L’Assemblea generale dell’ONU è pronta a dichiarare l’aborto un diritto umano

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di Stefano Gennarini

L’Unione Europea, insieme all’amministrazione Biden, sta cercando di costringere l’Assemblea Generale ad adottare una risoluzione che rivendica l’aborto come diritto umano.

I delegati sono nelle fasi finali di negoziazione di una risoluzione dell’Assemblea Generale che dichiara “l’accesso all’aborto sicuro” come una politica che i governi dovrebbero perseguire per “assicurare la promozione e la protezione dei diritti umani di tutte le donne e della loro salute sessuale e riproduttiva”.

Nonostante le ripetute obiezioni dei Paesi che proteggono la vita dei bambini nel grembo materno o che hanno leggi restrittive sull’aborto, la risoluzione è stata presa in considerazione con il nuovo linguaggio controverso per essere adottata entro la fine del mese.

La risoluzione rappresenterebbe una vittoria significativa per i diritti dell’aborto dopo anni di stasi nei dibattiti delle Nazioni Unite e darebbe un chiaro mandato alle agenzie dell’ONU affinché l’aborto sia promosso come diritto umano. Il linguaggio sull’“aborto sicuro” contenuto nella risoluzione è stato respinto in numerosi negoziati di altre risoluzioni negli ultimi dieci anni.

Forzare l’inclusione di questo linguaggio è diventata una priorità per i Paesi occidentali progressisti che hanno sostenuto la risoluzione fin dall’inizio, comprese le maggiori potenze dell’Unione Europea e l’amministrazione Biden. Il diplomatico giapponese che ha condotto i negoziati è stato categorico nel dire che le delegazioni non avrebbero potuto cancellare o aggiungere nulla al linguaggio sull’aborto, chiudendo sostanzialmente i negoziati. Nonostante le ripetute obiezioni durante l’estate, la lingua è rimasta senza modifiche nella bozza.

I delegati sono rimasti confusi e delusi da questa intransigenza, mettendo addirittura in dubbio la buona fede delle delegazioni promotrici della risoluzione. Alcuni addetti ai lavori vicini ai negoziati hanno riferito al Friday Fax che non un solo paragrafo dell’intera risoluzione è stato concordato per consenso prima che la bozza fosse presentata questa settimana, discostandosi dalla procedura diplomatica seguita da tempo nei negoziati dell’Assemblea Generale. Di conseguenza, quindici Paesi hanno cercato di bloccare la presentazione della risoluzione, senza successo.

I delegati sono stati ancora più confusi dal fatto che l’Unione Europea sembrava manipolare i negoziati. Gli Stati membri della UE, che sono tra i principali sostenitori della risoluzione, stavano negoziando in modo aggressivo. Questo non è il normale protocollo dei negoziati dell’Assemblea Generale. Nel normale corso delle cose, i principali sponsor di una risoluzione non negoziano la risoluzione stessa. Si limitano a facilitare i negoziati.

Le delegazioni non solo si sono opposte al linguaggio sull’aborto contenuto nella risoluzione, ma hanno anche espresso preoccupazione per il linguaggio e i termini che potrebbero essere usati per sostenere politiche che promuovono l’omosessualità e il transgenderismo con la scusa di affrontare la violenza sessuale, di cui le donne sono prevalentemente vittime.

Il linguaggio sull’aborto si avvicina sempre di più all’affermazione dell’aborto come diritto umano internazionale, ma non arriva a una vera e propria dichiarazione perché include l’avvertenza “laddove tali servizi siano consentiti dalla legge”.

Il termine specifico “aborto sicuro” non è stato ampiamente accettato dagli Stati membri delle Nazioni Unite. E il linguaggio che lega l’aborto ai diritti umani è stato ancora più controverso durante i negoziati.

A giugno, Egitto, Bahrein e Arabia Saudita hanno proposto un emendamento per eliminare il termine “aborto sicuro” da una risoluzione del Consiglio dei diritti umani. Tale emendamento è stato sostenuto da circa la metà dei membri votanti del Consiglio.

Nell’Assemblea Generale, il termine è stato incluso in modo controverso solo in una risoluzione biennale sulla violenza contro le donne sponsorizzata da Francia e Paesi Bassi. Entrambe le delegazioni sono dichiaratamente sostenitrici di un diritto internazionale all’aborto.

È opinione diffusa che promuovere l’accesso all’aborto come diritto umano minerebbe il consenso dell’Assemblea Generale, definito nel 1994 alla Conferenza internazionale sulla popolazione e lo sviluppo tenutasi al Cairo, secondo cui l’aborto è una questione che deve essere decisa dalla legislazione nazionale senza interferenze esterne, che i governi dovrebbero aiutare le donne a evitare l’aborto e provvedere al benessere della madre e del bambino prima e dopo la nascita.

I Paesi occidentali progressisti hanno cercato di erodere questi limiti della Conferenza del Cairo per quasi tre decenni attraverso il lavoro delle agenzie delle Nazioni Unite.

Le agenzie delle Nazioni Unite promuovono abitualmente la nozione di “aborto sicuro” sotto il titolo di “salute e diritti riproduttivi”, in particolare l’Organizzazione Mondiale della Sanità, il Fondo delle Nazioni Unite per la Popolazione e l’Agenzia delle Nazioni Unite per le Donne. Ma lo hanno fatto in gran parte di propria iniziativa, senza un mandato dell’Assemblea Generale.

Traduzione a cura di Costantino Ceoldo

Foto: Idee&Azione

14 settembre 2022

 

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