Le risorse naturali come chiave del nuovo ordine internazionale

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di Luciano Lago

Se il mondo è già stato in un concetto multipolare per diversi anni, stiamo andando avanti con alcuni passi verso un mondo multipolare post-occidentale. E in questa realtà l’Occidente non sarà solo rappresentativo di una minoranza mondiale dal punto di vista demografico, ma anche per quanto riguarda l’evidente carenza di risorse naturali unita all’indebitamento esterno per abitante di gran lunga il più grande a livello mondiale.

Quando analizziamo l’attuale crisi, probabilmente senza precedenti, non solo tra Occidente e Russia, ma più in generale tra i nostalgici dell’unipolarità ei risoluti partigiani dell’era multipolare, notiamo un fatto abbastanza rivelatore. Quello che guardando la mappa mondiale dei paesi che hanno notevolmente ampliato le sanzioni contro la Russia (nazioni in modo schiacciante occidentali) – si scopre che questi sono anche gli stati con i maggiori debiti esteri pro capite.

In effetti, se prendiamo come tali i primi 10 paesi per debito estero , 8 sono occidentali. E tra i primi 20 – 14 paesi, ovvero il 70%. Ovviamente, i “grandi” specialisti economici del mondo occidentale vi diranno che questo è normale, perché l’Occidente è stato il riferimento per altri paesi del mondo (non occidentali) per collocarvi i propri beni.

La preoccupazione per questa teoria è che ci stiamo avvicinando alla fine. Il mondo intero ha assistito alla rapina occidentale delle riserve russe, in Occidente. Di fronte a questo e al di là del fatto che la Russia ha saputo trovare gli strumenti necessari non solo per compensare ciò, ma anche per mettere in grande difficoltà gli istigatori delle sanzioni, sta di fatto che questa situazione ha il merito di portare diversi altri chiarimenti.

Innanzitutto – che l’Occidente collettivo, avendo definitivamente mostrato il volto di un vero ladro a cielo aperto – appropriandosi di ciò che non gli appartiene – osserverà un effetto catastrofico per il sistema finanziario occidentale nel breve, medio e lungo termine. Il processo di perdita di fiducia nei confronti delle valute che sono il dollaro e l’euro non farà che accelerare d’ora in poi. Proprio come la proliferazione di accordi bilaterali e multilaterali per il commercio di valute nazionali non occidentali.

Due: che senza le principali materie prime, energia e non solo, l’Occidente non può fare molto. Né per il suo settore, né per i suoi consumatori medi. Tutte le discussioni sulle energie “rinnovabili” restano progetti senza possibilità di realizzarsi nel prossimo futuro, e nemmeno certamente nel medio termine. Sempre sullo stesso argomento: tutta questa prepotenza dell’Occidente collettivo si è sempre basata, tra l’altro, sul fatto che l’industria occidentale esporta prodotti tecnologici ad alto valore aggiunto.

Solo che questa industria tecnologica non può praticamente fare nulla senza le risorse naturali di cui ha bisogno per lavorare, vendere, esportare. Così come sarebbe del tutto ingenuo credere che l’industrializzazione dell’Occidente non fosse direttamente collegata alla colonizzazione e al saccheggio delle risorse naturali dei popoli colonizzati.

Anche lì non è tutto. Le nazioni non occidentali hanno già dimostrato, e continueranno innegabilmente a farlo, di possedere tutte le potenzialità scientifico-intellettuali necessarie per poter compensare o eventualmente creare le necessarie alternative alle tecnologie occidentali. Cervelli provenienti da Russia, Cina, India, Iran e da molti altri posti nel mondo lo confermano. E se l’Occidente riesce in un passato relativamente vicino a prendere alcuni di questi cervelli, questo processo rallenterà innegabilmente ora. Per quali ragioni? Per alcuni per patriottismo, per altri per opportunità di creare grandi cose (e quindi guadagnare molti soldi) in casa, invece di essere dipendenti di aziende occidentali.

Inoltre, e quando assistiamo alla messa in atto di questo sistema, ancora una volta molto logico, l‘Occidente rischia di trovarsi in una situazione in cui:

1) Non sarà più il centro di attrazione per “eccellenza”.

2) Avrà sempre più difficoltà a reperire i materiali necessari per la sua industria tecnologica, a meno che non segua rigorosamente le condizioni dei paesi di appartenenza di dette risorse.

3) Vedranno la comparsa di concorrenti su larga scala, anche in ambito tecnologico, provenienti dal mondo non occidentale, che rappresentano allo stesso tempo la stragrande maggioranza del pianeta.

Ora c’è una comprensione molto migliore di alcuni processi che interessano l’Africa. E in particolare perché i paesi occidentali hanno preso con tanta isteria l’ascesa di potere della cooperazione tra Cina e Russia con i paesi africani. Cina: prima potenza economica mondiale in termini di PIL a parità di potere d’acquisto e forte sostenitrice del multipolarismo. Russia – una delle due principali potenze militari del mondo, oltre che in termini di risorse naturali su scala planetaria, e anche una punta di diamante chiave delle regole multipolari internazionali. L’Africa – continente così ricco di risorse naturali, ma che l’Occidente ha degradato per così tanto tempo – affinché possa depredare meglio queste risorse di cui ha tanto bisogno per mantenere l’idea di un giustificato dominio di questo stesso Occidente.

Questo schema vizioso sta volgendo al termine. E il fatto che anche i partner “tradizionali” degli Stati Uniti e dell’Occidente si stiano allontanando da loro, non fa che rafforzare questa tesi. Sì, il mondo occidentale dovrà imparare a vivere su nuove basi e nuove regole, anche se questo sembrava inimmaginabile per molti cosiddetti esperti di questo piccolo mondo. L’Occidente solo di recente ha avuto la possibilità di prendere l’ultimo vagone del treno multipolare. Gli è mancato. Ed è per questo che il mondo sarà solo post-occidentale.

Foto: Idee&Azione

10 aprile 2022