Le cinque lezioni di Carl Schmitt per la Russia: #1

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di Aleksandr Dugin

Il famoso giurista tedesco Carl Schmitt è considerato un classico del diritto moderno. Alcuni lo chiamano il “moderno Machiavelli” per la sua mancanza di moralismo sentimentale e di retorica umanista nella sua analisi della realtà politica. Carl Schmitt credeva che, nel determinare le questioni giuridiche, è innanzitutto importante dare un quadro chiaro e realistico dei processi politici e sociali e astenersi dall’utopismo, dal benvolere, dagli imperativi a priori e dai dogmi. Oggi, l’eredità scientifica e giuridica di Carl Schmitt costituisce un elemento necessario della formazione giuridica nelle università occidentali. Anche per la Russia, la creatività di Schmitt è di speciale interesse e di particolare importanza poiché si è interessato alle situazioni critiche della vita politica moderna. Indubbiamente, la sua analisi del diritto e del contesto politico della giurisprudenza può aiutarci a capire più chiaramente e profondamente cosa sta succedendo esattamente nella nostra società e in Russia.

Lezione #1: la politica al di sopra di tutto

Il principio principale della filosofia del diritto di Carl Schmitt era l’idea del primato incondizionato dei principi politici sui criteri di esistenza sociale. È la politica che ha organizzato e predeterminato la strategia dei fattori economici interni e la loro crescente pressione nel mondo moderno. Schmitt spiega questo nel modo seguente: “Il fatto che le contraddizioni economiche siano ora diventate contraddizioni politiche… mostra solo che, come ogni altra attività umana, l’economia percorre un cammino che porta inevitabilmente all’espressione politica” [1]. Il significato di tale affermazione di Schmitt, intesa come una solida argomentazione storica e sociologica, si riduce in definitiva a quella che può essere definita come la teoria dell'”idealismo storico collettivo”. In questa teoria, il soggetto non è la sostanza individuale o le leggi economiche che si sviluppano, ma un popolo concreto, storicamente e socialmente distinto che mantiene, con la sua speciale volontà dinamica – dotata di una propria legge – la sua esistenza socio-economica, l’unità qualitativa e la continuità organica e spirituale delle sue tradizioni in diverse forme e in diverse fasi. Nella comprensione di Schmitt, la sfera politica rappresenta l’incarnazione della volontà del popolo espressa in varie forme relative ai livelli giuridico, economico e socio-politico.

Una tale definizione di politica è in contrasto con i modelli meccanicistici e universalistici della struttura societaria che hanno predominato la giurisprudenza e la filosofia giuridica occidentale dall’epoca dell’Illuminismo. La sfera politica di Schmitt è direttamente associata a due fattori che le dottrine meccanicistiche sono inclini a ignorare: le specificità storiche di un popolo dotato di una speciale qualità della volontà, e la particolarità storica di una data società, stato, tradizione e passato che, secondo Schmitt, trova concentrazione nella sua manifestazione politica. Così, l’affermazione schmittiana del primato della politica introduceva nella filosofia giuridica e nella scienza politica caratteristiche qualitative e organiche che ovviamente non sono incluse negli schemi unidimensionali dei “progressisti”, siano essi di orientamento liberal-capitalista o marxista-socialista.

La teoria di Schmitt considerava quindi la politica come un fenomeno “organico”, “radicato” nel “terreno”.

La Russia e il popolo russo hanno bisogno di una tale comprensione della politica per governare sufficientemente il proprio destino ed evitare di diventare ancora una volta, come sette decenni fa, ostaggio di un’ideologia antinazionale e riduzionista che ignora la volontà del popolo, il suo passato, la sua unità qualitativa e il significato spirituale del suo percorso storico.

Traduzione a cura di Lorenzo Maria Pacini

Foto: Idee&Azione

9 maggio 2022