L’offensiva di Putin sconvolge i piani della NATO

image_pdfimage_print

di Luciano Lago

Era chiaro da tempo che la Russia non avrebbe accettato passivamente di essere circondata da basi NATO in una cintura di paesi ostili appositamente creati, passo dopo passo, dalla strategia degli anglo /USA. La meraviglia non è per l’operazione speciale di neutralizzazione delle strutture militari in Ucraina che le forze russe stanno attuando in questo momento ma piuttosto per il ritardo con cui questa è partita. Si potrebbe discutere di come questa viene condotta con quale modalità e tempismo, se sia eccessiva nei suoi effetti distruttivi o mirata agli obiettivi che la dirigenza russa si è proposta, una cosa però è certa, il momento di agire per disinnescare il pericolo di quella bomba a tempo che era divenuta l’Ucraina era arrivato già da tempo.

L’operazione speciale avrebbe dovuto essere fatta già anni prima e sarebbe stata meno dolorosa per la popolazione ucraina e per gli stessi membri dell’esercito ucraino ma è partita inevitabilmente nel momento preciso, dopo che il presidente ucraino Zelensky ha accennato alla volontà dell’Ucraina di dotarsi dell’arma nucleare.

Probabilmente il presidente Putin, nel ritardo con cui si è mosso, ha subito l’influenza dei circoli che fanno capo alla V colonna filo occidentale, presente all’interno della Russia. Una operazione fatta qualche anno prima avrebbe evitato, forse per tempo, la campagna di interferenza e di istigazione che l’Occidente ha mantenuto per anni sull’Ucraina per convincere i “pupazzi” di Washington insediati a Kiev della necessità di attaccare i filorussi del Donbass e provocare la stessa Russia.

Washington e Londra avevano solennemente promesso di dare massimo appoggio a Kiev e di fornire tutto il necessario per metterla in grado di risolvere militarmente il problema del Donbass. Era chiaro il loro obiettivo, neanche troppo nascosto, di far impantanare la Russia in un conflitto con l’Ucraina per logorare la potenza euroasiatica e distanziare da questa la Germania e l’Europa tutta.

Con lo sviluppo degli ultimi avvenimenti si è dimostrata la totale inutilità del “sostegno” occidentale all’Ucraina, puramente strumentale per le finalità geopolitiche di Washington, un sostegno piuttosto paragonabile a quello della fune che sostiene l’impiccato.

L’Ucraina, come si è visto, si è offerta volontaria per andare a punzecchiare il sedere dell’orso, e ora l’”orso russo” la sta inseguendo, mentre i suoi “amici” e “alleati” (o quasi), sono già molto lontani nella loro fuga.
Un classico delle guerre americane in cui si utilizzano gli alleati come carne da cannone per poi abbandonarli al loro destino, una casistica che i nostri amici di Roma e dintorni qualificano come “fare la guerra con il c….” degli altri. Tale massima si può applicare all’Ucraina ma anche ai paesi europei che, totalmente succubi dell’egemonia di Washington, sono destinati a subire tutti gli effetti negativi che, per il momento sono limitati alle sanzioni, ma per i quali, in seguito, non si può escludere un coinvolgimento in un disastroso allargamento del conflitto.

La strategia di lungo periodo dei circoli neocon statunitensi era ed è quella della famosa “cintura ostile” che si estende dal Baltico ai Balcani, dal Caucaso all’Asia centrale ed è la medesima che è in corso di attuazione anche nel caso della Cina, nello scenario Indo Pacifico, con l’appoggio di Australia, Giappone, Corea del Sud e altri paesi dell’Asia candidati a immolarsi in tale cintura e acquisiti a suon di milioni di dollari elargiti dal complesso di Wall Street, quello che valuta il ritorno di investimenti in commesse di armamenti destinate ad ingrassare i profitti dell’apparato industriale militare USA.

L’Elemento Imprevisto

Tutto è calcolato nella visione di questi strateghi e tutto ha un peso finanziario relazionato alla supremazia del dollaro ma, alle volte, inaspettatamente esce fuori l’elemento imprevisto.

In questo caso l’elemento inaspettato è stato lui, Vladimir Putin, il personaggio qualificato ormai come “il tiranno malvagio”, il “nuovo Hitler”, che sfida il potere americano ed afferma perentorio, “non la NATO nel mio cortile” e si muove di conseguenza con il suo temibile apparato militare.

Forse gli strateghi di Washington non lo avevano ben calcolato o preso sul serio ma lui questa volta non scherza e, nella sua visione, ha degli obiettivi chiari che sono quelli di rompere l’accerchiamento degli anglosassoni e creare un nuovo sistema mondiale basato sulla multipolarità, forte della sua solida alleanza con la Cina di Xi Jimping.

Il patetico presidente Biden, nel suo ultimo discorso, ha minacciato “o le sanzioni o la guerra nucleare”. La minaccia sembra sia stata subito raccolta dal presidente Putin che, come risulta da fonti russe, ha fatto sapere opportunamente di aver messo in allarme l’apparato nucleare della Federazione Russa.

Una risposta “colpo su colpo” a cui gli egemoni statunitensi non erano forse preparati. Il seguito della puntata lo andremo a vedere a breve termine e, se possibile, lo commenteremo ancora su queste colonne.

Foto: Idee&Azione

28 febbraio 2022