Libertas in veritate: contro la falsa verità dell’uomo moderno

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di Belinda Bruni

Siamo in tanti, impegnati a comprendere cosa sta avvenendo in Ucraina; alcuni intuiscono che gli eventi hanno un significato non solo territoriale ma anche per il mondo e per la storia.

La cosa certa è che la verità non la troviamo nelle narrazioni ufficiali, dobbiamo prima di tutto assumerci il peso della ricerca delle fonti, vagliando tutto. Ma non basta. Occorre anche avere uno sguardo più ampio.

Ma noi siamo in Italia e non ci siamo salvati dal PD e dalla Destra Liberale, frutti entrambi della DC, portatori di assenza di pensiero e di capacità di lettura profonda della realtà.

Gli italiani si dividono ancora in cacciatori di “fascisti” e cacciatori di “comunisti” con la pretesa di forzare la storia attuale dentro categorie novecentesche, con risultati grotteschi, ma forse sarebbe meglio definirli patetici, di accusare Putin di essere ora il nuovo Hitler, ora il ritorno del comunismo che mangia i bambini.

Quello che sta avvenendo sotto i nostri occhi è il tramonto dell’Occidente come lo abbiamo conosciuto, quello incarnato nella democrazia liberale di matrice protestante. Questo modello potremmo dire che ha fallito, in realtà sta compiendo la sua parabola, insita nel suo stesso modo d’essere. Il modello di vita e società fondato sull’individualismo, portato alle sue estreme conseguenze, ha prima distrutto le tradizioni, poi la cultura, poi le nazioni, poi la società civile, poi la famiglia e i legami umani; infine non resta che distruggere l’uomo stesso, talmente libero da rinnegare anche la sua stessa natura umana e la libertà. Dall’identità umana sganciata dalle imposizioni della natura all’identità digitale il passo è stato breve, accelerato dalla narrazione pandemica.

Perché tutto è collegato. Anche la narrazione attuale della guerra.

Il modello occidentale può immaginare di sopravvivere solo instaurando un totalitarismo assoluto, mai visto prima nella storia. Quello chiamato Grande Reset, non dai complottisti, ma dalle stesse élite che lo sponsorizzano. Per farlo non possono avere un atteggiamento di aggressione maschile come le dittature del passato (questa è la parte assegnata a Putin il cattivo), ma devono vendere un prodotto, creare problemi per poi donare soluzioni, vestire i panni dei filantropi dell’umanità a cui gli uomini cedono prima la sovranità e poi la libertà in nome del progresso, del futuro, della sicurezza.

Lo Stato piovra che, in modo palese da due anni, controlla la vita dei liberi cittadini come fossero criminali, non è il Padre Padrone ma è una Grande Madre che “si prende cura di te perché tu non ne sei capace, agisce solo per il tuo bene; ti dispensa dalla fatica di pensare, organizza tutta la tua vita e ti premia quando sei bravo”. La Madre schiacciante che non vuole che il figlio cresca. E non c’è un Padre saggio capace di spezzare questo legame malato. I padri sono stati evirati.

La narrazione della guerra è il livello successivo della costruzione del Grande Reset. La Grande Madre ci protegge dal cattivo tiranno che viene da Est, ma i bambini non devono temere, devono solo fare i bravi e fare i sacrifici che la mamma chiede, come hanno fatto per vincere il virus.

Soprattutto non devono pensare, non devono fare domande. “Fate i bravi e avrete il premio”.

Chi non comprende la fase 2 del grande progetto non ha compreso nemmeno la fase 1.

Ora scopriamo che l’Ucraina è stato il primo paese al mondo a introdurre un’identità digitale, che consente ai cittadini di accedere contemporaneamente a vari documenti: carta d’identità, patente, passaporto biometrico, certificato di nascita, tessera dello studente, dati medici, dati fiscali e altro ancora. L’app si chiama Diia ed è stata presentata da Vladimir Zelensky il 6 febbraio 2020.

