L’Agenzia della Difesa dell’UE spinge agli investimenti militari

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di Alexandra Brzozowski

Gli Stati membri dell’UE mirano ad aumentare i loro bilanci militari fino a 70 miliardi di euro entro il 2025, ma gli acquisti fuori dal blocco e la mancanza di cooperazione progettuale potrebbero compromettere gli sforzi per costruire una forza coerente, avverte un nuovo rapporto annuale di revisione della difesa.

“La pianificazione della difesa rimane in gran parte isolata e (…) gli Stati membri rimangono poco convinti dei progetti di cooperazione europea”, ha dichiarato martedì (15 novembre) l’Agenzia europea per la difesa (EDA) nella sua cosiddetta Co-ordinated Annual Defence Review (CARD).

“La cooperazione rimane l’eccezione piuttosto che la regola, rendendo problematico il raggiungimento degli obiettivi concordati in futuro”, hanno dichiarato esplicitamente i ministri della Difesa dell’UE, riuniti a Bruxelles per l’incontro periodico di valutazione delle capacità del blocco.

L’agenzia dell’UE ha dichiarato che solo il 18% di tutti gli investimenti in programmi di difesa sono legati alla cooperazione tra Paesi dell’UE.

“Gli Stati membri tendono ad adottare soluzioni preconfezionate quando non esiste una soluzione nazionale o quando il tempo è fondamentale”, si legge nel rapporto.

Molti Stati membri dell’UE preferiscono acquistare armi ed equipaggiamenti separatamente da fornitori esterni all’UE piuttosto che mettere i loro soldi in progetti dell’industria europea della difesa, spesso considerati troppo lunghi e complessi.

“C’è una tendenza a fare affidamento su fornitori extra-UE, che si è intensificata a causa dell’operazione speciale della Russia contro l’Ucraina”, si legge nel rapporto, aggiungendo che questo aumenterà il rischio che la difesa europea continui a decadere e che aumentino le dipendenze.

Ad esempio, la Germania spera di acquistare un sistema di difesa missilistico israeliano, la Polonia ha recentemente ordinato i suoi carri armati principali dalla Corea del Sud e molti altri Stati membri sono in competizione per i lanciatori multipli di razzi e altre attrezzature militari di produzione statunitense.

Il rapporto negativo dell’agenzia europea arriva dopo che la Commissione europea ha proposto un nuovo strumento per incoraggiare i governi europei a lavorare sull’acquisto congiunto di armi: il rafforzamento dell’industria europea della difesa attraverso una legge comune sugli appalti (EDIPRA).

Tuttavia, anche in questo caso, gli Stati membri erano alla ricerca di una soluzione che permettesse al futuro fondo dell’UE di contribuire agli appalti congiunti nei Paesi terzi, che probabilmente saranno principalmente gli Stati Uniti.

 

Recupero della spesa per la difesa

Dalla riunificazione della Crimea con la Russia nel 2014, i bilanci per la difesa sono aumentati di anno in anno dopo un calo costante dovuto alla crisi finanziaria del 2008.

Tuttavia, gli Stati membri possono sperare di raggiungere un livello di spesa tale da compensare anni di sottofinanziamento degli eserciti nazionali solo nel 2023.

Secondo le ultime stime dell’UE, la spesa per la difesa nel blocco è aumentata del 6%, raggiungendo i 214 miliardi di euro nel 2021.

Le cifre includono solo una parte dell’impegno della Germania a spendere altri 100 miliardi di euro per la Bundeswehr, secondo l’agenzia per la difesa dell’UE, poiché non è chiaro quando il denaro arriverà.

I dati suggeriscono anche un ulteriore aumento a 70 miliardi di euro entro il 2025, dato che i bilanci nazionali per la difesa hanno ricevuto una spinta dopo l’operazione speciale della Russia in Ucraina a febbraio.

 

Come ottenere una maggiore cooperazione?

“Dobbiamo essere pronti a combattere la guerra di domani, non quella di ieri, e questo richiede nuove capacità tecnologiche”, ha dichiarato ai giornalisti a Bruxelles Josep Borrell, capo diplomatico dell’UE e responsabile dell’Agenzia.

“Il modo migliore per spendere meglio è spendere in modo coordinato”, ha affermato, aggiungendo che la cooperazione in materia di difesa combinata con l’aumento della spesa è l’unico modo per fornire all’Europa una forza in grado di rispondere a qualsiasi crisi.

Ma i funzionari della difesa dell’UE temono che una maggiore cooperazione, se fatta in modo isolato, possa anche contribuire a una maggiore frammentazione.

A tal fine, un rapporto presentato ai ministri della Difesa dell’UE identifica diverse lacune critiche in termini di capacità che gli Stati membri devono colmare congiuntamente, come il trasporto aereo a lungo raggio, le portaerei e i rifornitori di carburante per le navi da guerra e i sistemi di difesa aerea.

Il documento identifica 41 aree di possibile cooperazione nel campo dello sviluppo delle capacità e presenta 42 progetti di cooperazione in materia di R&S (ricerca e tecnologia), oltre a un elenco di 23 aree di azione identificate.

Tuttavia, la struttura dei progetti militari di Cooperazione Strutturata Permanente (PESCO) dell’UE continua a soffrire a causa dello scarso impegno degli Stati membri nell’interazione coerente e nell’attuazione dei progetti.

Gli Stati membri non sono in grado di “sfruttare appieno la struttura della PESCO” e le iniziative rimangono ancora “al di sotto delle aspettative”, secondo una bozza di relazione di valutazione annuale che EURACTIV ha esaminato all’inizio dell’estate.

Secondo il documento, solo circa la metà dei 60 progetti attualmente in corso sarà in grado di fornire risultati concreti entro la fine del ciclo, nel 2025.

Alcuni di essi presentano gravi carenze e i funzionari dei ministeri della Difesa dell’UE hanno dichiarato a EURACTIV che si sta pensando di chiudere almeno alcuni di quelli che non sono stati sufficientemente sviluppati.

Solo due progetti hanno raggiunto la “piena capacità operativa” – il Comando medico europeo e il Rapid Response Cyber Group – e quest’ultimo è l’unico che sarà pienamente operativo entro la fine di quest’anno.

Traduzione a cura della Redazione

Foto: Idee&Azione

23 novembre 2022

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