L’intellighenzia dei senza Io

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di Lorenzo Marinoni

Lo scettro delle élites finanziarie occidentali, “illuminate” dal Dio massonico meglio conosciuto come Lucifero, è l’unico tesoro idealmente custodito come un talismano di eterna prosperità nel cuore avvizzito di quegli intellettuali di sinistra (d’ora in poi “Dem”) orfani da decenni dell’utopia comunista.

In Italia queste anime perse hanno trovato il loro habitat naturale, come opinionisti o come lettori, in quotidiani ormai collassati nella più becera propaganda. Intendo, tra gli altri e in particolare: La Repubblica delle banane, La Stampa di carta igienica o Il Corriere della serpe. È sconcertante constatare come le testate giornalistiche più prestigiose dell’informazione italiana di un tempo si siano oggi ridotte a patetici rotocalchi di pornografia disinformativa: senza freni, senza vergogna e senza dignità.

Un esempio per tutti della bassezza morale raggiunta da tali testate fu mettere in prima pagina un’immagine di repertorio di Donetsk, bombardata per 8 anni dalle milizie di Zelensky, spacciandola come la devastazione provocata dai russi il giorno precedente a Kiev. Ogni commento è superfluo quando il cinismo giornalistico si spinge fino all’equivalente spirituale del vilipendio di cadaveri.

I paladini della democrazia – nome questo con cui gli ex comunisti vollero un giorno addirittura contrassegnare l’essenza del loro ennesimo partito – continuano a sbandierare frasi fatte sul valore della libertà di espressione nonostante nel recente periodo pandemico, grazie al loro attivismo politico e mediatico, ogni garanzia democratica sia stata platealmente sospesa. Tuttora questi stessi campioni di disonestà intellettuale (o di schizofrenia dura) insistono nel brutalizzare ogni possibile confronto culturale trincerandosi nella loro militanza oltranzista a favore di un pensiero unico in cui l’intenzionale semplificazione dei concetti miri a confezionare di continuo favolette per ritardati, cioè le più crasse mistificazioni della realtà fattuale.

La strategia comunicativa finalizzata al condizionamento sociale durante l’epoca “virale” (in tutti i sensi) verteva su una preventiva mutilazione dei connotati di ogni tema oggetto di trattazione affinché fosse sabotata per chiunque fin nella culla la possibilità di formulare in merito giudizi sensati ed aderenti alla realtà.

In tal modo si poteva rinforzare ad oltranza la narrazione menzognera, facendo sì che ogni aggiunta di ulteriori considerazioni – necessariamente fallaci poiché costruite sulla falsificazione iniziale – alimentasse esponenzialmente l’efficacia fuorviante di questa.

In un clima da vera e propria caccia alle streghe, politici e giornalisti venduti all’irragionevole ragione globalista non solo iniziarono a discriminare e calunniare con perfidia e violenza verbale i non allineati, ma trattarono pure l’intera cittadinanza come una marmaglia di gusci vuoti a cui rivolgersi tra minacce e ricatti con quel paternalismo autoritario degno del più feroce capo mafia verso picciotti incapaci di intendere e di volere se non il linguaggio del bastone e della carota. Con un tempismo esemplare, questa stessa atmosfera intimidatoria trapassò senza alcuna soluzione di continuità dalla narrativa pandemica a quella russofoba, tuttora in auge.

Nel primo come nel secondo caso non poteva né può esistere confronto pacato di idee, essendo le premesse di ogni argomentare artatamente scelte in modo tale da produrre concatenazioni logiche solo funzionali alla loro conferma. L’anello tautologico è quel recinto autoreferenziale che caratterizza ogni forma di settarismo intollerante, ad impietosa smentita di qualsiasi dichiarazione di facciata circa la disponibilità al confronto e al dialogo.

Se parti dall’assunto – del tutto decontestualizzato e banalizzante – “i cattivi sono quelli che aggrediscono, mentre i buoni sono quelli che vengono aggrediti”, qualsiasi giudizio, passato, presente e futuro sulle azioni russe confluirà inesorabile nel contenitore “malvagità”, mentre qualsiasi giudizio sulle azioni ucraine in quello di “innocenza”.

