono troppo deboli per essere utili a lei, devono essere sacrificati nel suo interesse. Il tenero riguardo della Gran Bretagna per i suoi amici è come la delicata cura che di solito i contadini mostrano nell’allevare i bachi da seta; dopo che tutta la seta è stata estratta dai bozzoli, essi vengono distrutti dal fuoco o usati come cibo per i pesci. Gli attuali amici della Gran Bretagna non sono altro che bachi da seta.”

“La politica chiave dell’Inghilterra è quella di attaccare il Paese più forte con l’aiuto dei Paesi più deboli, e di unirsi al nemico indebolito per controllare la crescita di un terzo Paese. La politica estera britannica è rimasta sostanzialmente invariata per due secoli.”

Sembra che Sun Yat-sen avesse le idee molto chiare su quale fosse il “problema vitale” della Cina.

Sun Yat-sen è conosciuto come il padre della Repubblica Cinese. Era stato Sun Yat-sen a fondare il Kuomintang e Chiang Kai-shek era stato scelto da Sun come suo successore. Durante questo periodo, molti dei successivi membri del Partito Comunista Cinese avevano originariamente fatto parte del Kuomintang, come Zhou Enlai (che in seguito sarebbe stato determinante nella formazione dei Cinque Principi per la coesistenza pacifica e vitale partecipante alla Conferenza di Bandung, vedi Parte 1).

Sun Yat-sen era morto nel 1925 e la guerra civile cinese era scoppiata due anni dopo. Sono convinta che se Sun fosse rimasto in vita più a lungo, la Cina non sarebbe mai caduta in una guerra civile.

Allo scoppio della guerra civile, Madame Sun Yat-sen (Rosamond Soong Ch’ing-ling), una figura politica cinese estremamente intelligente, dopo un certo ritardo si era schierata a favore del Partito Comunista Cinese. Chiang non era più l’uomo che Sun aveva ritenuto in grado di guidare il popolo cinese. La sorella di Madame Sun Yat-sen, che aveva sposato Chiang ed era politicamente astuta, aveva continuato a sostenere il marito.

Questa decisione di Madame Sun Yat-sen, considerata la vera incarnazione vivente della filosofia e degli insegnamenti di Sun Yat-sen, era stata vista dai più come se Sun stesso avesse parlato al popolo cinese.

La cosa aveva provocato un allineamento con numerosi altri partiti e istituzioni politiche cinesi che si erano schierate con il Partito Comunista contro il Kuomintang, che a quel punto era considerato in combutta con interessi stranieri (britannici e americani), con Chiang che sembrava più preoccupato di mantenere il suo potere e la sua influenza che non del reale destino della Cina.

[La signora Sun Yat-sen aveva ricoperto diverse posizioni di rilievo all’interno della Repubblica Popolare Cinese, a partire dal 1949. Per saperne di più, fare riferimento qui].

Più volte durante la Seconda Guerra Mondiale era stato chiesto ad entrambe le parti di concentrarsi sulla sconfitta dei fascisti giapponesi, ma Chiang aveva sempre rifiutato. Chiang voleva usare i fascisti giapponesi contro il Partito Comunista per vincere la guerra civile. C’era anche l’inquietante questione se Chiang stesse iniziando a considerare il totalitarismo giapponese come un modello di governo.

Taiwan, un’isola a sole 100 miglia dalla Cina continentale, ha una storia millenaria. A partire dalla fine del XIII secolo, i Cinesi erano entrati gradualmente in contatto con Taiwan e avevano iniziato a stabilirvisi. Alla fine del XVII secolo, Taiwan era sempre più integrata alla Cina, con una popolazione in gran parte costituita da Cinesi (la popolazione indigena esiste ancora oggi a Taiwan).

Quando Chiang aveva perso la guerra civile, si era ritirato sull’isola di Taiwan, che, a quel punto, era considerata parte della Cina ed era abitata prevalentemente da Cinesi. Chiang aveva continuato a definirsi l’unico vero rappresentante degli insegnamenti di Sun Yat-sen e l’unico vero leader della Repubblica Cinese, anche se la signora Sun Yat-sen si era rifiutata di riconoscere la sua legittimità, così come la maggioranza degli abitanti della Cina.

Chiang aveva governato Taiwan, essenzialmente in regime di dittatura, dal 1943 fino all’anno della sua morte, nel 1975.

La balcanizzazione della Cina e lo sterminio del suo popolo erano state una minaccia molto concreta, a cui la Cina non solo era sopravvissuta durante questo periodo, ma contro cui aveva combattuto con notevole forza d’animo e coraggio. Coloro che erano stati responsabili della salvezza della Cina sono giustamente visti come eroi agli occhi dei cinesi e saremmo sciocchi se sottovalutassimo la volontà e il coraggio del popolo cinese dopo tali dimostrazioni di valore (per altre storie sul valore della Cina, fare riferimento qui e qui).

Così, il 1949 aveva segnato la fine del “secolo dell’umiliazione” della Cina.

Note:

[1] “Old Summer Palace marks 157th anniversary of massive loot”. www.chinadaily.com.cn. Retrieved 2018-06-30.

Parte 1 di 3

Pubblicato su ComeDonChisciotte

Foto: Idee&Azione

12 agosto 2022