Maria, mistero metafisico ed escatologico

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di Massimo Selis

Tendiamo sempre ad umanizzare troppo o a “spiritualizzare” troppo alcuni aspetti o figure della religione. Forse anche così si manifesta la nostra disabitudine al simbolo, il vero ponte fra il piano terrestre e quello soprannaturale, la nostra lotta al Mistero dell’Incarnazione di cui non avvertiamo tutta la “spaventosa” concretezza. È tristemente limitato il modo in cui ci accostiamo al Testo Sacro facendone semplice critica letteraria da cui estrarre insegnamenti morali per la vita quotidiana. È tristemente limitato il modo in cui ci raffiguriamo molto spesso i santi o ancor più le figure che popolano la Bibbia, prima fra tutte la Vergine Maria.

Cercheremo qui allora di sottolineare alcuni tratti, fra i molti, che possono aiutare ad entrare più a fondo nel Mistero, a dargli una luce “nuova” e ancor più luminosa.

San Paolo, a proposito dell’Incarnazione ci parla del disegno di Dio «di ricapitolare in Cristo tutte le cose» (Ef 1,10).  Cristo, “nuovo capo” della creazione che viene ri-creata come nuova, è la nozione patristica di Ricapitolazione. Ma nell’ordine di salvezza, insieme al Cristo “Nuovo Adamo”, inviato per riparare l’errore d’Adamo, vi è anche una “Nuova Eva”: Maria. Si ha quindi anche la teoria complementare e integrante della Ricircolazione. Secondo tale principio l’ordine di salvezza realizzato da Cristo, deve seguire, in modo opposto, l’ordine della caduta compiuta da Adamo.

«E come Adamo, la prima creatura, fu fatta da terra, ancora vergine… così il Verbo ha ricapitolato Adamo in se stesso, nascendo da Maria, rimasta vergine… Se Adamo è stato fatto da Dio con terra, bisogna che colui che lo ricapitola in se stesso sia un uomo creato da Dio a somiglianza della formazione di Adamo. E perché Dio non ha preso una seconda volta del fango, ma ha voluto che il Salvatore nascesse da Maria? Affinché non sia un’altra creatura che è stata salvata, ma, fosse ricapitolata quella stessa, che era decaduta». Così, splendidamente, spiega S. Ireneo. 

Di più ancora: Eva ascolta la voce del serpente, così che in lei si insinuò la parola artefice di morte; in un’altra vergine, Maria, si incarna il Verbo di Dio, costruttore di vita.

Maria inoltre appare nella scena dei Vangeli senza alcuna genealogia, particolare questo su cui si sorvola con troppa leggerezza e che invece è uno dei tanti “lampeggiatori di senso” che gli agiografi inseriscono nella Scrittura. Certe “strane” omissioni, richiamano ad un significato più profondo che è dovere del credente ricercare ed assimilare. Senza genealogia come Melchisedech ed Elia. Melchisedech, il sacerdozio eterno; Elia, il profetismo eterno; Maria, allora, la Rivelazione eterna: non è forse Lei che ci rivela Gesù?

Maria è dunque un essere edenico e la Santa Famiglia di Nazareth va a ricostituire un piccolo Eden in terra. Sempre S. Ireneo attesta che in Lei la storia cosmica «compie un rigiro oltre Adamo». Quanto sin qui scritto sarebbe già sufficiente per dare alla figura della Vergine ben altro spessore e dignità rispetto a quella che riceve. Ma si può e si deve dire ancora.

Vi è un secondo parto di una vergine ed è quello enunciato dal libro dell’Apocalisse: «una donna vestita di sole, con la luna sotto i suoi piedi e, sul capo, una corona di dodici stelle. Era incinta, e gridava per le doglie e il travaglio del parto» (AP 12,1-2).  Se la prima nascita è quella che ci ha rivelato Gesù e il Vangelo, la seconda nascita è quella che ci rivela il Cristo Giudice e il Vangelo eterno. Rimandi, ma non sovrapposizioni perché la Storia della salvezza non è ripetizione statica, ma sviluppo dinamico che conduce al compimento finale e alla comprensione piena, senza più veli, del Mistero d’amore di Dio per la sua creatura. Maria è l’aurora da cui viene generato il Cristo; sacerdote eterno come descritto nel Salmo 110, sole di Giustizia nell’Apocalisse. Così che infatti si apra una nuova era solare, nel passaggio al nuovo Ciclo, o generazione di Adamo, e l’epoca lunare caratterizzante il tempo in cui ancora viviamo venga definitivamente schiacciata: ecco l’immagine della luna sotto i piedi della Vergine. Uno scatto di luce, un ritorno alla verticalità superando l’orizzontalità tutta psichica e ombrosa di questi “anni ultimi”.