Dopo aver svilito uno scontro epocale di civiltà e di visioni escatologiche del mondo ad un alterco tra bambini dell’asilo su chi abbia iniziato per primo a bisticciare, i pennivendoli e i ciarlatani da talk show al soldo dei magnati globalisti sono giunti così alla scontata esecrazione di Putin (il diabolico “Putler”) e, per converso, all’altrettanto scontata beatificazione di Zelensky (una sorta di Mahatma Gandhi 2.0). L’unica verità, in questo patetico teatrino dell’assurdo, è la doverosa assegnazione al primo e al secondo di grandezze tra loro incommensurabili. La domanda è retorica: chi dei due è lo statista dalla lucidità granitica e chi il comico dalla bizzosa isteria?

Quando parlano dei “valori” professati dai loro editori occulti, i funamboli della coerenza smarrita arrivano addirittura a superare i loro livelli già elevatissimi di falsità. Essi sono in grado di compiere una vera e propria piroetta circense quando chiamano con orgoglio “democrazia liberale” quell’oligarchia del denaro come strumento di prevaricazione dei popoli e degli individui che è da tempo la cifra distintiva del neocolonialismo angloamericano, più di recente ribattezzato “globalismo”.

Fin dal principio delle loro scorribande in terre altrui, i coloni anglofoni apparvero con drammatico stupore ai nativi americani come posseduti da un’avidità tanto ossessiva e insaziabile da deformarne i volti in smorfie contorte nel mentre abbattevano ben più che bisonti nella corsa arraffatrice verso Ovest.

Dopo il crollo dell’URSS i discendenti di costoro credettero di poter rinverdire i fasti degli avi trovando agevoli praterie da razziare pure verso Est. Essi avrebbero così potuto appagare in un finale delirio di onnipotenza quell’incalzante senso di superiorità morale con cui attraverso le generazioni avevano sedimentato nell’animo la giustificazione quasi messianica per il loro ruolo indiscusso e indiscutibile di sceriffi universali.

Purtroppo per costoro e per il sogno unipolare di un unico governo mondiale – a tutti gli effetti antidemocratico (nient’altro che la riproposizione di un obiettivo eminentemente hitleriano) – sempre più nazioni, guidate proprio dalla Russia, si rifiutano di accettare l’annichilimento prima di tutto culturale e spirituale che vorrebbero loro imporre le corrotte élites di Washington, seguite a ruota dai loro servili affiliati europei cominciando dai cugini inglesi. E’ chiaro che qui il discorso va ben oltre la sfera meramente politica o geopolitica.

Dietro il fatto, di per sé imbarazzante, che uno schieramento politico a difesa dei lavoratori sia diventato la cassa di risonanza in sede istituzionale dei diktat emanati dai banchieri apolidi, c’è molto altro.

I Dem in ogni parte del mondo non sono semplicemente un partito di sinistra, bensì un soggetto “metapolitico” che sarebbe oggi l’oggetto d’indagine più pertinente di una nuova disciplina risultante dalla rinascita su basi scientifiche della demonologia protocristiana e dantesca.

Nel tardo medioevo lo studio delle influenze spirituali malefiche si degradò nei manuali di quella teologia rabberciata con cui gli inquisitori sessuofobici scomodavano a sproposito i demoni per condannare al rogo le scandalose streghe. Risorgendo nella forma di una rigorosa Scienza dello Spirito, l’antica indagine sulle entità benigne e maligne nel mondo può oggi descrivere l’azione concreta dei demoni attraverso i contenitori dalle sembianze umane che li ospitano.

Non è per la verità neppure difficile individuare gli odierni sinistrati dalle possessioni diaboliche (n.b. i demoni non sono di sinistra, ma per i motivi che sto cercando di abbozzare trovano spesso campo libero andando a sinistra) presentando essi caratteristiche inconfondibili.

Innanzitutto si tratta di soggetti sorprendentemente vili: essi non hanno mai il coraggio delle proprie azioni e preferiscono concentrare tutti i loro vani – eppur mai domi – sforzi apotropaici nella denigrazione degli avversari, a cui appiccicano volentieri etichette diffamatorie quale esito finale di un lavorio dialettico che procede per elementari associazioni di idee, sempre tendenziose, con l’unico scopo di screditare, ridicolizzare ed infangare.

