L’inganno del potere economico e il mondo nuovo che verrà

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di Lorenzo Maria Pacini

Fra le tante bugie che ci sono state raccontate nella nostra vita, c’è senza dubbio quella che noi “dobbiamo” allo Stato del denaro, perché esso ne ha “bisogno”. Può sembrare una cosa banale e probabilmente per molti è anche inutile rifletterci, ma occorre smascherare le trame della menzogna con cui abbiamo costruito questa società, ora finalmente in declino per lasciare spazio ad una nuova e migliore.

Lo Stato ha denaro a dismisura, lo produce e gestisce come vuole e quando vuole. Per una guerra bastano poche ore per stanziare cifre inaudite, mentre per risolvere i problemi sociali o stanziare fondi per progetti utili alla collettività vengono richiesti mesi di riunioni, contrattazioni, discussioni parlamentari, decreti appositi e pratiche burocratiche a non finire. Volere è potere, recita il proverbio, e questo vale anche per il denaro che lo Stato ha e gestisce. La verità, forse per alcuni cruda, è che non usa quei soldi per il bene dei cittadini, bensì per il tornaconto delle oligarchie di potere che con lo Stato perseguono i propri fini.

La disparità sociale, la povertà più o meno accentuata, la cosa pubblica che non funziona come dovrebbe, fa tutto un piano di assoggettamento in quella condizione di schiavitù mascherata da libertà che, oramai, sta venendo allo scoperto. Le crisi economiche rendono ancor più ricchi alcuni ricchi, mentre gettano nella povertà le masse; ma la colpa è sempre delle masse, e perciò a loro viene richiesto il “sacrificio”. Proprio come in un rituale di stregoneria, c’è una vittima da sacrificare per poter garantire all’officiante di ottenere quei poteri di cui vuole servirsi per i propri scopi malvagi.

Non a caso nelle maxi-aziende che prendono il nome convenzionale di “Stato”, siano esse repubbliche o monarchie, gli esseri umani sono sin dalla nascita pesati, misurati, catalogati con un certificato e posti all’interno di un regime zootecnico che prevede che crescano, producano, consumino, paghino le tasse e poi crepino. Tutto deve filare liscio con la percezione che ci sia la libertà di fare quello che ci pare, l’importante è che la sceneggiatura del teatrino regga e il dissenso non vada troppo fuori dalle righe del copione. D’altronde, funziona benissimo, è da molto tempo che si fa così, perché smettere proprio adesso?

Le tasse potrebbero tranquillamente non esistere, lo stato sarebbe più che ricco ugualmente, ma ci fanno credere che non è così. Lavoriamo come matti, quando potremmo benissimo lavorare 2-3 ore al giorno per produrre ciò di cui c’è bisogno in realtà, per fare girare l’economia, e dedicare il tempo a vivere bene, a realizzare i propri sogni, mettere a frutto la creatività che abbiamo dentro, essere prima di fare. Invece, è più comodo che siamo come criceti dentro a una ruota, felici di correre un po’ senza spostarci nemmeno di un centimetro.

La fame nel mondo? Non è una disgrazia, è un progetto. Vi siete mai chiesti perché esistono paesi molto sviluppati e paesi che vivono ancora nel medioevo? Vi sembra sia normale? È tutto calcolato, ma anche qui la colpa non è di chi gestisce il potere e muove i capitali, bensì della gente comune, dei criceti nel laboratorio dell’ingegneria sociale planetaria. Quell’1% della popolazione mondiale, stando alle statistiche, non ha mai colpa, perché ha tutto quello che vuole e fa ciò che vuole, non solo del proprio denaro ma anche degli altri.

È un problema non di denaro, ma di consapevolezza. Non sono i soldi in sé il problema, bensì il livello animico delle già citate masse, prone nell’ignoranza al più bieco servilismo, perché questo è ciò che ci è stato detto di fare e con devota ubbidienza tutti corrono a devolvere il proprio servizio al padrone. Un animo che si sente schiavo, non può che meritare dei padroni che lo schiavizzino. Il cambiamento del sistema di potere economico, del nostro approccio allo Stato, non può che partire da un cambiamento interiore. Quello stesso sistema manifesta sempre di più i sintomi della sua fase acuta di ribellione al proprio crollo, inesorabile e profetizzato, dal quale saremo chiamati a costruire nuove forme sociali, trasmutate da un nuovo modo di essere. Niente più gabbie, schiavitù, esperimenti; niente più vita spesa a rincorrere lo stipendio o a racimolare il necessario per arrivare a fine mese, mentre pochi potenti approfittano della nostra sottomissione per godersi la vita; niente più vita spesa a sacrificarsi per soddisfare convenzioni e finzioni. Chiaramente per giungere alla prosperità che ci attende sarà necessario attraversare la fase più dolorosa del collasso in corso, il che significa il passaggio attraverso l’esasperata degenerazione di tutti i sistemi di potere fino alla loro auto-distruzione; un passaggio che risulterà per molti doloroso perché ci costringerà ad uscire completamente dalla vita vissuta fino a poco prima. Non è facile svecchiarsi dalle abitudini e dalle routine, e ancor meno facile è rimuovere dal nostro modo di vivere i programmi impostati in una lunga programmazione collettiva.

Nel nuovo mondo che si sta aprendo davanti a noi, è possibile viverci solo se fuori dagli schemi e dalle logiche di quello vecchio. Pensate un attimo: come sarebbe vivere senza dover niente a nessuno’ senza avere tasse da pagare ad uno Stato che ci opprime, senza vedere i nostri soldi investiti in cose che non ci piacciono e magari ci fanno pure male – come le guerre – o, meglio ancora, senza bisogno di lavorare per vivere, potendosi dedicare a fare ciò che ci piace per la maggior parte del nostro tempo, invece che per pochi minuti al giorno?

Stiamo assistendo ad una vera e propria rivoluzione mondiale, da tutti i punti di vista, e bisogna essere consapevoli e partecipi di questo epocale cambiamento. Accogliamo il nuovo, trasformiamo il vecchio.

Foto: Idee&Azione

10 marzo 2022