L’agonia del mondo tra la fine definitiva e un nuovo inizio

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di Iurie Rosca

In questo momento storico, il mondo sta vivendo un particolare tipo di fermentazione. È un movimento apparentemente caotico, spasmodico o (forse più precisamente) agonistico. A parte lo spettacolo rumoroso creato da una civiltà planetaria artificiale che si ostina a cercare di mantenerci in uno stato di “allegria”, in cui “pensare positivo” significa perdere la capacità umana di base di una sobria contemplazione del mondo. L’uomo attuale, quando si vede staccato dal trambusto della banalità quotidiana, cade in uno stato di profonda inquietudine.

Quest’ansia, al limite del panico esistenziale, si manifesta come una profonda sbornia. Persiste a lungo perché la persona disillusa si è ripresa dal fascino provocato dallo spirito ingannevole del brutto teatro delle marionette. Allontanandosi dal comandamento del capitalismo seduttivo – per sentirsi bene, per coltivare un vigore esaltato che annulla ogni riflessione coerente – cerca i punti di riferimento che lo riportino in armonia con il mondo circostante.

È qui che nasce la necessità di tornare alla pratica cristiana per ritrovare un senso di appagamento, per purificare la propria visione della vita e per scacciare le paure che ci hanno ossessivamente dominato. Così l’abbandono della falsa normalità del mondo di oggi diventa un fatto compiuto. Ma la nostra percezione della comunione con Cristo è spesso vittimizzata dalla cultura, mediata dalla ragione e presentata più come un esercizio intellettuale di riflessione filosofica. La mente prevale sul cuore e questo non può riportarci a uno stato di appagamento o di pace mentale.

Per quanto ci sforziamo di tornare al seno delle tradizioni ancestrali, il tarlo dei tempi bui della modernità ci rode incessantemente. Per superare questo distruttivo tumulto interiore, dobbiamo accettare la realtà odierna come un dato di fatto, vederla per quello che è, in tutto il suo degrado spirituale e civile.

L’ingiustizia inflittaci da governi corrotti e stupidi non ci lascia indifferenti, incidendo profondamente sulla nostra capacità di essere in uno stato di armonia ed equilibrio con il mondo in quanto creazione di Dio. E così ci affrettiamo a trovare soluzioni politiche a problemi spirituali.

In altre parole, in un mondo non spirituale, schiacciato dalla materialità, appiattito, scollegato dal cielo, non può esistere una strategia politica operativa né la possibilità di creare organizzazioni politiche valide, capaci di assumere finalità superiori e una missione storica di esaltazione trans-storica. Tra la ricerca delle vette celesti e la tentazione dei piaceri terreni, l’uomo moderno preferisce l’opzione di essere come tutti gli altri e trovarsi in uno stato di collasso irrevocabile. Il desiderio di trascendere il paradigma dominante gli è completamente estraneo.

L’anti-civiltà di oggi è la quintessenza della ginecocrazia, del matriarcato, del femminismo. Le mode femminili, vitalizzate dai costumi della società dei consumi, spingono gli uomini ad abbandonare l'”essere” a favore dell'”avere”. Questa è l’essenza del capitalismo liberale. Il veleno della società di mercato ha distrutto ogni forma di stabilità, costanza, immutabilità, fedeltà. Siamo dispersi, fiacchi, incapaci di coltivare relazioni durature: individualismo è il termine approssimativo che comunica la distruzione dell’organicità e della solidità del mondo di oggi. La vita è diventata liquida (Z. Bauman), le forme un tempo solide si liquefanno, fluiscono, colano nel nulla, come l’orologio di Dalì.

La distruzione, lo smantellamento, la decadenza del mondo di oggi sono evidenti. La gravità di questo stato di degrado non ha precedenti nella storia. L’inversione di tutti i valori come opera demoniaca trionfa sotto lo sguardo impotente di un mondo che ha dimenticato il significato del sacrificio come soluzione pratica per affermare la fede religiosa e risolvere i grandi problemi politici.

L’uomo moderno appare come un essere stentato, vile, comodo, addomesticato, privo di aspirazioni più grandi e di gesti più elevati. Tentare di costruire un movimento politico sostenibile in queste condizioni sarebbe un segno di profonda ingenuità. Sarebbe altrettanto sbagliato cercare di costruire un gruppo d’élite che possa articolare un messaggio potente in grado di risvegliare le masse dal letargo. Chiunque rimanga all’interno del quadro di riferimento imperfetto della democrazia di massa dimostra una totale mancanza di comprensione di come funziona questo tipo di società e di come funzionano i suoi meccanismi.

È giunto il momento di coltivare uno spirito di analisi che nasca da uno stato di autentica contemplazione, di cui è capace solo chi è riuscito a collegare la propria immaginazione con il mondo pre-moderno e ad aspirare a un salto di civiltà che colmi il divario storico che si è creato con la disillusione del mondo e la discesa nella materialità.

Ci troviamo di fronte a due possibilità. La fine del mondo e la fine di questo mondo. In entrambi i casi c’è spazio per un maggiore ottimismo. La prima opzione, se in qualche modo si concretizzerà, dovrebbe farci trovare pronti, all’erta, come un soldato in postazione.

La seconda, se Dio lo permette, comporta la distruzione radicale dell’attuale ordine mondiale. E qui, senza guerra, non possiamo rinascere. Il drago del mondo moderno può essere sconfitto solo accettando lo stato di guerra come uno stato di normalità. L’angoscia del nuovo mondo sarà straziante, con sangue e sacrifici, con la ricomparsa nella storia dell’Uomo, cui è affidato il sacro compito di rovesciare il Mercante e ripristinare la verticale del cielo. Nel fuoco divorante che distruggerà il mondo di oggi, il santo e l’eroe appariranno nella loro gigantesca statura. Entrambi questi modelli possono comparire solo in circostanze limitate.

Il mondo di domani non può essere un’estensione del mondo di oggi. Può essere costruita solo sulle rovine del mondo di oggi.

Traduzione a cura di Lorenzo Maria Pacini

Foto: Katehon.com

29 settembre 2022

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