Ma di quale popolo, di quale Italia, di quale Europa stiamo parlando?

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di Roberto Siconolfi

Sembrerà strano a molti degli ambienti europei di stampo conservatore, tradizionalista, identitari, sovranisti, ecc. ma oggi la massima rappresentazione di Europa è proprio nei vari Draghi, Macron, Von Der Layen, ecc.

La “civiltà europea” all’epoca della decadenza, nel suo punto massimo, è oggi incarnata al meglio da questi signori e dalle loro ideologie/concezioni di riferimento.

Il mercato e l’economia al centro di tutto, le ideologie “inclusive”, gender e ambientaliste, postumanesimo e transumanesimo, edonismo, pacifismo e buonismo, spiritualità di stampo new age: tutte finzioni, rivestimenti, “pretesti” per l’agire di un’essenza oramai mortifera e votata all’autodistruzione assoluta.

Bene, l’alternativa a tutto ciò non è la conservazione o la ripresa di caratteri e valori oramai estinti, bensì l’assecondamento “attivo” di questa gigantesca e catastrofica parabola di decadenza e autodistruzione.

È l’“apocalisse”, la fine di un mondo, e come tale bisogna rapportarsi a tale gigantesco movimento storico-epocale.

È la fine ma l’inizio! E in quanto inizio noi non possiamo sapere cosa ci aspetta, almeno nella parte circostanziale.

Quello sul quale si può investire è la coltivazione dei germi della nuova vita, del “nuovo ciclo storico” e tali germi devono essere “essenziali”, semplici, spogli da appesantimenti di ogni specie, compresi quelli di stampo nazionale, identitario, etnico-razziale, ideologico, religioso, ecc.

Non ha senso portare tutto ciò nel nuovo mondo, ha senso ritornare alla fonte, giungere all’essenza, alla “forza primordiale”.

È come con la nascita di Roma, il principio ordinatore, la forza trascendente, il fiat lux che giunge nel mare magnum del caos e della dissoluzione.

La nascita di un popolo praticamente da capo, integrando stirpi che poco avevano a che fare tra loro.

In tutto ciò ha sempre poco senso parlare ancora di italiani, tedeschi, spagnoli, francesi e tutte le identità possibili e immaginabili, e può essere addirittura dannoso affezionarsi a quel che resta di identità che “furono”, vissute oramai solo nei ricordi e nell’immaginario.

L’atteggiamento giusto è farsi guidare dallo spirito, ed “attrarre”, “integrare”, “assimilare” tutti coloro che seguono la stessa spinta in una maniera del tutto nuova, o meglio “inimmaginabile” allo stato attuale.

Quale la “maschera”, la conformazione estetica che un tale sconvolgimento e riordino della vita nel vecchio continente possa assumere è un dato prettamente secondario e che non ci è dato nemmeno sapere.

Del resto, a che scopo difendere con tanto ardore l’italianità, lo spirito mediterraneo o nordico, eventuali purezze di stampo etnico-razziale o religioso-tradizionale?

Quella che va conservata è la forza base, qualunque sia l’aspetto che essa possa assumere!

Foto: Idee&Azione

2 giugno 2022