Presso gli ambienti radical chic (che in America chiamano “radical left”), dove l’ipocrisia regna sovrana e la menzogna sistematica è una ferrea linea editoriale nonché un percorso iniziatico inverso dal quale è impedito di evadere – pena la gogna mediatica o peggio l’esecuzione mafiosa – va molto di moda descrivere le azioni delle forze percepite come avversarie con l’attributo “inaccettabile”, che in psicologia descrive proprio quell’atteggiamento di rifiuto della realtà per cui il paziente indugia nella condizione patologica.

Il diniego (la negazione resa perentoria dalla carica emotiva che la pervade) delle brutture che albergano nella propria anima, lordata impunemente dai demoni che vi ci sguazzano quando lo Spirito vi è latitante, significa proiezione istantanea dei suoi connotati più deprecabili sui nemici designati.

Gli indemoniati, ovvero gli uomini senza più Io, tentano in sostanza di demonizzare i non indemoniati diffamandoli (o meglio, trascinandoli nello loro stesso fango con l’insinuazione compiaciuta che sembra provenire da quel perfido diavoletto mentre fa capolino attraverso il loro sguardo vitreo: “voi non siete diversi da noi”) e quantunque un simile attacco si limiti al piano dialettico, esso ricalca nello spirito e nelle intenzioni quel processo della magia nera che la stregoneria voodoo chiama “zombificazione”.

I morti viventi sono parassiti che vogliono ammorbare i vivi con il veleno nichilistico e qualunquista da loro ingerito in quanto collaboratori con le forze involutive e ostacolatrici dell’Umanità; eppure, tra un ululato e l’altro, questi cadaveri animici non cessano di ripetersi a macchinetta il mantra “restiamo umani”, come una litania automatica che frulla loro nella testa illudendoli di poter riottenere con una formula di autoesorcismo lo status che loro malgrado hanno smarrito.

Al di là della tendenza a ridurre la descrizione del mondo nei termini primitivi del bianco e del nero, dei buoni e dei cattivi – caratteristica peraltro e non a caso tipica della psicologia puerile dell’americano medio – nell’anima dei nevrotici liberal-progressisti si innescano una serie di processi cognitivi che forzano la logica entro artifici semantici a sostegno di una visione d’insieme ideologica e fanatica al tempo stesso.

La cultura della cancellazione di ogni cultura è l’emblema del fondamentalismo contraddittorio che caratterizza l’intellighenzia del cosiddetto Occidente collettivo: un’entità mistica che dovrebbe riunire la crema dei garanti di ogni diritto umano universale, di fatto un accrocchio di ideologi esaltati, che a dispetto di ogni evidenza contraria sono ancora convinti di brandire la fiaccola sempiterna della civiltà e ne sono stoltamente tanto più fieri quanto più precipitano in caduta libera verso la devastante esposizione della propria degenerazione, sia cognitiva che morale.

Uno tra gli innumerevoli esempi dei giochi di parole architettati da questi debosciati per non vomitare guardandosi allo specchio è quello di descrivere come “sovranista” ed al contempo “populista” chi critica la suddetta ed esclusiva sovranità delle élites finanziarie (plutocrazia apolide).

Ciò avviene premettendo come scontato il giudizio: poiché chi parla di sovranità nutre anacronistiche nostalgie monarchiche, costui non può che giocare sull’ignoranza popolare attingendo ad argomenti demagogici. Più precisamente, il sovranista ignorante, esponente anonimo di una massa di zotici, sarebbe la vittima designata di una propaganda a base di menzogne propinategli da un altro sovranista, solo un po’ più istruito, nonché dotato di una carica politica: il vero e proprio “populista”.

Se poi malauguratamente dovesse capitare a qualcuno di questi scellerati sovran-populisti di pronunciare il nome proibito Rothschild per assegnare un marchio di qualità alle suddette élites finanziarie, potrà scattare immediata come una trappola per topi l’accusa infamante di antisemitismo. Tutto come da copione, trito e ritrito. Fingendo che non esista differenza alcuna tra ebraismo (l’ortodossia dell’autentica fede ebraica) e sionismo (l’ideologia razzista per cui i non ebrei sarebbero da considerarsi esseri subumani da soggiogare e vessare a piacimento), il sovranista e populista verrà quindi accusato di simpatie nazifasciste.

