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Le “sanzioni” alla Federazione Russa: l’Italia non ha imparato la lezione

di Daniele Trabucco

Il sommo poeta, Dante Alighieri (1265-1321), nel canto VI del Purgatorio, lanciava la sua celebre invettiva contro l’Italia definendola “serva”, cioè ridotta in schiavitù. Dalla fine della Seconda guerra mondiale (1939-1945), il nostro Paese ha sempre operato “a sovranità limitata” e il percorso di integrazione europea ha eroso ancora di più i già ristretti ambiti di intervento sia sul piano della politica interna, sia su quello della politica estera.

Le recenti “sanzioni”, o meglio le misure restrittive, adottate dal Consiglio europeo del 24 febbraio 2022 nei confronti della Federazione Russa (che necessitano di atti attuativi e non produrranno alcuna conseguenza nel breve periodo) sono state definite dai vari leaders europei “devastanti”. Ora, al di là della loro discutibile efficacia dal momento che il Presidente, Vladimir Putin, ha già intrapreso da tempo un grande sforzo per sopravvivere all’esclusione dal credito e dai mercati occidentali (ad esempio riducendo la dipendenza dal dollaro e dagli investimenti stranieri) ed è pronto a nuove contro-misure, la posizione dell’Italia, a riguardo, dimostra miopia e perseveranza nell’errore a discapito del proprio interesse nazionale. Infatti, le “sanzioni” del 2014 hanno comportato, quale reazione della Russia, l’adozione di due decreti presidenziali, il n. 560 ed il n. 778, volti a vietare l’importazione di materie prime e di determinati prodotti agricoli ed alimentari tra i quali figurano carni bovine e suine, pollame, pesce, formaggi e latticini, frutta e verdura prodotte dagli Stati Uniti d’America, dai Paesi dell’Unione Europa, da Canada, Australia e Norvegia.

In un report del 21 agosto 2017 l’Agenzia per la promozione all’estero e per l’internazionalizzazione delle imprese italiane registrava, già nell’anno solare 2015, una diminuzione pari al 35% dell’export nazionale nel settore agro-alimentare verso la Federazione Russa senza tener conto dei danni indiretti di difficile ed ardua quantificazione.

Anziché giocare un ruolo attivo sul piano diplomatico nel conflitto russo-ucraino, sebbene con un Ministro degli Affari esteri e della Cooperazione internazionale non all’altezza della sfida, il Governo italiano, ancora una volta, ha dimostrato la sua sudditanza verso Washington e Bruxelles. Un certo Antonio Sebastiano Francesco Gramsci (1891-1937) scriveva: “la storia è maestra, ma non ha scolari”.

Foto: Idee&Azione

27 febbraio 2022