Liz Truss la donna nucleare

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di Maurizio Ulisse Murelli

Liz Truss, attuale ministro degli esteri e probabile futuro Primo Ministro inglese nel corso di una intervista al “Telegraph” ha dichiarato: «Se la situazione mi richiede di premere il ‘pulsante nucleare’, lo farò immediatamente. E non importa che moriranno milioni di cittadini, per me la cosa principale è la democrazia e i nostri ideali. I leader occidentali, per come la vediamo, sono pronti per una guerra nucleare e competono per vedere chi sarà il primo a ricevere l’onore (di premere il pulsante)».

È bene che Liz Truss sappia che quando avrà l’onore di premere quel bottone – in tutta evidenza per colpire l’Oriente – l’apocalisse nucleare che per risposta si abbatterà sull’Occidente colpirà un mondo di morti viventi, un mondo di gente già morta, perché, come dice Noam Chomsky «La manipolazione dei media fa più danni della bomba atomica, perché distrugge i cervelli», riducendo il bipede umano a semplici tubi digerenti ambulanti che vagano sulla Terra senza che tale vagare abbia più un perché, un senso, una missione.

I media italici, pur presi dai vari gossip dell’oscena campagna elettorale, ha da qualche giorno riacceso i fari sull’Ucraina. La RAI ha ri-mobilitato la cinquantina di inviati speciali al servizio di Zelensky. Vediamo reportage di giornaliste cotonate e tacchi a spillo, “gelato” in mano che, appena fuori dall’uscio dell’albergo dove sono ospitate, svolgono il loro servizio. Non inquadrati dalla telecamera l’ufficiale di servizio che allunga la velina made in Kyev. Non uno che uno giornalista che trasmetta dal Donbass. Bisogna andare sui canali Telegram per vedere quel che accade a Est dell’Ucraina. Ma glissiamo su questo buffonesco aspetto della cronaca di guerra e piuttosto domandiamoci, perché questo ritorno di fiamma mediatico dello scenario ucraino.

Candidamente più o meno tutti ammettono che per gli italiani si preannuncia un autunno-inverno drammatico: ritorno della pandemia con contorno di altre infezioni, inflazione, aumento del costo della vita etc., sopra tutto però esorbitanti bollette del gas che metteranno al freddo le famiglie e più ancora stermineranno molte imprese con conseguente ulteriore disperazione dovuta ai licenziamenti, disoccupazione etc. L’intento della manipolazione mediatica in queste ore è duplice. Da una parte incrementare la mostrificazione della Russia, enfatizzando alcune “notizie” (quando non false, manipolate), sottacendo tutte quelle che potrebbero “favorire” la Russia, dall’altra far ricadere su di essa la responsabilità dell’aumento del prezzo energetico e il conseguente rincaro della vita. Senza senso del ridicolo, dopo aver promosso una decina di pacchetti sanzionatori a Mosca, si parla di “ricatto”. Ma anche non senza contraddizione nella comunicazione perché si va dicendo che l’aumento del gas è cominciato ben prima del 24 febbraio, inizio dell’operazione militare russa in Ucraina. Quindi, secondo loro, non sarebbe la nostra partecipazione alla causa ucraina la ragione dell’aumento del gas ma dalla “speculazione”. Senonché, come sempre, il Diavolo fa le pentole e si dimentica dei coperchi. Gli analisti (anche americani) più accorti ben sanno che la guerra in Ucraina ci sarebbe stata a prescindere perché l’Occidente a trazione anglosassone da tempo la stava promuovendo e lo stesso Zelensky, nel corso di un’intervista alla BBC, se lo è lasciato scappare dicendo che a ottobre (2021) non poteva allertare il suo popolo per un’imminente impresa militare. Ovvio che in previsione della guerra la speculazione ha cominciato il suo lavorio, che comunque era ancora ben poca cosa rispetto a quanto poi accaduto con le contromisure prese da Mosca.

Insomma, la manipolazione mediatica, pur nella contraddizione, tende a convincere le masse italiche che “è tutta colpa di Putin” cercando altresì di convincerele che non è la nostra partecipazione alla causa ucraina la ragione dello sfacelo prossimo venturo per la collezione “moda” autunno-inverno. E le istituzioni hanno già messo in campo l’artiglieria pesante, con Mattarella e Draghi per supportare questa posizione.

Comunque tranquilli, ci penserà qualcuno come la Truss a darvi la sveglia… perché è sicuro che presto la Russia pigerà sull’acceleratore mettendo all’angolo le belle speranze del debosciato Occidente, quello che il 24 febbraio sosteneva “tempo una settimana e la Russia sarà in default”, quello che oggi dice “Sì, ma le sanzioni faranno sentire il loro peso nel medio termine e il crollo in Russia del PIL metterà in ginocchio Putin riducendolo a più miti consigli, cosa possibile riepiendo le casse di Kyev di miliardi e buttando sul campo immani armamenti”. Come sperare che un orso con cuccioli al seguito, aggredito e messo all’angolo brandendo forconi da vent’anni, possa retrocedere dal suo intento di autodifesa per il sol fatto che chi lo sta aggredendo aggiunge la minaccia di lasciarlo senza colazione alla mattina. Cari occientali demoliberali e iper democratici sarà l’ignoranza sulla reale essenza dell’anima e  dello spirito della Russia a perdervi.

Foto: Idee&Azione

25 agosto 2022