Non è casuale l’operazione della propaganda globalista con cui in ogni parte del pianeta ogni opposizione al potere costituito sia stata e sia accostata all’estrema destra fascista. Peccato per i falsari di professione che ogni giorno di più gli eventi parlino in senso esattamente contrario e raddrizzino di continuo il mondo pervicacemente capovolto da chi lo vorrebbe ad immagine e somiglianza del tanto venerato pentacolo satanico.

L’intellighenzia che ispira i centri decisionali in Occidente, laica, materialista e cieca per la forza creatrice dello spirito individuale umano, coltiva un’ideologia che non concepisce né ammette praticabile lo scambio paritario di conoscenze tra gli uomini, bensì propugna l’idea asimmetrica ed elitaria di ammaestrare le masse, tramite appunto i Mass-Media, spesso e volentieri con squallide pillole di illuminismo prêt à porter.

Tutto ciò che esula dai programmi di lavaggio del cervello della macchina mediatica – che insieme al cinema è il mezzo più rodato per far deragliare la capacità pensante individuale nella tifoseria sguaiata dei luoghi comuni – viene bollato dai professionisti della disinformazione proprio come disinformazione.

È oggi all’opera a tutti i livelli il senso contenuto nel detto “il bue che dà del cornuto all’asino”, giunto a vette insuperate proprio nella culla dell’imperialismo occidentale. Non sono in pochi a sostenere che i Democratici americani nel 2020 sarebbero riusciti a riappropriarsi del potere con un colpo di Stato elettorale: cioè abrogando il principio del suffragio popolare, su cui si fonda il concetto stesso di democrazia.

Se è vero, come è vero, che in democrazia le proiezioni elettorali si reggono su leggi statistiche e lo stesso dicasi per il trend storico delle elezioni USA, le probabilità di una vittoria regolare per il vecchietto svampito erano qualcosa come uno zero seguito da una virgola e da una lunga serie di altri zeri, prima di un qualche numeretto, elevato pure alla meno n. Ma ai Main Stream Media, ai Social di Zuckerberg e Dorsey e al software di Dominion il fantasma di un Trump bis evidentemente gli faceva un baffo.

Il Governo del partito sedicente democratico a seguito di un atto eminentemente antidemocratico sarebbe il perfetto ossimoro per descrivere lo stato patologico in cui versa il simbolo supremo dell’Occidente liberale. Non è forse il ritratto magistrale della decadenza che pervade il sistema egemonico americano e occidentale in senso lato quel burattino abusivo, affetto da conclamata demenza senile, che i Media raccontano fischiettando come il legittimo Presidente degli Stati Uniti d’America?

Ma ovviamente anche qui serviva una sceneggiata hollywoodiana come la presa del Campidoglio per “dare del cornuto all’asino”, cioè per far passare l’imprenditore dal ciuffo biondastro come la vera minaccia alla democrazia. Come se ci fosse davvero qualcosa da nascondere, ogni testimonianza sul Colpo di Stato elettorale doveva essere censurata con ogni mezzo, per dare invece il più ampio spazio sensazionalistico all’offensiva dei bifolchi cornuti di destra. Che scandalo vedere quei bovari di provincia insozzare con la loro sola presenza barbarica l’Olimpo rarefatto dove nella perenne memoria dei Padri Costituenti era sempre nato ogni più puro atto democratico!

Ma davvero credeva la CIA che tutti gli italiani si sarebbero dimenticati di Diego Abatantuono nei suoi anni ruggenti, quando nelle vesti trash di Attila Flagello di Dio andava profeticamente anticipando, insieme ai suoi impavidi scudieri, la fiction del 6 gennaio 2021?

Esiste però anche il detto “il diavolo fa le pentole ma non i coperchi”, che pure in questo caso ben si adatta all’impossibilità di chiudere una volta per tutte la teca cranica, dopo averla riempita di fandonie main stream, in chi abbia conservato un minimo di pensiero critico rispetto ad esse.

Il neopositivismo è la faccia visibile dell’ideologia massonica, veicolata attraverso il più sciatto scientismo: cioè la divinizzazione acritica della scienza materialistica (confusa a sua volta con gli interessi commerciali di Big Pharma) a dispetto del fatto che essa, per definizione, neghi Dio e lo spirito.