Questo traguardo finale che dona una nuova luce anche su Maria, doveva essere preparato. E così, scientemente, Dio ha rivelato sempre più negli ultimi secoli “questo capolavoro delle sue mani” come dice San Luigi Maria Grignion da Montfort.

1830, Rue du Bac. La Vergine appare dando indicazione di coniare la “Medaglia miracolosa” su cui far incidere la frase «O Maria, concepita senza peccato, pregate per noi che ricorriamo a Voi».

  1. Pio IX proclama il dogma dell’Immacolata Concezione.

1858, Lourdes. La Vergine dice di sé: «Io sono l’Immacolata Concezione».

1947, Tre Fontane, anche se non ufficialmente riconosciuta, ma tenuta in gran conto da Pio XII per la promulgazione del dogma dell’Assunzione. La Vergine si presenta con queste incredibili parole: «Io sono la Vergine della Rivelazione dell’Antico e del Nuovo Testamento».

Maria, in varie apparizioni, prima si mostra discendendo in un globo di luce, poi prende figura umana, per infine risalire ancora come entità sopraformale, ed è stata spessissimo raffigurata nella pittura, con una colomba sopra il capo, la Colomba dello Spirito Santo.

Ricordiamoci anche che San Bernardo coniava per Lei il significativo appellativo di “nostra Signora”. Forse il monaco-cavaliere aveva intuito che ella era “più che creatura”.

Del resto in Dio si situano sia il Principio maschile che il Principio femminile, così come nella creazione dell’Adamo (sagoma dell’Umanità primordiale) vi è «un che di maschile e un che di femminile». La Vergine che a Lourdes usa quell’«Io sono» di biblica memoria per poi aggiungervi in terza persona «l’Immacolata Concezione» dovrebbe farci intuire da subito che siamo molto al di là dell’enunciazione di essere stata concepita senza peccato.

La Vergine è il Pensiero (Concezione) Purissimo (Immacolata). Cristo è l’Eterno Pensiero (Logos). Maria è dunque un Archetipo supremo. E se Dio Padre è creatore, Maria è l’Essere concreante, sia qui in terra, generando Cristo-Gesù, che nel cosmo. Nella Liturgia Armena, che risale al quinto secolo, la Vergine è invocata come “salvatrice” e “liberatrice”; non sono forse questi gli appellativi, declinati al maschile, che denotano il Cristo?

Siamo a qui a vette inaudite che però non dobbiamo temere di salire. È Lei stessa che, chinandosi su di noi con sempre più amorevole premura negli ultimi tempi, ci invita a salirle. Sterili esercizi di intelletto potrebbe obiettare qualcuno. Niente affatto, perché ogni parola e ogni segno che la Vergine e il Cristo manifestano nel nostro universo sensibile hanno implicazioni assolutamente concrete.

Torniamo allora al primo parto di Maria narrato dai Vangeli. Essa è colei che ha impastato in se stessa il pane eucaristico, il Cristo, e per fare questo si è resa tutta obbediente (ob-audio). Eva presta orecchio alla voce del serpente, «il più “mentale” di tutti gli animali selvatici». Non asseconda la traiettoria evolutiva che Dio aveva indicato per l’Umanità, ma cede all’inganno del serpente, sagoma della mente diabolica che si chiude alla dimensione spirituale e quindi getta l’uomo nella spirale discendente ed involutiva.

Al contrario Maria ascolta la voce dell’angelo (messaggero divino) Gabriele e presta fede al suo messaggio. Gabriele, ricompitato in Ga-bri-el, sta ad indicare una Grande luce/divinità (el) che è entrata nel mondo/terra.

Da una parte quindi la natura che si oppone al progetto di Dio, credendosene esente, illudendosi di poter ascendere ad altri piani solo con le proprie forze (serpente), dall’altra la discesa di Dio che viene ad abitare e fecondare la terra/uomo (Gabriele). La prima parola porta alla morte, la seconda genera Vita.

Ma c’è una annunciazione anche per ciascuno di noi. Anche noi dobbiamo “partorire” il Cristo interiore. Ecco cosa significa essere cristiani. E pertanto nessuno può dirsi cristiano se prima non è anche mariano. «Cristo si è fatto uomo perché noi fossimo fatti dei», sentenzia Atanasio e con lui altri Padri della Chiesa. Ma se Maria, vergine senza macchia e “più che creatura” ha ascoltato le parole dell’angelo, noi invece quali parole ascoltiamo? Siamo certi che le nostre orecchie e i nostri occhi siano ben sintonizzati alle frequenze del cielo, e non piuttosto a quelle di tante voci che, seppur ammantate di religiosità, non sono altro che variazioni delle subdole insinuazioni del serpente? Continuando a voler “tradurre” dentro i nostri limitati concetti, il linguaggio divino, che è per ovvia natura infinito, rischiamo di scivolare nella spirale involutiva e a non leggere i Segni che Egli paternamente ci invia con sempre maggiore insistenza.