Dopo lo scoppio della pandemia, l’app Diia è stata trasformata anche in certificato vaccinale, ovvero l’equivalente ucraino del greenpass, necessario per accedere a determinati luoghi, eventi e servizi.

Per poter continuare ad esistere l’occidente liberale deve diventare totalizzante, deve spezzare tutto ciò che a Est rappresenta una minaccia antagonista in quanto mondo che non ha perso valori, tradizioni, cultura, spiritualità. Certamente anche chi vede nella Russia una sorta di “messia della salvezza” di ciò che resta di sano nel mondo occidentale, pecca di ingenuità. Ma questo risponde all’altro bisogno fondamentale dell’italiano, dopo quello di avere un nemico da stigmatizzare: quello di sperare sempre in un salvatore della patria esterno; colui che arriva e fa la parte di lavoro peggiore senza chiedere un cambiamento alle persone.

Stavolta non ci sarà nessun salvatore. E non è una brutta notizia, in realtà.

Ci dispiace, ma la lettura che vede i buoni da una parte e i cattivi dall’altra, è molto consolatoria, ma oltre che falsa è fuori tempo massimo. Stavolta non porterà ad una vittoria nemmeno apparente.

Perché non ci sarà vittoria di una parte. Ma la fine di un mondo.

L’Europa occidentale, oggi schiacciata sotto la sua deformazione che porta il nome di UE (che non è una confederazione di stati che li rende più forti ma solo una grande mercato a cielo aperto a spese dei popoli), l’Europa fondata sulla cultura greca, il diritto romano, la sintesi religiosa cristiana, ha un suo destino nella Storia. Non è ancella dell’Ovest protestante, ma nemmeno deve esserlo dell’Est ortodosso.

È indubbio che per storia, cultura e spiritualità, tutto ciò che la democrazia liberale ha cancellato, sia più vicina alla Russia che agli Usa, ma ha un destino suo. Che non gli deve essere imposto da altri.

L’Europa è il punto mediano tra l’Oriente e l’Occidente. Roma è il centro dove si intersecano i bracci della Croce.

Ma noi abbiamo dimenticato questo lascito e siamo in Italia, meraviglioso e disgraziato paese, siamo gli italiani che sono ancora da fare. E dopo essere stati il Paese principe della imposizione sanitaria e del più grande esperimento sociale della storia, quei pochi che pur si sono opposti, si perdono e si dividono sulla lettura della guerra e della storia.

Cosa significa opporsi al greenpass? Oggi scopriamo che per molti ha il significato di “lotta liberale”: il greenpass sarebbe sbagliato perché “illiberale” e tutto ciò che chiedono è la democrazia liberale che conoscono, dove l’individualismo regna e nessuna tessera può impedire di fare ciò che si vuole.

Ma la lettura è molto più profonda. Il greenpass è una declinazione del “marchio della bestia”, è consenso a rinunciare alla propria anima e alla propria umanità. Combatterlo è certamente anche combattere una battaglia di libertà. Il punto è quale libertà: la libertà insita nell’essere umano, inscritta nel diritto naturale che le costituzioni riconoscono. L’essere umano nasce libero per realizzare la propria vocazione e per costruire comunità umane fondate sulla Giustizia che non può essere scissa dal diritto naturale. Solo in una società ordinata è possibile realizzare appieno la propria vocazione.

Se combattiamo contro il greenpass per essere liberi di fare quello che vogliamo e non per chiedere e costruire una società giusta, stiamo ambendo a tornare al mostro che ha ci portato sull’orlo del baratro e prestiamo il fianco all’esercito dei “buoni a prescindere” che ci accusano di essere egoisti.

Coloro che hanno superato la “prova pandemica” rischiano di non superare il livello successivo del processo e di perdersi a venerare quello stesso mostro che prima hanno combattuto o a inseguire un salvatore esterno.

Dio salvi gli italiani da loro stessi.

Foto: Idee&Azione

18 marzo 2022