Purtroppo capita di dover ascoltare la sentenza più stupida che si possa pronunciare, espressa nella forma di un altro ossimoro, ma del tutto sintomatica della catastrofe in cui versano gli irretiti dalla madre di tutte le contraddizioni: Io credo nella Scienza!….che è un’affermazione scientificamente fondata come lo è appendere un cornetto rosso allo specchietto retrovisore della propria auto.

L’Europa a guida atlantista, dominata dalle logge massoniche di estrazione angloamericana, predica una società aperta di tipo sorosiano, cioè quella che accomuna tutti gli uomini nella medesima sudditanza alle élites di cui si è detto, il cui tratto saliente è la natura anticristica. Esse sono infatti dedite a favorire la sostituzione dell’”Io sono” (la nascita di Dio nel nucleo dell’Io, come già insegnava San Paolo) con altre entità estranee e/o ostili alla regolare evoluzione umana.

Ironia della sorte, proprio a questo mostro disumano che incombe sul mondo gli aedi del pensiero unico liberal-progressista attribuiscono l’orizzonte radioso del progresso umano e chiunque esprima dubbi sulle ambizioni maldestramente superumane del loro fiore all’occhiello chiamato transumanesimo – quella bislacca credenza secondo cui l’uomo diventerebbe più uomo se solo imparasse dalla macchina a riconoscere ciò che lo rende simile ad essa – viene tacciato di essere un retrogrado che si è posto per inettitudine dalla parte sbagliata della Storia.

Qui si innesta un’altra routine del pensiero associativo – questa volta inverso – con cui il progressista ritorna sul suo argomento preferito, volendo validare la seguente equazione: retrogrado = conservatore = ignorante nostalgico di forme di governo pre-democratiche = sovranista e, oplà, di nuovo fascista. Si tace del tutto che magari il cosiddetto sovranista possa semplicemente sentire un’affinità elettiva con lo Spirito di Popolo della nazione che abita e, guidato da un’indole patriottica, sia refrattario a rinunciare per un’illusoria immortalità cibernetica alle radici della propria cultura.

L’intellettualoide Dem ha però ottenuto quello che voleva fin dal principio: affibbiare alla sua opprimente nemesi la patente di fascista (e per esteso nazifascista), in modo da blindare la propria opera di denigrazione, potendo in aggiunta bearsi della propria sedicente superiorità morale: filantropico-globalista e, ovviamente, antirazzista. Sì, perché nel fantastico mondo all’incontrario degli indemoniati, dove il razzismo è tale solo se le vittime sono neri o ebrei, i genocidi malthusiani a cui sulla Terra basterebbero in tutta onestà non più di mezzo miliardo di schiavi – non importa neppure di che colore – sono chiamati “amanti del genere umano nella sua interezza multietnica” (filantropi antirazzisti appunto). Sarebbe come dire che Jeffrey Dahmer, l’efferato serial killer meglio conosciuto come il mostro di Milwaukee, costruiva altari con le ossa delle sue vittime per dare un impulso spirituale all’ortopedia.

Che importa se a rinverdire i fasti del nazifascismo siano stati proprio i burattini politici di Schwab attraverso il recente certificato razziale vaccinale e lo siano tuttora attraverso il sostegno ideale e militare ad un regime dichiaratamente razzista – e neppure segretamente nazista – come quello ucraino? Ah, che stupido! – dimenticavo che per il primo principio della doppia morale, il razzismo verso i russi non è razzismo e il nazismo ucraino è un nazismo buono…

Il re è nudo e ciò nonostante non solo non si cura di coprirsi, ma minaccia pure con il proprio patetico batacchio, colorato a strisce arcobaleno, la folla sempre più folta di risvegliati che lo addita ridendo. La bandiera multicolore della pace, usurpata da Soros per contrassegnare le sue rivoluzioni sovversive intrise di sangue – dette forse per questo “colorate” -, è quella che i poteri forti del globalismo vorrebbero issare in ogni nazione livellata a provincia incolore di una tecnocrazia nazicomunista i cui leader siano un ristretto manipolo di pervertiti sessuali con il potere di vita e di morte sugli uomini superstiti ridotti ad automi.

