Le narrazioni contraddittorie di Kiev sui rifugiati ucraini sono controproducenti per la sua causa

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di Andrew Korybko

L’Ucraina si dipinge come l’ultima difesa del cosiddetto “mondo civile e democratico” dal cosiddetto “dispotismo barbarico” della Russia, eppure le narrazioni contraddittorie dei suoi funzionari sui propri rifugiati sono controproducenti per la loro causa narrativa. Kiev vuole contemporaneamente che l’Europa sostenga a tempo indeterminato i milioni di persone fuggite dalla fatiscente ex Repubblica sovietica, ma allo stesso tempo li teme, insinuando che non c’è motivo di andarsene e vietando persino ai maschi di età compresa tra i 18 e i 60 anni di farlo.

Ecco alcune informazioni di base per aggiornare tutti:

* “#StandWithUkraine By Supporting Male Refugees Fleeing From There To Europe For Safety” (Sostieni l’Ucraina sostenendo i rifugiati maschi in fuga verso l’Europa per sicurezza).

* “Il viceministro ucraino per la trasformazione digitale mette in pericolo il suo bambino per la propaganda“.

* “Kiev sta facendo paura ai suoi stessi profughi nel tentativo disperato di ottenere più aiuti militari dall’UE“.

Per comodità dei lettori, riassumiamo queste tre recenti analisi.

La prima sottolinea l’ipocrisia di coloro che affermano di “stare con l’Ucraina”, ma non sostengono i diritti umani sanciti dalle Nazioni Unite della popolazione maschile di fuggire all’estero come rifugiati per la propria sicurezza. Il secondo, invece, richiama l’attenzione su quel funzionario che tiene il figlio a Kiev per scopi propagandistici nonostante il pericolo insito nel farlo. Infine, il terzo pezzo mette in dubbio i motivi che spingono Zelensky e il suo Primo Ministro a temere la cosiddetta “ondata di reinsediamento” e lo “tsunami migratorio”.

Il vice primo ministro Irina Vereshchuk è l’ultimo membro di questo regime fascista ad aver vomitato l’ennesimo racconto contraddittorio sui rifugiati del suo Paese, questa volta dicendo loro di rimanere all’estero almeno fino a questa primavera invece di tornare subito a casa come molti presumibilmente intendono fare. Ha condiviso questo suggerimento non richiesto in risposta alla versione russa di “shock and awe” che ha completamente paralizzato la rete elettrica del Paese, ovviamente peggiorando le condizioni di vita di milioni di persone.

A suo merito, si tratta di una valutazione accurata e di un consiglio sensato, ma si scontra con le precedenti dichiarazioni dei suoi colleghi. Vereshchuk ha inavvertitamente dimostrato che Kiev sta limitando i diritti umani sanciti dall’ONU della sua popolazione maschile, vietando loro di fuggire per la propria sicurezza e denunciando il viceministro per la Trasformazione digitale per aver messo inutilmente in pericolo sua figlia. La dichiarazione di Zelensky e del suo premier, inoltre, mette in discussione la sua paura.

Dopo tutto, visto che la situazione umanitaria è drasticamente peggiorata in Ucraina nelle ultime settimane, ne consegue naturalmente che un numero ancora maggiore di persone fuggirà all’estero in vista del prossimo inverno. Per dirla con le sue parole: “Vi chiedo di non tornare, dobbiamo sopravvivere all’inverno. Purtroppo le reti elettriche non sopravviveranno, vedete cosa sta facendo la Russia. Non c’è bisogno di fare questo. Se avete la possibilità di restare, è meglio che passiate l’inverno all’estero”.

In altre parole, la signora Verseshchuk sta inconsapevolmente incoraggiando la stessa “ondata di reinsediamento” e lo stesso “tsunami migratorio” che le figure di spicco del suo regime hanno paventato all’Europa nel disperato tentativo di ricevere sistemi di difesa aerea per evitare un flusso di rifugiati su larga scala. La Verseshchuk ha praticamente lasciato intendere che questo sviluppo è inevitabile, a prescindere da ciò che l’UE concederà a Kiev, e ha tacitamente accennato ai suoi connazionali che anche loro dovrebbero fuggire se ne avessero l’opportunità.

Le conseguenze della sua dichiarazione sono diverse e ognuna di esse è controproducente per la causa della sua parte. In primo luogo, nessuna quantità di armi straniere eviterà un altro “tsunami migratorio”. Secondo, perché le infrastrutture ucraine distrutte dai russi non saranno riparate in tempo per migliorare la situazione in vista dell’inverno. In terzo luogo, tutto ciò getta discredito su Kiev per le ragioni già citate e spiegate in questa analisi, erodendo ulteriormente la fiducia già in calo nel regime tra i suoi sostenitori.

Pubblicato in partnership su One World

Traduzione a cura di Lorenzo Maria Pacini

Foto: AP

27 ottobre 2022

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