Le eterne difficoltà della Somalia

image_pdfimage_print

di Damir Nazarov

L’abbondanza di conflitti in tutti i continenti non ci permette di prestare attenzione al Corno d’Africa, dove è in corso una lotta piuttosto seria per un importante punto strategico. La Somalia è da tempo divisa in sfere di influenza, dove, oltre agli attori regionali, sono presenti le principali potenze mondiali rappresentate da Stati Uniti e Cina. Se Washington costruisce la sua politica sul controllo totalitario giustificando le sue azioni con la “lotta al terrore”, la Cina offre una cooperazione pacifica per lo sviluppo del Corno d’Africa. Ma ad attirare l’attenzione è l’intervento degli alleati regionali degli Stati Uniti, tra i quali è in atto una feroce competizione per l’influenza sulla Somalia.

Per cominciare, i turchi e gli Emirati Arabi Uniti hanno basi militari nel Corno d’Africa. Vorrei ricordare che la Somalia è divisa in enclavi non riconosciute, dove le più famose sono il Somaliland, il Puntland, lo Stato delle Regioni Centrali della Somalia. Gli Emirati dominano il Somaliland, il che permette loro di fare pressione su Mogadiscio. Per molto tempo, il principale nemico degli Emirati Arabi Uniti è stato l’ex presidente della Somalia, Muhammad Abdullahi Muhammad (Farmaajo), che ha cercato di perseguire una politica indipendente dai dettami del connubio saudita-emiratino e ha propeso per l’alleanza turco-qatariota. Un esempio vivido è quello del 2017, quando, in qualità di capo della Somalia, Farmaajo si è rifiutato di aderire al blocco di Doha nel 2017, che ha poi permesso al piccolo Emirato di affidarsi a Muhammad per promuovere i propri interessi nel Corno d’Africa. Il rifiuto dell’ex presidente somalo di unirsi all’aggressione contro lo Yemen e di riconoscere la colonia sionista è anche il motivo principale dell’odio degli Emirati.

Per quanto riguarda l’espansione turca, essa è diretta a tutte le aree del Corno d’Africa, ma la Mogadiscio ufficiale è una priorità. È in Somalia che i turchi hanno costruito nel 2017 la più grande base militare al di fuori del loro Paese. Ankara ha scelto la Somalia anche per lanciare i razzi nello spazio, spiegando che questo Paese africano è “geograficamente situato vicino all’equatore e questa caratteristica garantisce la facilità di lancio di un razzo, oltre al suo basso costo”. Insomma, la Somalia è diventata quasi completamente un’appendice delle ambizioni turche, che trovano una risposta estremamente negativa ad Abu Dhabi e Riyadh. A differenza dei turchi, l’autocrazia del Golfo, insieme alla giunta egiziana, ha organizzato la creazione segreta di milizie fedeli sul territorio somalo. Questo fatto ci permette di ipotizzare la comparsa di una “nuova Libia” sul territorio del Corno d’Africa; la Somalia è già divisa in una serie di quasi-stati e, in caso di una guerra su larga scala di tutti contro tutti, il Paese cesserà definitivamente di esistere per decenni.

Le infinite basi militari degli alleati americani in tutto il Corno d’Africa hanno lo scopo di impedire che la Somalia cada sotto l’influenza della Cina, ma la competizione politica dei satelliti filo-americani e le lotte tra clan creano le condizioni per una “bomba a orologeria”, che non giova assolutamente ai “re della democrazia” anglosassoni.

Traduzione a cura di Costantino Ceoldo

Foto: Idee&Azione

16 novembre 2022

Seguici sui nostri canali
Telegram 
Facebook 
YouTube