Il Grande Reset voluto da questi malati psichiatrici è l’inaugurazione sulla Terra del regno di un’entità spirituale, chiamata dalla Scienza dello Spirito antroposofica Arimane, che è priva di anima e che trae la propria parvenza di vita dalle forze elettromagnetiche terrestri. L’elettrificazione del parco auto risponde alla famigerata sostenibilità ambientale o ad una più efficace integrazione dell’uomo disanimato con la dimensione propizia all’azione di Arimane sul piano fisico? Secondo il progetto del Grande Reset gli esseri umani dovrebbero infatti essere resettati o riformattati come tanti terminali fatti di freddo silicio, al fine di comporre la rete neurale necessaria ad Arimane per “incarnarsi” compiutamente sulla Terra.

Ma torniamo ancora un poco alla psicologia dei servitori di Arimane, nascosto dietro Lucifero.

Partendo invariabilmente dal presupposto secondo il quale non esiste uno scambio di conoscenza tra uomo e uomo ma solo e appunto un condizionamento dei pochi sui molti, l’intellettuale progressista (o unico ammaestratore abilitato dal Potere) pretende però e per di più che non si parli di lui come di un manipolatore, poiché il “politicamente corretto” che egli promana gli conferirebbe tutte le seguenti caratteristiche: professionalità, scientificità, trasparenza cristallina, ufficialità inoppugnabile e veridicità certificata. Ogni prepotenza è a quel punto lecita, purché proveniente da quell’oligarchia “illuminata” che sola ha il potere magico di capovolgere il senso delle parole chiamando il proprio imperialismo guerrafondaio “opera pia di esportazione della democrazia”, oppure “nazione sponsor del terrorismo” quella Terra in cui specialmente può specchiarsi il Cielo.

Verrebbe da chiedersi: come può un materialista quale è l’intellettuale progressista pretendere di cogliere una qualunque verità, quando la Verità da cui ogni verità procede è, nel senso più profondo, vera e propria Comunione con lo Spirito Santo? Beh certo, a ben pensarci che ne sanno del sublime Mistero attorno a cui ruota il destino dell’Umanità gli adoratori del Grande Architetto dell’Universo, coloro che non distinguono Cristo da Lucifero (e perciò diventano strumenti inconsapevoli pure di Arimane), per i quali il cervello umano è solo un computer particolarmente sofisticato e il Creato è un Golem animato solo illusoriamente da disanimati impulsi elettromagnetici?

La verità del progressista si riduce perciò all’opinione della maggioranza ratificata dal potere costituito. L’importante è appartenere in perfetto allineamento a quella maggioranza. Ogni globalista si riempie la bocca delle parole democrazia e libertà, sentendosi cioè libero di prevaricare la minoranza che non avrebbe ragione e vivrebbe nella non-verità per il fatto stesso di non aver accettato l’ideologia di chi rappresenta la maggioranza.

La triarticolazione sociale enunciata da Rudolf Steiner (1861 – 1925) indica chiaramente che gli ambiti culturale/spirituale, politico/giuridico ed economico devono rimanere distinti, come distinti nella costituzione dell’essere umano sono corpo, anima e spirito.

La confusione che invece si fa dell’ambito politico, in cui solo può valere il concetto di democrazia, con l’ambito culturale, in cui solo vale il concetto di libertà, sortisce l’effetto di un feroce totalitarismo travestito solo nei modi e nei termini da mondo dell’inclusione. È impossibile non avvertire gli impulsi distruttivi che premono selvaggiamente dietro tutti i termini suadenti usati dai progressisti per descrivere il mondo edulcorato in cui fingono di vivere o verso cui fingono di tendere.

La “falsa” verità del materialista non rende l’uomo libero, a differenza della Verità annunciata dal Cristianesimo, tant’è che il materialista sente la necessità di giudicare le verità non sue usando la forza intimidatoria esercitata da riedizioni laiche dei tribunali inquisitori medievali: un folkloristico CICAP (acronimo di “Comitato italiano per il controllo delle affermazioni sul paranormale”, intendendo con quest’ultimo termine tutto ciò che non è “normalizzato”, cioè ridotto a corollario del pensiero unico globalista) o una più minacciosa Task Force governativa contro le fake news (quella proposta in Italia per mettere a tacere il pensiero critico nella prima epoca pandemica). Tutte le informazioni e le riflessioni che stridano con la versione dei fatti propalata all’unisono dalle trombe mediatiche della narrativa liberal-globalista devono essere espunte.

