L’Operazione Z e l’inevitabilità della riforma politica in Russia

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di Aleksandr Dugin

Man mano che l’operazione militare speciale si svolge, lentamente ma sicuramente si comincia a prestare sempre più attenzione alla situazione politica interna della Russia stessa, all’atmosfera e allo stile del cambiamento. Molti sono chiaramente delusi, perché nulla che assomigli anche lontanamente all’Operazione Z sta avendo luogo in Russia. E vorrei che anche le forze che il popolo odia non meno dei nazisti ucraini cominciassero a cadere nei calderoni. Naturalmente stiamo parlando dei liberali, che, a parte i più incalliti e rapidamente spodestati, mantengono generalmente la loro posizione al potere e nella società. Con tutta la solidarietà emotiva con i patrioti indignati, vorrei esprimere la mia opinione, più moderata.

L’operazione Z ha tagliato lo spartiacque in modo così fondamentale che non si può tornare indietro, è irreversibile. È difficile da credere, ma è esattamente così, e nient’altro, in linea di principio, dipende dalle intenzioni soggettive delle autorità. Il Cremlino può sinceramente credere che il vecchio ordine politico ed economico emerso negli anni ’90, basato sul liberalismo (e la corruzione), e l’élite moderna continueranno ad esistere nelle nuove condizioni, anche solo con piccoli aggiustamenti estetici, ma la serietà dei passi già compiuti nell’operazione militare speciale non lascia alcuna possibilità per questo. L’operazione stessa è diventata inevitabile proprio perché senza di essa i processi di purificazione e di recupero della società russa non potrebbero superare il punto critico, scivolando costantemente indietro – fino agli anni ’90. Altrimenti, avremmo avuto altri mezzi per prevenire l’emergere dell’anti-Russia in Ucraina, che ora stiamo lavorando così duramente per eliminare a un prezzo così alto.

Ora, il sistema che si è formato negli anni ’90 e che stava cambiando con grande difficoltà ogni ora (no, ogni anno) dal cucchiaino, è stato messo in condizioni tali che non può resistere nemmeno un breve periodo nel suo vecchio stato. In un confronto diretto con l’Occidente, la vecchia Russia non ha alcuna possibilità di sopravvivere, figuriamoci di vincere. In tutto questo, il bisogno di una nuova Russia si farà sentire.

Il sistema esistente e le sue élite sono incompetenti in una situazione di confronto diretto e frontale con l’Occidente, che non può più essere annullato o appianato. Ora possiamo solo vincere. Non c’è più niente da tirare e nessun posto dove tornare. I ponti sono stati fatti saltare. La Russia è arrivata in prima linea nella storia e nella politica mondiale.

Messi in questa situazione, i membri dell’élite al potere – anche se i più liberali – possono scegliere una delle due cose: o liquidarsi da sé o riqualificarsi urgentemente come patrioti. L’opzione del precedente compromesso – la sesta colonna, che pur rimanendo liberale ed essenzialmente un agente di influenza, accettava a malincuore le regole di Putin – non funzionerà più. Nelle nuove condizioni emergerà molto presto come un vero e proprio sabotaggio e incompetenza. In guerra, nei momenti di catastrofe o anche in prigione, le persone sono piuttosto veloci a mostrare ciò che sono veramente. Solo la vita tranquilla, coccolata e subdola di un sonnolento filisteo apre uno spazio infinito per le bugie, la mimica, la corruzione imbarazzante e il tradimento a lungo inosservato. Nelle attuali straordinarie – per gli standard storici – circostanze, chi vive in tale modo sarà immediatamente visibile.

Tutto questo è facile da verificare con l’esperienza: diamo a chiunque – anche ai membri più inutili e falliti dell’attuale élite – un vero incarico, e chiediamo loro di eseguire il compito secondo criteri di guerra (non secondo criteri di guerra nell’attuale caso, trattandosi solo di un’operazione militare, ma anche questo esempio va bene); se falliscono, non ha nemmeno importanza perché o chi ha ordinato loro di farlo, sono semplicemente finiti; se hanno successo, sono nostri, anche se lo sono appena diventati. C’è una prima volta per tutto. In tal modo, uno può diventare russo in qualsiasi momento, correggendo la sua precedente non russità (o mancanza di russità). Ora o siamo tutti russi, e siamo responsabili l’uno dell’altro e della nostra vittoria comune, o… non ci sarà posto per concorrere.

Le autorità non hanno più alcun margine di manovra all’interno del paese. Niente di niente. Quel che è iniziato è iniziato e non può arrestarsi. Così, il compromesso è irreversibilmente crollato, lo stesso spazio vitale per la sesta colonna è scomparso.

Nel linguaggio di Gramsci, abbiamo superato il “cesarismo”, cioè il flirt pragmatico con il sistema capitalista mondiale nel quale abbiamo cercato invano di integrarci, ma alle condizioni di mantenere la nostra sovranità. Oggi è chiaro: o l’egemonia liberale occidentale o una Russia sovrana – sovrana come civiltà, come cultura, come soggetto. L’unica risposta all’egemonia ora è la contro-egemonia e ora è totalmente indifferente che il Ministero della Cultura abbia rifiutato un eccellente progetto sui valori tradizionali. I valori tradizionali sono necessari allo Stato, alla società, al popolo e ai nostri guerrieri che stanno dando la loro vita nella battaglia contro l’egemonia. I buoni propositi devono trasformarsi in fatti concreti, perché questa è la condizione della vittoria, non più semplice desiderio ma necessità vitale.

Sì, non stiamo vedendo un movimento adeguato e un cambiamento appropriato all’interno della Russia in questo momento, ma l’operazione Z ha già avviato il cambiamento di tutto in maniera fondamentale. E questi cambiamenti avverranno inevitabilmente. L’élite semplicemente non ha scelta: o impegnarsi nella contro-egemonia o scomparire nella non-esistenza storica.

L’idea russa non è più qualcosa che possiamo scegliere (o scartare) liberamente. Nessuno può esistere senza di essa, sarebbe come tagliare l’accesso all’ossigeno quando il corpo ne ha bisogno.

Sicuramente, la forza d’inerzia è tale che non tutti si sono resi conto di quello che è successo il 22 febbraio 2022. Se ne accorgeranno presto. Qualsiasi cosa ulteriore non richiederà alcuna decisione soggettiva da parte delle autorità, perché tutto si svolgerà automaticamente.

Lo vedo chiaramente. Se non c’è altro modo, ci resta solo una cosa da fare: vincere. La storia non ci ha lasciato alcun’altra possibilità.

Traduzione a cura di Lorenzo Maria Pacini

Foto: Idee&Azione

22 marzo 2022