LVI è tornato

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di Lorenzo Maria Pacini

“Cittadini, c’è voluto poco più di un secolo ma alla fine ce l’abbiamo fatta: LVI è tornato!

Il sovrano condottiero, l’altissimo capo, il presidente di ogni cosa e il risolutore di ogni problema è finalmente di nuovo alle porte della sua trionfante ascesa. Ai prischi allori del suo trono siamo tutti chiamati a prostrarci con devota riverenza e squillante riconoscenza, perché egli ci ha salvati dall’invisibile morbo, dalla catastrofe economica, dall’ecatombe culturale e dalla falsa informazione, innalzando il sacro vessillo della Scienza e aprendoci gli orizzonti di un ameno paradiso, facendo risorgere l’Italia unita, forte, vittoriosa.”

Se questo proclama richiama alle vostre menti qualcosa di collegabile ad un regime politico molto noto di un secolo fa, sappiate che i fascisti siete voi e che vi sbagliate di grosso, perché queste sono le parole che, con più o meno sfumature, si sentono riecheggiare fra i talk show televisivi e le prime pagine dei giornali nazionali che invocano ansimanti Mario Draghi come Presidente del Consiglio dei Ministri – che è già – e Presidente della Repubblica allo stesso tempo. L’accentramento delle due massime cariche dello Stato in una persona è un qualcosa che, evidentemente, è rimasto nel cuore degli italiani al punto di desiderarne ancora il brivido.

No, non sono semplici ipotesi: sono precise mosse di una strategia comunicativa politica che va avanti da ben prima della cosiddetta pandemia e che trova la sua implementazione e maggiore giustificazione nella contingenza degli eventi, anch’essi adeguatamente architettati. Il messaggio è chiaro ed è quello di incensare fino all’inverosimile la figura di Draghi, il banchiere massone del Britannia chiamato a “salvare” il Paese proprio nel momento peggiore e con le peggiori intenzioni, affinché venga eletto per acclamazione quale figura super partes ad ogni legge; in caso di mancato fallimento, sarà comunque da doversi accettare la condanna, perché resa inevitabile dalle manovre di chi gestisce milioni di persone. È una norma vecchia quanto la manipolazione politica la creazione delle condizioni di accettazione di una figura politica; senza una legittimazione è difficile che un leader o un tiranno restino sul piedistallo, perciò che si tratti di democratiche elezioni, di una pandemia costruita a tavolino o di una crisi economica peggio di quella del “29 poco importa, ciò che interessa è raggiungere il fine, che giustifica machiavellicamente ogni mezzo.

Nelle coordinate di questo immaginario pandemico già ci siamo abituati, in 20 mesi di sospensione ipso facto della Costituzione, di inversione dell’Ordinamento Giuridico, di scombussolamento dell’iter di produzione delle leggi, di completa inutilità del Parlamento e di oppofizione (opposizione che è tutta una finzione), ad ogni possibile sopruso, accettandolo talvolta con qualche lamentela e protesta, in buona maggioranza con supino servilismo, che in realtà è una schiavitù le cui radici sono rintracciabili nella mancanza di una identità soggettiva e di popolo-nazione. Non c’è da stupirsi che un politico possa, in questo contesto, ad accentrare su di sé tutto il potere così come formalmente definito, quando magari già lo ha concretamente fatto in più momenti; non è nemmeno una novità l’introduzione di figure di carattere autoritario, come i generali rivestiti di cariche create ad hoc, o i commissari straordinari assemblati a piacimento, tutti soggetti che manifestano ciascuna delle funzioni del potere totalitario che viene costantemente rafforzato. Il dissenso, poi, viene squalificato tramite metodi diretti, come con gli attacchi mediatici, le messe fuori legge, le persecuzioni mirate o i rastrellamenti di massa, o indiretti con la delazione fra gruppi sociali dei pari, disapprovazione sociale, sospetto e inimicizie, nonché con le divisioni delle famiglie che sono il nucleo fondante della società.

Mentre i mass media instillano a gocce l’invocazione del Deus Omnipotens nell’inconscio collettivo, lui si prepara a compiere l’atto finale – o quasi – della grande pianificazione: instaurare la new governance globalista, eco-green e assolutamente tutto-friendly, fuorché della verità e del bene comune.

Un complotto? Certamente, ordito da chi ben sa quanto giocare con le parole per far credere che niente sia possibile, mentre tutto si concretizza. Anche un secolo fa c’erano tutte le condizioni sociali che permisero l’avvento di un regime politico di un certo tipo, e forse anche allora molti profeti furono condannati al rogo dell’isolamento sociale perché ritenuti folli. Ma al dittatore di turno non importa di essere legittimato, gli basta solo di essere adulato. A quanti ancora non vedono la disarmante situazione, possiamo dire di stare tranquilli, perché certe verità si comprendono solo dopo averle esperite, o subito.

Nelle parole dell’ultimo discorso di Draghi emerge con chiarezza la direzione intrapresa e la destinazione evocata, al di là di ogni opinione e di ogni calcolo: “vincere, e vinceremo!”

Gli italiani avranno ciò che desiderano, con la Storia che starà a guardare nuovamente i suoi esiti.

In piedi, cittadini, destate lo spirito e impostate il saluto: LVI è tornato.

Foto: Idee&Azione

23 dicembre 2021