Vergine è Maria, come Vergine è Eva e la terra con cui è stato impastato Adamo, come abbiamo già detto. Ma qui entra in causa anche il discorso del ritorno allo stato primordiale, della restaurazione dell’umanità primordiale, del ritorno al giardino delle anime (Eden); il discorso del carattere nativamente “verginale” dell’uomo e quindi della verginità, non intesa solo nell’aspetto sessuale, come vocazione universale. Dio nel Giardino conversava con Adamo, perché egli era appunto vergine e in grado di essere in spontaneo dialogo con Dio. Ma Cristo, elevandosi in croce, ed entrando nella pienezza della sua dimensione animica non ha forse riaperto le porte del Giardino di cui Lui è il Signore? Si vadano a rileggere il dialogo con il “buon ladrone” al quale viene detto «Oggi sarai con me nel Giardino (paràdeisos)», e l’incontro con la Maddalena in cui lei scambia il Cristo risorto per un semplice “giardiniere”.

Non si tratta però di spostare le lancette indietro a chissà quale tempo delle origini. La Chiesa istituita da Nostro Signore è già anticipazione del Regno delle anime e più ancora. Se infatti Maria genera il Cristo, la Chiesa genera anime vive dai corpi materiali. E dopo averle risvegliate (Liturgia della Parola), le fa avanzare oltre, coordinandole nella Comunione con la divinità del Cristo (Eucaristia). Una particolare partenogenesi annunciata dai Vangeli attraverso il concepimento verginale di Maria e il suo altrettanto verginale parto. Ovviamente se sappiamo leggere in profondità il Testo, al di là dei suoi “veli” letterali.

Ora, con l’approssimarsi – mancano davvero pochissimi anni – alla fine della presente generazione di Adamo descritta nell’Apocalisse, Maria, questo nostro celeste aiuto preparato per noi sin dall’inizio dei tempi, vuole spingerci ancora più in là. Vladimir Soloviev, ne Il racconto dell’Anticristo, scrive: «i pochi credenti diventano per necessità tutti pensatori». Nel testo giovanneo si parla di uomini “segnati sulla fronte” ad indicare proprio l’apertura dell’occhio interiore. Il Cristo ritornante apparirà in una dimensione sopraformale e quindi sarà difficilissimo vederlo e riconoscerlo, a differenza di come pensano tanti “religiosissimi” davvero troppo ingenui. Ecco che allora Lei, la Nostra Signora, ci vuole preparare la strada ed educare le orecchie e gli occhi. Lei che S. Massimiliano Kolbe definì la “personificazione dello Spirito Santo” si sta chinando su questa umanità sofferente, priva di speranza e sempre più cieca affinché riconosca suo Figlio che sta per mostrarsi di nuovo.

L’intera umanità presente, è chiamata allora a farsi come Maria. Ecco che allora la vera teologia mariana è la vera antropologia per i tempi ultimi. L’Immacolata Concezione è la premessa ontologica, l’Assunzione è il compimento della promessa dell’alleanza fra Dio e l’uomo. Tutta la natura umana viene assunta insieme all’anima nella divinità. E come l’Ascensione del Cristo, l’Assunzione è un “trasferimento metafisico” non di luogo. È presenza totale proprio perché invisibile e immateriale. E per questo infinitamente potente.

Chiediamoci allora se noi la sperimentiamo questa presenza, se ne avvertiamo i passi, le parole, le figure che essa disegna nella nostra storia. O se invece viviamo di assenza che cerchiamo di riempire con il pedissequo rispetto delle norme e dei precetti. Maria ha veduto i farisei, tanto ligi alla legge, non riconoscere il suo Figlio nella carne, Gesù, e non vuole che noi oggi ci comportiamo come dei novelli farisei incapaci di riconoscere il suo Figlio ritornante nella potenza dello Spirito.

Un’umanità mariana è quella dunque che accetta la sfida della dilatazione del reale, che sperimenta la propria natura animica vocata alla divinità. Che intuisce come il Cristianesimo storico fosse solo una preparazione al Regno, che ciò che sta per realizzarsi – Nuovi Cieli e Nuova Terra – supera ogni nostra immaginazione, ma non ci spaventa, anzi ci dà ancora più slancio, per liberarci da tutte le apparenze, dalle opacità dell’intelletto, dalle forme di “questo mondo” che per Grazia sta per terminare il suo corso. Le frasi della Vergine, nelle apparizioni qui citate, mostrano una progressione di disvelamenti metafisici che fanno tremare le ginocchia e riducono a paglia molte teologie troppo infantili. Si stano per spalancare i Cieli, Ella ci avverte. Tendiamo le orecchie e ripuliamo le pupille.

Foto: Diego Velázquez, Incoronazione della Vergine, 1641-1644, Prado, Madrid

8 dicembre 2022

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