L’astensionismo è la vera scommessa

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di Roberto Siconolfi

L’astensionismo è la base della politica del XXI secolo, l’astensionismo è la fiamma più pura della politica antisistema.

Un calo di quasi 10 punti (dal 73,2% al 63,8 %), un massimo storico per l’Italia, paese dalla grande partecipazione al voto.

Adesso l’astensionismo dovrà prendere forma, dovrà “realizzarsi”!

E quale forma prenderà? Sicuro non quella del partito politico!

Bisogna iniziare a ragionare in termini epocali e questa è la fine di un’epoca.

Quello che stiamo vivendo è il momento della “fine”.

Stiamo assistendo alla fine della scienza, alla fine della medicina, alla fine dei corpi sociali (famiglia, relazioni, ecc.), alla fine delle religioni, dove persino i capi di quelle principali “pregano più per i persecutori che per i perseguitati “(cit.).

Bene, questa dissoluzione finale non poteva che toccare anche alla politica e ai partiti.

Sono strutture logore, che non corrispondono più alla realtà dei fatti, e l’astensionismo tutto, bello e brutto, chiede, “esige”, un cambio di passo.

Sono strutture logore oltre ai partiti, i movimenti di massa, i sindacati, le federazioni, i coordinamenti, i comitati, tutte forme appartenenti a concezioni otto-novecentesche della politica, fatte sulla base di un’altra società e di un altro tipo umano.

Tutte le strutture del mondo antisistema di questo tipo non costituiscono che la parte crepuscolare, se non già morente, di quel modello storico.

E abbiamo visto all’opera le loro dirigenze, con ambiguità, machiavellismi, trasformismi e riciclaggi che manco la peggiore prima repubblica!

Oltre a spaccature, frammentazioni, personalismi, unioni già disunite in partenza, che durano Natale e Santo Stefano, che manco il peggio della politica radicale di sinistra o destra!

E non mettiamola con i se: “se avessimo avuto più tempo anziché un mese”, “se non ci fosse stato il mal tempo”, “se al sud fossero andati a votare” – guardate pure il nord! –, “se ci fossimo uniti” – e chi ve lo dice che prendevate di più? – “se gli astensionisti avessero votato” – li hanno attaccati per settimane! –, “se non avessero fatto propaganda per l’astensione, perché pagati dal nemico” – becero complottismo… –, ecc.

Questo è il modo peggiore di affrontare una sconfitta, ed è anche questo sintomatico del nostro discorso.

Del resto per avere un quadro chiaro dell’evoluzione storica basta guardare le élite.

Le élite hanno già superato la politica, sostituendola con la governance.

Le élite hanno già messo fuori dalla storia il modello organizzativo moderno (di circa gli ultimi 3 secoli), entrando in una postmodernità che dalla gestione dello Stato a quella delle problematiche sociali già fa ampiamente a meno della “politica”, con parlamenti e partiti che al massimo ratificano decisioni prese altrove, dai “competenti”, e con i media che hanno notevolmente più potere di loro.

Ma anche i popoli non scherzano, visto che i trend dell’astensionismo sono in crescita ovunque, persino dove votare è obbligatorio (dati IDEA).

E ora si comincia a ballare, ora si entra nel vivo della crisi epocale, nella sua fase più acuta, ora dovrà uscire il meglio della nostra capacità, volontà e creatività per affrontare i tempi e ricostruire.

Dalla nostra parte la base dei partiti antisistema, una base spesso piena di energie, entusiasmo, voglia di fare e di aggregarsi, e che abbiamo visto all’opera nei congressi di tali partiti così come nelle piazze del cosiddetto dissenso.

Una base forse illusa, innanzitutto da se stessa, e dallo scambiare il mondo dei social media per realtà (vedi aspettative di voto).

Una base pura che va a unirsi con tutti quelli che consapevolmente o meno non hanno aderito al gioco truffaldino delle elezioni.

Quel gioco che nella migliore delle ipotesi ti fa essere radicale al 3% per poi inglobarti quando passi al 33.

Foto: Idee&Azione

27 settembre 2022

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