La vittoria reale di Bashar Al-Assad

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di Luciano Lago

Gli Stati Uniti “delusi” dal nuovo corso dei paesi arabi del Golfo Persico che riconoscoo la vittoria della Siria di Assad. Mentre la Siria è ora nella fase di invio di truppe in Russia per aiutare l’esercito russo ad affrontare l’asse USA/NATO, i regimi arabi del Golfo Persico stanno aprendo le braccia al paese siriano . Non è forse questa la più grande vittoria di un Presidente che ha resistito all’Impero USA?

Il presidente siriano Bashar Assad ha incontrato il sovrano di Dubai Sheikh Mohammed bin Rashid Al Maktoum a Dubai, ha affermato l’ufficio presidenziale siriano in una dichiarazione, durante la sua prima visita in uno stato arabo dall’inizio della guerra in Siria nel 2011. Assad ha anche incontrato il principe ereditario di Abu Dhabi, lo sceicco Mohammed bin Zayed Al Nahyan. Lo hanno riferito venerdì le agenzie di stampa statali degli Emirati Arabi Uniti e della Siria.

L’incontro tra Assad e Al Maktoum “si è concentrato sulle relazioni complessive tra i due Paesi e sulle prospettive di ampliamento del cerchio della cooperazione bilaterale, in particolare a livello economico, di investimento e commerciale”, riporta l’agenzia, stampa ufficiale siriana Sana . “I due leader hanno discusso di ‘questioni di interesse comune’, come l’integrità territoriale della Siria e il ritiro delle forze straniere dal Paese”, riferisce l’agenzia di stampa degli Emirati WAM, che aveva cercato di contattare Assad, per mezzo del ministro degli Esteri degli Emirati Arabi Uniti, lo sceicco Abdullah bin Zayed, nel corso di una sua visita al presidente siriano a Damasco a novembre, il primo funzionario degli Emirati in visita dal 2011.

Inoltre, il principe ereditario di Abu Dhabi e vice comandante supremo delle forze armate, ha ricevuto venerdì il presidente siriano. Lo sceicco Mohamed ha accolto con favore la visita di Bashar al-Assad, un evento che arriva mentre i due paesi continuano le loro consultazioni e il coordinamento in varie aree di interesse. Lo sceicco Mohamed ha espresso l’auspicio che la visita del presidente siriano apra la strada alla pace e alla stabilità nel Paese e nell’intera regione.

Hanno anche discusso di fornire supporto politico e umanitario alla Siria e al suo popolo al fine di raggiungere una soluzione pacifica a tutte le sfide. Lo sceicco Mohamed ha sottolineato che la Siria è un pilastro fondamentale della sicurezza araba e che gli Emirati desiderano rafforzare la loro cooperazione con Damasco per raggiungere stabilità e sviluppo a beneficio del popolo siriano.

Questa settimana il “complotto” contro la Siria ha compiuto l’undicesimo anno, ma in migliori condizioni politiche il governo siriano ha ripreso il controllo di quasi tutto il suo territorio, ad eccezione di alcuni settori ad est dell’Eufrate, ricchi di gas e giacimenti petroliferi, che sono stati occupati dalle truppe americane e dalle loro controparti curde, membri delle forze democratiche siriane (SDF), Rai al-Youm.

Gli Stati Uniti ei loro alleati nella regione, compresi gli emiri del bacino del Golfo Persico, hanno speso più di 200 miliardi di dollari per rovesciare il governo di Damasco e sostituirlo con un altro. Avevano in programma di creare un governo che normalizzasse le sue relazioni con l’entità sionista e spezzasse l’unità dell’esercito siriano.

Ma l’esercito siriano ei suoi alleati strategici in Russia, Libano e Iran hanno sventato la maggior parte di questa cospirazione e ripristinato oltre il 70% del territorio siriano alla sovranità statale. La maggior parte dei paesi arabi in cui si è svolta la cosiddetta” Primavera Araba” si oppone al progetto USA-Israele di dominare la regione. Sono orgogliosi di sostenere le resistenze palestinese e libanese. Il governo turco guida la cospirazione contro la vicina Siria. Ankara sta addestrando terroristi a combattere il governo di Damasco. L’ex primo ministro del Qatar ha ammesso che ci sono “forse” legami tra il suo governo e gli affiliati di al-Qaeda in Siria.

In un’ampia intervista alla televisione del Qatar, Hamad bin Jassim bin Jaber al-Thani – noto colloquialmente come “HBJ” – ha affermato che il suo governo avrebbe posto fine al sostegno a gruppi come il Fronte al-Nusra. Questa la grande vittoria di Assad dopo 11 anni di Resistenza mentre anche nel 2011 in un tale periodo, questi stessi Emirati stavano al fianco di Riyadh sperando di vedere la Turchia e i suoi mercenari arrivare dopo tre settimane alla Moschea degli Omayyadi di Damasco a pregare tra le rovine della “dinastia Assad”. Inoltre, gli Emirati sanno quale sia il sapore amaro che ha la Resistenza, loro che hanno subito la sua ira a gennaio prima di capitolare e fare marcia indietro davanti ad Ansarollah.

Nel frattempo, Khattar Abou Diab, che insegna scienze politiche all’Università di Parigi, ha riferito alla VOA (Voice of America) che anche Egitto, Bahrain, Kuwait, Oman e Algeria sono inclini a rinnovare i legami con il governo di Assad.

Inoltre, Hussam Shuaib, un esperto politico siriano, ha dichiarato all’agenzia di stampa cinese Xinhua che gli Emirati Arabi Uniti forniscono alla Siria la porta di accesso alla Lega araba e al suo ruolo nel mondo arabo.

Gli stessi Emirati Arabi Uniti sono interessati a scongelare i legami con la Siria “perché gli Emirati Arabi Uniti devono sbarazzarsi del pantano yemenita, così come l’Arabia Saudita. Entrambi apparentemente vogliono riorganizzare le relazioni politiche con l’Iran, di cui la Siria è uno stretto alleato”.

Le osservazioni sono arrivate dopo che il portavoce del Dipartimento di Stato americano. Ned Price. ha indicato, in una dichiarazione pubblica, che la visita di Assad negli Emirati Arabi Uniti ha lasciato Washington “profondamente deluso”, esortando gli alleati a evitare di normalizzare i legami con Damasco.

“L’America oggi non è al suo meglio di fronte ai nuovi cambiamenti nel mondo”, ha affermato Shuaib, osservando che i commenti di Price riflettono uno “stato di delusione” da parte di Washington per il cambiamento positivo nell’atteggiamento arabo nei confronti della Siria.

“Se seguiamo la politica americana negli ultimi decenni, vedremo che si basa esternamente sulla creazione del caos nel mondo e sull’insorgere di conflitti settari, religiosi ed etnici”, ha sottolineato l’analista arabo. Il ruolo degli Stati Uniti nel Medio Oriente come in Asia in questi anni è stato un ruolo essenzialmente distruttivo, hanno promosso guerre, “rivoluzioni colorate” e rovesciamenti di regime per poi lasciare sul terreno milioni di vittime, caos e distruzioni, dall’Iraq, all’Afghanistan alla Siria ed alla Libia.

I paesi della regione ormai hanno perfettamente inteso che Washington guarda soltanto ai propri interessi ed a quelli dello Stato sionista.

Foto: Controinformazione.info

21 marzo 2022