L’Ungheria contro l’UE: come finirà lo stallo sulla questione russa

image_pdfimage_print

di Redazione di Katehon

Nelle già difficili relazioni UE-Ungheria si è aperta una nuova pagina di confronto: le controversie sull’embargo petrolifero contro la Russia, e mentre i precedenti conflitti con Bruxelles erano di solito di natura ideologica e valoriale, in questo caso la situazione riguarda direttamente la sicurezza energetica di uno Stato che non si è ancora ripreso dalla batosta economica della Covid-19.

 

Il nocciolo del conflitto

Dopo l’inizio di un’operazione militare speciale in Ucraina, la Commissione europea ha annunciato l’intenzione di imporre un embargo sul petrolio contro la Russia.

Nonostante la decisione quasi unanime dei burocrati europei, il primo ministro ungherese Viktor Orban non si è unito all’accanimento antirusso e ha espresso l’intenzione di usare il suo potere di veto. Poiché le decisioni sulle misure restrittive nell’UE vengono prese all’unanimità, la posizione di Budapest si è rivelata estremamente scomoda per la politica russofoba.

Il 16 maggio, i ministri degli Esteri dell’UE si sono riuniti per raggiungere un vero e proprio accordo su un pacchetto di sanzioni antirusso. Tuttavia, a causa della posizione dell’Ungheria, non è stato possibile imporre un embargo petrolifero contro la Russia. Il ministro degli Esteri ungherese Péter Szijjártó ha dichiarato che la clausola di embargo dovrebbe essere rimossa dal pacchetto di sanzioni antirusso.

Fino ad allora, Bruxelles aveva tentato vari metodi per costringere Budapest a sostenere l’embargo: restrizioni finanziarie, minacce di esclusione, sanzioni e persino un tentativo di corruzione. Come riportato da Politico, i funzionari dell’UE erano pronti a offrire all’Ungheria una compensazione finanziaria in cambio del sostegno al sesto pacchetto di sanzioni UE contro le importazioni di petrolio dalla Russia. Alcuni pubblicisti hanno ipotizzato che questo sia il motivo per cui la Presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen si è recata a Budapest il 9 maggio, per convincere Orban ad accettare l’embargo.

È stata la von der Leyen a proporre un divieto totale sulle importazioni di petrolio russo nella bozza del piano REPowerEU dell’Unione per superare la dipendenza dalle fonti energetiche russe. Bruxelles sostiene che le importazioni di petrolio e gas russo “finanziano la guerra in Ucraina”.

Ora l’UE, a causa della posizione dell’Ungheria, sta valutando la possibilità di dividere il pacchetto di sanzioni contro la Russia e persino di rinviare temporaneamente l’embargo sul petrolio. Secondo le fonti di Bloomberg, l’idea di rinviare l’embargo petrolifero dalla Russia “sta guadagnando consensi”. In altre parole, l’UE potrebbe anticipare una parte del pacchetto di sanzioni senza un divieto totale di fornitura di greggio e combustibile raffinato dalla Russia e poi continuare i negoziati per un accordo con l’Ungheria.

Tuttavia, secondo un diplomatico, gli euroburocrati temono che escludere l’embargo sul petrolio dal prossimo pacchetto di sanzioni sarebbe “un segno di debolezza”. Come ha osservato il commissario europeo per l’Economia Paolo Gentiloni, il sesto pacchetto di sanzioni “per ora è valido”. L’UE esita a imporre nuove sanzioni contro la Russia senza aver raggiunto un accordo sulla questione chiave dell’embargo sul petrolio.

 

Un approccio pragmatico

Qualunque cosa faccia Bruxelles, il governo Orban non è d’accordo con l’approccio dell’isolamento e delle vessazioni, poiché si basa su interessi pragmatici e sovrani del proprio Paese.

Il governo ungherese ha chiarito che porrà il veto alle sanzioni dell’UE contro l’embargo petrolifero. Le forniture energetiche dalla Russia coprono almeno il 58% del consumo annuale di petrolio dell’Ungheria e, inoltre, la situazione economica dopo l’epidemia di Covid-19 non favorisce gli esperimenti di sanzioni. Secondo Orban, la proposta dell’UE di un embargo sulle risorse energetiche russe è “equivalente a una bomba nucleare” nelle attuali circostanze, e il ministro degli Esteri ungherese Peter Szijjártó ha sottolineato che Budapest non sosterrà le sanzioni che renderebbero impossibile importare gas e petrolio in Ungheria dalla Russia e metterebbero in pericolo la sicurezza energetica del Paese.

