Lo stormire di Tsaryov, per una volta una schedina sui flatus vocis

image_pdfimage_print

di Lorenzo Centini

Se sono vere le parole di Oleg Tsaryov (da prendere con le pinze per trecentomila motivi) secondo il quale un accordo preliminare tra Kiev e Mosca era pronto appena prima di Bucha – e la ricostruzione collima con quanto “era stato annusato” da molti analisi – se ne può dedurre qualcosina:

1) Esiste nello stato ucraino chi vuole una pace che preveda il lasciare sul campo qualcosa, o che perlomeno considera contemplabile questa idea. Le chiameremo “Le Colombe di Zelenskij”. Questo ci ricorda come, al netto del punto di vista russo, non è possibile pensare ad un monoblocco Azov/Zelenskij/NATO.

2) Che l’accordo è saltato per Bucha. Sospendendo qui cosa sia successo effettivamente lì (non contano i fatti ma solo le interpretazioni in sistemi che si basano sulla comunicazione). La guerra non è una sterile partita clausewitziana nel tempo di Instagram, quindi bisogna calcolare tutto il codazzo di attori sul terreno che con pochissimo possono rovinare complesse trame diplomatiche. Da una parte e dall’altra. Non ci vorrebbe nulla ad un gruppo di mercenari schierati con Mosca ad architettare una “Bucha dell’Azov” per interrompere un altro negoziato. Questo è il tipico scenario che abbiamo visto in tutto il Medioriente negli ultimi vent’anni: senza il controllo delle membra militari nessuna pace si da in modo stabile.

3) Siccome è evidente che prima di Bucha Mosca non avrebbe chiesto il Sud dell’Ucraina (Odessa, Kherson, Mariupol, ecc), è altrettanto evidente che le voci su una volontà russa di voler segmentare l’Ucraina fino a Kherson siano improbabili. O meglio: garberebbe un monte ai russi, ma non prevedano che sia uno scopo palatabile. Ergo: la classe dirigente russa è molto più incline al ragionamento di ciò che non pensino i ramboidi filorussi – i quali ragionano in modo ideologico e non strategico.

4) Può darsi che anche le parole di Tsaryov siano infowar e kulturkampf. Ma se le si leggono in codesta maniera, e si tiene presente che Tsaryov è una personalità importante delle Repubbliche Popolari, che possiamo dedurre? Superficialmente un modo per incolpare americani e inglesi e presentare Zelenskij come un burattino ondivago. Più nel profondo forse un tentativo “sano” di ricordare a Zelenskij come quella piattaforma sfumata con Bucha è ancora lì pronta ad essere discussa qualora Kiev la smetta di baloccarsi con i giochi americani.

Foto: Maxim Shemetov, Reuters

13 maggio 2022