L’importanza della neutralità nella nuova guerra fredda

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di Andrew Korybko

La recente intensificazione nel teatro occidentale della Nuova Guerra Fredda tra la Russia e la NATO, che si sta verificando sul lato opposto dell’Eurasia dal suo teatro orientale tra la Cina e gli Stati Uniti, ha sorpreso molti osservatori che non avevano previsto tali escalation. Questa rapida sequenza di eventi è stata innescata dal rifiuto dell’Occidente guidato dagli Stati Uniti di rispettare le linee rosse di sicurezza nazionale della Russia in Ucraina in particolare e in Europa più in generale, che a sua volta ha spinto il presidente Putin a iniziare l’operazione militare speciale del suo paese in quel paese vicino. Lo ha fatto per evitare la terza guerra mondiale, dopo che i suoi servizi segreti avevano avvertito che la NATO si stava preparando a lanciare un attacco a sorpresa contro la Russia da quella ex repubblica sovietica, dopo aver neutralizzato le sue capacità nucleari di secondo colpo attraverso il continuo dispiegamento regionale di “sistemi anti-missile” e armi d’attacco vicino ai suoi confini.

L’Occidente guidato dagli Stati Uniti ha successivamente imposto una pressione senza precedenti su tutti i membri della comunità internazionale per scegliere da che parte stare nella peggiore crisi di sicurezza globale dalla seconda guerra mondiale (visto che la crisi dei missili di Cuba non si è mai trasformata in una crisi missilistica non dichiarata come quella provocata dagli Stati Uniti in Europa), anche se non pochi paesi sono impressionantemente rimasti neutrali nonostante la minaccia di “sanzioni secondarie” americane e altre forme di ingerenza da guerra ibrida volte a costringere concessioni unilaterali politico-economiche da loro in questo senso. In primo luogo, la Cina, l’India, l’Iran e il Pakistan, il cui ruolo nella grande strategia russa è appena diventato molto più importante, come l’autore ha recentemente spiegato. È ancora più significativo attirare l’attenzione sulla neutralità dell’India e del Pakistan, poiché alcuni pensavano che uno o entrambi avrebbero capitolato alle pressioni occidentali.

Contrariamente alle aspettative, l’India è in procinto di finalizzare canali finanziari alternativi con la Russia, mentre il Pakistan sorprendentemente si è appena liberato dalle catene neo-imperiali post-coloniali dell’Occidente stringendo accordi energetici e agricoli con il suo ritrovato partner non tradizionale. Questi due e altri stati del Sud globale relativamente meno importanti dal punto di vista geostrategico stanno mostrando all’Occidente guidato dagli Stati Uniti che il breve periodo della sua egemonia unipolare sulle relazioni internazionali è decisamente finito, il che dovrebbe essere apprezzato da tutti gli osservatori. Questo processo era già in corso da molto tempo, essendo iniziato all’epoca della crisi finanziaria del 2008, che ha dimostrato al mondo che l’egemonia a tutto campo degli Stati Uniti sugli affari globali era molto più debole di quanto alcuni avrebbero potuto valutare in precedenza. L’ascesa parallela di Russia e Cina, i doppi motori dell’ordine mondiale multipolare, insieme ad altre grandi potenze, ha cambiato il mondo.

Gli stati del Sud globale di piccole e medie dimensioni hanno preso atto di queste tendenze irreversibili e di conseguenza hanno dato la priorità al miglioramento globale dei loro legami con tali paesi, creando infine reti alternative che sono cadute al di fuori della portata dell’influenza occidentale o almeno non sono state così direttamente influenzate dall’egemone unipolare in declino come prima. Il BRICS (insieme alla sua rete estesa BRICS+ dei partner regionali di ogni ancora multipolare) e la SCO hanno incarnato tangibilmente questi sviluppi, che a loro volta hanno ispirato i doppi motori dell’ordine mondiale multipolare a svelare le loro grandi strategie complementari del Partenariato Euroasiatico Maggiore (GEP) della Russia e la Belt & Road Initiative (BRI) della Cina. Questo ha portato alla creazione di paradigmi credibili all’interno dei quali le loro relazioni con gli altri potrebbero svilupparsi nel perseguimento del loro obiettivo comune di accelerare la transizione sistemica globale verso la multipolarità.

L’India ha visto l’opportunità di assemblare congiuntamente un nuovo Movimento dei Non Allineati (“Neo-NAM“) con la Russia per creare un terzo polo di influenza nell’ordine mondiale sempre più bi-multipolare che è in gran parte modellato dalla competizione globale tra le superpotenze americana e cinese, mentre il Pakistan ha formalizzato la sua visione geo-economica nella prima politica di sicurezza nazionale di gennaio che mira ad armonizzare i suoi piani di connettività eurasiatica con la GEP della Russia. Non sono gli unici ad essere stati ispirati dalle grandi strategie complementari di Russia e Cina, tuttavia, poiché anche la miriade di partner di questi due nel Sud globale sono stati molto ricettivi. Il ruolo centrale della Russia nel processo di pace in Siria le ha permesso di diventare il kingmaker per bilanciare gli affari dell’Asia occidentale, mentre le generose infrastrutture della Cina e altri investimenti in Africa hanno creato la speranza per il promettente scenario di un secolo afro-asiatico.

Le opportunità reciprocamente vantaggiose scatenate dalla sincronizzazione delle rispettive grandi strategie degli stati del Sud globale con quelle della Russia e della Cina spiegano perché molti di loro stanno rimanendo neutrali in entrambi i teatri della nuova guerra fredda, quella eurasiatica occidentale tra la Russia e la NATO e quella orientale tra la Cina e gli Stati Uniti. Anche alcuni di quei paesi, come la Turchia, che hanno votato contro la Russia all’Assemblea generale delle Nazioni Unite, in realtà praticano politiche molto pragmatiche nei suoi confronti, se si esamina la loro sostanza, come il rifiuto di Ankara di sanzionare Mosca, di chiudere il suo spazio aereo ai suoi aerei, e il suo desiderio di continuare la cooperazione tecnico-militare e anche eventualmente condurre il commercio in valuta nazionale. Questo parla della fiducia che le altre grandi potenze e gli stati relativamente più piccoli hanno nella fattibilità dell’ordine mondiale multipolare che sta attivamente prendendo forma dopo i recenti eventi.

È facile per la gente farsi prendere dalla pressione dell’Occidente guidato dagli Stati Uniti per classificare ogni dato stato come parte di un lato o di un altro, ignorando quelli che sono impressionantemente rimasti neutrali, ma sarebbe meglio per tutti apprezzare i molti paesi in quest’ultima categoria molto più di quanto lo siano attualmente. Nessuno avrebbe dovuto aspettarsi che si schierassero decisamente dalla parte della Russia, ma pragmaticamente rimanere neutrali può in un certo senso essere interpretato come una sfida all’egemone unipolare in declino per perseguire gli interessi multipolari di quei paesi. Le loro autorità hanno deciso di fare questo proprio perché credono tacitamente che sia impossibile per gli Stati Uniti “resettare” le relazioni internazionali agli anni ’90, dati gli sviluppi irreversibili che hanno avuto luogo negli ultimi tre decenni. Questa osservazione dovrebbe riempire la gente con un po’ di necessario ottimismo sul futuro degli affari globali.

Pubblicato in partnership su One World 

Traduzione a cura di Lorenzo Maria Pacini

Foto: Idee&Azione

19 marzo 2022