Lavrov, Hitler e i giornalisti in malafede

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di Maurizio Ulisse Murelli

Il problema non è quel che pensa e dice Lavrov. Il problema è quello che vien fuori quando persone coltissime ed intelligenti come lui, indipendentemente dalla loro ideologia, di quel che pensano e a cui credono (e quindi anche di tutte le persone di pari intelligenza a lui avverse) si concedono al telecretinismo. Da persone colte ed intelligenti utilizzano con proprietà semantica ed etimologica alcune parole e concetti dando per scontato che chi le ascolta abbaino letto almeno un milionesimo dei libri da loro letti e sui quali hanno studiato.

Cosa avrebbe detto di stravagante Lavrov?

1) che è sua opinione che Hitler possa avere ascendenze ebraiche. Questa esternazione fa scapocciare i contrapposti razzisti: inaccettabile per chi Hitler era un puro ariano, inaccettabile per gli ebrei che uno di loro possa essere il mostro certificato dalla storiografia ortodossa. Senonché questa cosa Lavrov non se l’è sognata di notte. È un’ipotesi avanzata da alcuni storici e di cui SOAVEMENTE E TRAQUILLAMENTE prende atto anche la stampa ebraica. Tant’è che l’8 agosto 2019 il «The Jerusalem post» pubblica sul tema uno studio/recensione titolando «Lo studio suggerisce che il nonno paterno di Adolf Hitler era ebreo».

Nove anni prima, l’odierno indignato “Corriere della serva” pubblica un articolo dal titolo: «Le origini ebraiche di Adolf Hitler» (26 agosto 2010) dove si può leggere: « (…) Adolf Hitler aveva probabili origini ebraiche. A suffragare le dicerie con prove “scientifiche” sono due ricercatori belgi, il giornalista Jen-Paul Mulders e lo storico Marc Vermeeren, i quali hanno analizzato il dna di 39 persone legate da parentela a Hitler, scoprendo la presenza dell’Aplogruppo Eib1b1. Un cromosoma, questo, raro tra gli occidentali ma frequente nei gruppi ebraici askenaziti, cioè dell’Europa del’Est, e dei serfarditi, cioè della Spagna e del Nordafrica, nonché tra i berberi del Marocco, Algeria e Tunisia».

Di articoli e di libri se ne possono citare a decine. Come esempi bastino questi due. E stando a questi due, dove starebbe la stravaganza di Lavrov? Nel fatto che crede ad un’ipotesi storica minoritaria e non apprezzata?

2) Lavrov: “Secondo alcuni ebrei gli ebrei sono tra i maggiori antisemiti” (cito a memoria, ma più o meno il senso della sua affermazione è questo). Qui con ogni probabilità c’è un richiamo a quegli ordini (sette) ebraiche antisioniste che giudicano l’esistenza di Israele un aberrazione e un sacrilegio, poiché Israele avrebbe ragione di esistere solo dopo la venuta del Messia. Ma glissiamo altrimenti la faccio troppo lunga.

Nel linguaggio occidentale “antisemitismo” (termine coniato nel 1787 dal teologo tedesco protestante Johann Gottfried Eichhorn) oggi è assunto come “Avversione nei confronti dell’ebraismo”, cioè degli ebrei razzialmente intesi. In pratica un’appropriazione indebita dal punto di vista semantico e se vogliamo etimologico. Perché non solo il popolo ebraico non si compone esclusivamente di “semiti”, tutt’altro, ma perché Semiti sono tutti i popoli che parlano, o hanno parlato, lingue collegate al ceppo linguistico semitico (Arabi, Ebrei e Cananeo-Fenici). E di certo ci sono più semiti tra i palestinesi che non tra gli israeliani, tanto per dirne una. E allora, quelli che praticano l’avversione nei confronti dei palestinesi, degli arabi cosa non sono per precisione terminologica se non “antisemiti”?

In Occidente si accetta che “antisemitismo” sia sovrapponibile a “antiebraismo”, anzi, che l’antisemitismo sia solo ed esclusivamente la discriminazione dell’ebreo. Per quale ragione al mondo un russo, e nella fattispecie Lavrov dovrebbe accettare il linguaggio politicamente corretto dell’occidente e privarsi ri-lanciare un’ulteriore frecciatina agli israeliani (e penso di sapere il perché, ma glissiamo) facendo intendere quello che per lui è comunque “antisemitismo ebraico”? Quest’ultima mia domanda si ricollega al fatto che la settimana passata Lavrov aveva già lanciato una sua frecciatina a Israele là dove sostenne che gli israeliani, per capire a fondo il problema Ucraina, dovevano richiamarsi al loro intendimento relativamente alla Palestina.

Ecco, se si conviene che Lavrov non è uno stupido, ma una persona colta e senza dover stare con lui o contro di lui, semplicemente riconoscendo un dato di fatto oggettivo, si capisce bene cosa oggi sta accadendo e possibilmente avere un po’ di compassione per i telecretini mondiali che istericamente ululano alla luna dell’idiota.

Foto: Ansa

4 maggio 2022