Inoltre, gli esperti concordano sul fatto che le sanzioni sull’energia danneggiano gli stessi europei piuttosto che la Russia, che trova già dei mercati. Secondo la pubblicazione ungherese Mérce, l’embargo colpirà l’UE più duramente della Russia: i Paesi dell’Europa orientale, tra cui Slovacchia, Repubblica Ceca e Ungheria, avranno bisogno di anni per riprogettare i loro sistemi energetici per sostituire il petrolio russo. La pubblicazione rileva che il divieto porterà anche a un aumento dei prezzi dell’energia e potrebbe innescare una recessione in Europa. E, naturalmente, questo non fermerà l’operazione militare speciale che Bruxelles sta cercando.

Alcuni pensano che, oltre agli interessi pragmatici, ci sia una questione di immagine nella persistenza di Budapest: dopo anni di persistente confronto ideologico con Bruxelles, che offre il modello di uno Stato illiberale (illiberale) invece di un’ipocrita “democrazia” neoliberale, dopo lunghe umiliazioni e tentativi di ricatto finanziario (la Commissione europea non ha mai pagato il membro dell’UE per la guarigione dopo un’infezione da coronavirus) gli ungheresi non hanno alcun desiderio di incontrare l’Unione Europea. Allo stesso tempo, all’inizio di aprile, la von der Leyen ha annunciato una serie di misure contro l’Ungheria per la cosiddetta “violazione dello Stato di diritto”.

La politica di Orban è multivettoriale e negli affari internazionali persegue una strategia win-win. Nel caso della Russia, si tratta di interessi economici (importazioni di petrolio e gas, progetto congiunto di centrale nucleare PAKS-2, scambi culturali e di istruzione, ecc.) Allo stesso tempo, Budapest condivide con Mosca l’insoddisfazione per la politica ucraina: non sono meno preoccupati per il vicinato di un Paese in cui il neonazismo è in crescita, motivo per cui l’Ungheria si è espressa contro la fornitura di armi a Kiev. Nel frattempo, la leadership ucraina ha tentato di interferire nelle elezioni ungheresi di aprile, scatenando uno scandalo diplomatico e raffreddando le relazioni tra i Paesi.

Di conseguenza, l’Ungheria non ha affatto una buona ragione per impegnarsi in un’azione di molestia politica nei confronti della Russia e per compiacere l’Unione Europea, che esercita pressioni non indifferenti sugli ungheresi.

Allo stesso tempo, l’Ungheria non si considera isolata dall’Europa: anzi, cerca di rimodellare l’alleanza europea con i propri sforzi per non danneggiarsi. Magyar Nemzet scrive che l’ipotesi che l’Ungheria sia isolata dall’Europa è assurda: opponendosi all’embargo il Primo Ministro Orban non protegge solo gli interessi ungheresi, ma anche quelli di altri Paesi europei che dipendono dalle importazioni di energia dalla Russia. Secondo i media, quindi, Orban non solo non è isolato, ma è diventato un attore chiave sulla scena politica europea.

Inoltre, è importante notare che anche nelle dispute politiche Orban rimane impegnato a difendere i valori cristiani, il che rende l’Ungheria uno dei più preziosi alleati della Russia al momento. Ad esempio, nel sesto pacchetto di sanzioni, la Commissione europea ha proposto di inserire il capo della Chiesa ortodossa russa nella lista nera dell’UE. In particolare, durante un incontro con il Patriarca Ignazio Afrem II della Chiesa ortodossa siriaca, Orban ha promesso che l’Ungheria non sosterrà le sanzioni contro i leader religiosi, poiché una tale mossa colpirebbe la libertà religiosa delle comunità ungheresi, “che è sacra e inviolabile”. Il Patriarca siriano ha ringraziato Orban per questo approccio e ha sottolineato che inserire un leader cristiano nella lista delle sanzioni “costituirebbe un precedente che metterebbe in imbarazzo milioni di cristiani”.

 

Ungheria post-elezioni: le ragioni del successo di Orban

Orban, nonostante la crisi economica, ha rafforzato la sua posizione politica solo dopo le elezioni di aprile e la convincente vittoria del partito Fidesz. L’opposizione si è infatti “sgonfiata” e non rappresenta una seria minaccia per il primo ministro ungherese, il che permette di prevedere che Budapest rimarrà ferma sulla questione di Mosca.

Mandiner spiega perché Orban ha avuto successo e l’opposizione ungherese ha perso le elezioni con un ampio margine: la “sinistra” locale sostiene di conformarsi alle aspettative di Bruxelles “con spirito servile”, mentre il governo mette al primo posto l’interesse nazionale. L’opposizione, dicono i media, non capirà mai le ragioni del suo fallimento finché non si renderà conto del segreto del successo di Fidesz. Il segreto del suo successo è una visione del mondo basata su una politica estera sovrana, una politica economica patriottica, nonché la difesa della “normalità” in Europa e l’idea di una società basata sulla famiglia.

Traduzione a cura di Lorenzo Maria Pacini

Foto: Katehon.com

21 maggio 2022