Chi è a ben vedere il vero nazifascista se non chi alberga il desiderio di istituire un Ministero della Verità e di somministrare per legge, in barba a Norimberga, trattamenti sanitari obbligatori agli oppositori degli stessi trattamenti, lungo una linea retta che potrebbe tracciare uno Josef Mengele dall’olio di ricino agli psicofarmaci (gli strumenti farmacologici per applicare il TSO)?

Solo perché il primo genera sommovimenti intestinali mentre i secondi, del tutto afoni ed inodori, stordiscono dolcemente la mente, dovremmo ritenere democratici i nuovi fascisti? Sono solo fascisti che si sono messi un camice bianco troppo sottile per mascherare la sottostante camicia nera. O forse per qualcuno il camice è addirittura uno spesso saio, simbolo di purezza e santità: quello che indossano fascisti camuffati da benefattori, avendo ottemperato all’essenza del Maligno quando riuscirono a spacciare una sperimentazione di massa – se non addirittura un vero e proprio piano di sterminio – per una campagna di salvaguardia della salute pubblica. Troppo facile dichiararsi apertamente lupi come un Hitler o uno Stalin qualsiasi! E’ molto più coerente con l’autentica natura diabolica travestirsi da agnelli!

Il problema di fondo dell’intellettuale progressista è la sindrome da proiezione: vede sé stesso nel nemico designato ma, non rendendosene conto, abbaia come un cane idrofobo contro la propria immagine specchiata nello stagno. Narciso non accetterà mai di vedersi brutto. Per questo non può essere suo quel volto mostruoso che ha lì davanti. Egli deve mettere in atto tutte le strategie possibili affinché questo dubbio non lo sfiori nemmeno, pena l’annientamento del suo Ego.

Oppure abbiamo a che fare con un farabutto in malafede: egli mente capovolgendo la realtà, pienamente consapevole della propaganda mistificatoria confezionata di continuo nella luce riflessa che lo avviluppa mentre tenta invano di emergere dai bassifondi morali in cui dimora.

La proiezione inconsapevole si può verificare proprio perché la normale costituzione psicofisica dell’uomo prevede che l’anima proietti sé stessa nel mondo usando il cervello come specchio.

Quando manchi l’osservatore del modus operandi animico, vale a dire lo Spirito individuale umano, non solo manca la disidentificazione con la sostanza riflettente, ma manca pure il rispetto per ogni altro, inavvertito Spirito individuale umano.

L’unico tipo di pensiero concepibile dall’intellettuale materialista fa capo perciò ad un’ideologia fortemente faziosa che trae la propria “falsa” verità dal poter essere urlata più forte, da un maggior numero di pulpiti, rispetto a tutte le altre. Per questo, alla faccia del solo decantato pluralismo delle idee, diventa fondamentale per le élites globaliste mantenere il monopolio degli organi di informazione, delle istituzioni culturali e dell’educazione.

Chi è affetto dal morbo nominalista, per cui il linguaggio umano è pura convenzione senza sostanza, è affetto sia dal morbo relativista, per cui si può dire tutto e il contrario di tutto, sia da quello dualistico-kantiano, per cui la realtà fenomenica è inconoscibile. Se si esclude ogni possibilità di rapporto tra il pensiero umano e la sua Sorgente, ovvero il Logos, che è pure la Sorgente di tutto ciò che esiste, l’Io umano sparisce per decreto teoretico ed al suo posto subentrano quelle entità estranee indicabili genericamente come “spiriti delle tenebre”.

L’intolleranza e l’odio del diverso che conseguono alla crociata naziscientista oggi in pieno svolgimento costituiscono il terreno di coltura ideale per lo stratificarsi del più estremo totalitarismo antiumano, che è quello che tende a realizzare un mondo all’incontrario popolato da involucri umani indemoniati tramite cui si manifestano in modo sempre più netto i demoni nudi e crudi: i quali, come è noto, non vengono riflessi da alcuno specchio.

Foto: Idee&Azione

27 novembre 2022

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