L’eurasiatismo ieri e oggi, la Russia e oltre [4]

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di Valery Korovin

 

Restituire l’oceano

All’India mancano il nostro potenziale militare, le nostre armi e i nostri sistemi di difesa aerea. Ma soprattutto, l’India non controlla il suo oceano. La strategia eurasiatica per l’India prevede una presenza congiunta russo-indiana nell’Oceano Indiano che, come nell’Oceano Pacifico, è attualmente governato in modo indelebile dalla Settima flotta americana, che determina in modo monopolistico e unilaterale il destino di tutti gli Stati della regione, indipendentemente dagli interessi di questi Paesi. Come è consuetudine degli americani, essi vedono solo i propri interessi.

Una base marittima russo-indiana, con il suo centro sull’isola di Diego Garcia, da cui è giunto il momento di liberarsi degli inglesi e dei loro alleati americani, e una flotta di portaerei russe e indiane: questa è la strategia eurasiatica per l’India, che si realizzerà non attraverso un mero formato economico tronco, ma sotto forma di un vero e proprio asse geopolitico tra Mosca e Delhi.

La strategia eurasiatica in Estremo Oriente prevede anche il ritorno in Vietnam e il pieno ripristino della base russa di Cam Ranh, precedentemente smantellata, che noi stessi avevamo chiuso nella speranza di un passo pacifico reciproco da parte degli Stati Uniti. Sono passati vent’anni e queste aspettative non sono state soddisfatte, il che significa che è giunto il momento di riaprire la base di Cam Ranh non solo per riparare le navi da guerra, ma anche per scoraggiare la presenza militare statunitense. Con lo stesso obiettivo, è anche giunto il momento di aprirsi al Vietnam come partner strategico-militare e non solo commerciale, di garantirne la sicurezza e di coprirlo con il nostro ombrello nucleare da eventuali ripetute incursioni dei fastidiosi e onnipresenti yankee. Lo stesso si può dire per il Laos.

 

Demografia eurasiatica

Tuttavia, non si possono dimenticare le dimensioni interne della realizzazione di questa strategia eurasiatica dell’Estremo Oriente. L’Estremo Oriente russo è un’isola di civiltà europea circondata da popoli non europei. È un punto di riferimento della capacità di rimanere russi anche quando una maggioranza culturalmente straniera di civiltà completamente distanti mentalmente incombe su di noi. Conservare noi stessi, rimanere russi e prendere il meglio dalle culture dei popoli vicini: questo è il nostro vantaggio, e questa è l’essenza dell’eurasiatismo russo, la vivida manifestazione della sintesi civile eurasiatica. Ciò significa che quest’isola deve essere non solo preservata, ma trasformata in un mare russo a tutti gli effetti, il che significa porre innanzitutto la questione della demografia dell’Estremo Oriente.

L’Estremo Oriente russo dovrebbe essere autenticamente russo – non cinese, e non popolato artificialmente da lavoratori immigrati dall’Asia centrale o dal Caucaso. La cultura russa è una componente necessaria e importantissima della nostra presenza in Estremo Oriente. Senza l’espansione culturale russa, senza una piena rappresentazione della civiltà, non possiamo preservare l’Estremo Oriente. Pertanto, la nostra priorità principale dovrebbe essere non solo un trattamento estremamente attento di tali questioni demografiche, ma anche della migrazione, soprattutto dalla vicina e amica Cina.

L’approccio eurasiatico consiste nella conservazione e non nell’erosione dell’identità. Ciò significa Cina per i cinesi ed Estremo Oriente per i russi e i popoli tradizionali dell’Estremo Oriente panrusso (Rossiiskii). A questo proposito, il confine con la Cina deve essere traslucido, rigoroso e attento se vuole essere un confine eurasiatico e non solo una linea amministrativa da sfruttare a scopo di lucro. Senza dubbio, la Cina avrà il diritto di espandersi, ma la Cina eurasiatica e amica realizzerà questa espansione verso sud. Questa è la legge dell’eurasiatismo.

La Russia eurasiatica è una potenza unificata che riunisce sotto le sue ali numerose unità etno-culturali, lingue, popoli, fedi e religioni – ma senza confonderle, schiacciarle e mescolarle in una trama di fusione come avviene in Occidente. La potenza eurasiatica non è una nazione e non è una discarica liberale e post-umana.

La Russia eurasiatica è un impero di popoli che preservano la loro identità collettiva e rappresentano la totalità della nostra diversità civilizzatrice eurasiatica, al centro del quale si trova il grande popolo russo, raccoglitore di terre e costruttore dello sterminato Stato eurasiatico continentale – l’arca della salvezza per tutti questi popoli diversi.

Tuttavia, il primato dei russi non significa che essi debbano essere al vertice di una gerarchia di popoli, come si è soliti pensare in Occidente e come è stato imposto ai nostri popoli dai sussurratori occidentali che li aizzano contro i russi e incolpano i russi dei loro peccati occidentali di colonialismo, sfruttamento e violenza contro altri popoli. I russi non si sono mai permessi di farlo e non lo faranno mai, perché il sogno russo è quello di una giusta unità. Il primato russo non è altro che il primato della massima responsabilità per coloro che il nostro impero continentale salva dall’erosione, dallo sfruttamento e dalla “civilizzazione” da parte dell’Occidente. Vita senza Occidente, in armonia, sviluppo comune e comprensione reciproca: questo è il sogno russo ed eurasiatico del futuro.

Traduzione a cura di Lorenzo Maria Pacini

Foto: Idee&Azione

6 agosto 2022