L’invio di armi e la distanza diplomatica

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di Lorenzo Centini

L’invio delle armi in Ucraina (poniamola così e non andiamo a scavare nel cosa/quando/come) ha un senso ben preciso in ottica ucraina e americana. Per i primi si tratta di aiuti indispensabili per ottenere qualsiasi obbiettivo strategico: ogni Javelin in più allarga di un poco per cento cosa il governo ucraino può fare. Per i secondi si tratta di impantanare i russi, provocare perdite, con scarsissimo impegno della US Army (più anche qui una serie di esternalità positive secondarie: studiare i russi, far fare soldi alle industrie belliche, ringalluzzire l’esercito ecc).

L’invio delle armi in ottica europea può avere un senso solo e soltanto se queste vanno a far “vincere” gli ucraini. Ma siccome questa eventualità è pressoché impossibile, se vittoria in questo caso vuol dire rispedire i russi fuori dai confini Ucraini, se ne deduce che l’invio di armi all’Ucraina è in sostanza una zappa sui piedi.

Si dirà: ma l’invio di armi può aumentare la frizione dei russi e spingere Putin ad essere più morbido. È questa in fondo la proposta di Orsini al contrario; chiamiamola proposta Inisro. Come Orsini asserisce che non c’è nulla da fare e che ogni opposizione rende il Cremlino più aggressivo e che quindi bisogna solo ritirarsi in buon ordine, così la proposta Inisro postula che invece la frizione ammorbidisca progressivamente il governo russo verso quella situazione per cui, dice Clausewitz, la reciprocità ha un costo troppo alto.

Posto che sia la visione Orsini che la visione Inisro peccano di linearità e di reciproche dimenticanze opportune (quella Inisro postula un gioco bellico troppo razionale; quella Orsini troppo politologica) perlomeno la visione Inisro, che noi alla fine stiamo implicitamente sostenendo come europei che inviano armi, postula l’esistenza di un interesse europeo che non è del tutto sovrapposto né a quello russo post-24 Febbraio né a quello americano.

Ma nemmeno questo stiamo facendo! Poniamo che esista una dottrina Von der Leyen che preveda la costruzione di un’Europa autonoma con un forte pied a terre ad Est. L’invio di armi dovrebbe allora essere accompagnato da una forte politica antirussa militarmente rilevante con scopi diversi e obbiettivi diversi rispetto al confronto impostato sullo sfiancamento di matrice americana.

L’invio di armi, in breve, obbedisce a riflessioni interne, ideologiche e in senso geopolitico solo se si concepisce la non esistenza europea di fronte alla NATO, posizione che neppure i più feroci euroatlantisti europei negano.

Né carne né pesce.

Foto: adnkronos

9 maggio 2022