Memento

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di Belinda Bruni

In occasione della Giornata della Memoria 2022 Andrea Riccardi, fondatore della Comunità di Sant’Egidio, terrà all’università una lectio magistralis sulle persone giuste, coloro che ascoltarono la propria coscienza e si opposero alle atrocità della Shoah, disobbedirono alle leggi a rischio della propria vita.

Per partecipare all’evento è richiesto: prenotazione, mascherina e greenpass rafforzato.

È evidente, a chi ha ancora una coscienza che parla, che il contenuto dell’evento e le caratteristiche richieste per avere diritto di assistervi sono un obbrobrio logico, razionale, umano, spirituale.

La domanda sarebbe: come è possibile non provare un brivido gelido che attraversa la colonna vertebrale e blocca il respiro nel leggere l’annuncio di tale incontro?

In realtà ad essere agghiacciante non è che l’università organizzi una simile conferenza, nemmeno che Riccardi non batta ciglio, ma il numero di silenzi colpevoli intorno. Questo sì, toglie il fiato. Una lama trafigge l’anima e trasmette la certezza assoluta di “come sia potuto accadere”.

Non amano, gli araldi della narrazione, i paragoni con il passato; “offendono la memoria della Shoah”, strillano isterici! Abbiamo dovuto leggere persino Angelo Branduardi, il menestrello, minacciare di ban chi sul suo profilo social osi fare paragoni tra le persecuzioni degli ebrei e la situazione odierna di discriminazione mediante lasciapassare verde. Dolore immenso per tanti cresciuti con la sua musica, la sua voce, le sue storie. Colui che metteva in note la poesia e la spiritualità. Tanto immensa è la delusione che ci auguriamo che creda veramente a ciò che dice per paura e non per convenienza: sarebbe troppo!

Appare purtroppo inutile ripetere ciò che sarebbe ovvio: il paragone non è di fatti storici ma di tipo umano, quello che permette un crescendo di atrocità per paura, convenienza, invidia, mediocrità, incapacità di pensiero complesso, viltà.

La ricorrenza del 27 gennaio è sempre stata un “melenso fiume di retorica” in cui ai ragazzi si insegna che c’erano una volta “i nazisti brutti e cattivi” che sono stati sconfitti e ora ci siamo noi “buoni, democratici, tendenzialmente progressisti, tolleranti”, ma bisogna additare i possibili cattivi (sempre fuori di noi) che possono tornare. Questa del 2022 è, dobbiamo ammetterlo, diversa da tutte le altre: 4 giorni dopo, a partire dal 1 febbraio, le persone non munite di greenpass saranno praticamente escluse dalla società, in quanto additate come pericolose.

Non staremo qui a ripetere che il vaccino e il greenpass non garantiscono né di fermare la trasmissione del contagio, né di non prendere la malattia in forma grave; la violenza delle norme imposte sarebbe tale anche se avessero un senso sanitario che non hanno.

Scrive Sebastiano Messina, firma di Repubblica e sottile intellettuale italiano, attento ai diritti delle minoranze, che «I cani possono sempre entrare. Solo voi, come è giusto, resterete fuori», naturalmente riferito a chi non ha il lasciapassare. Con la leggerezza e l’arroganza di chi si ritiene intoccabile. Bei tempi quelli di “odiare ti costa”!

L’avvocathy (La Torre), paladina di odiare ti costa, si indigna sui social perché la parola discriminazione significa che qualcuno viene trattato meno favorevolmente in ragione di una sua caratteristica personale non scelta. Non avere il greenpass è una scelta quindi non si deve parlare di discriminazione ma di conseguenze di una scelta. Non possiamo vantare studi di diritto, quindi con umiltà facciamo notare all’avvocathy che se restiamo nell’ambito giuridico entra in campo la questione dell’inviolabilità del corpo e ci possiamo rifare al Codice di Norimberga, alla Convenzione di Oviedo, alla Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo: nessuna sperimentazione può essere fatta senza il consenso libero e informato del soggetto coinvolto. Un farmaco è sperimentale in tutte le fasi di sperimentazione, e i trattamenti anticovid non terminano le ultime fasi prima del 2023.

Quelli “buoni a prescindere” mettono in discussione la validità del Codice di Norimberga mentre fanno la commemorazione della Shoah: capolavoro del Male!

Se andiamo oltre e ci addentriamo nel terreno della Verità e della Giustizia, dobbiamo chiederci in che modo uno Stato che non è fondato sul diritto naturale possa osare affermare Verità non discutibili. Lo stato fondato sul diritto positiv(istico) afferma dogmi temporanei e parziali, basati sul potere del momento. Dare per assodato che la conseguenza di una scelta legittima possa comportare l’esclusione dalla società (conseguenza possibile solo in caso di azioni criminali e secondo giustizia, con un giusto processo) apre un baratro da cui sarà difficile tornare indietro. In modo del tutto arbitrario oggi lo Stato decide di punire con la negazione dei diritti fondamentali chi rifiuta una terapia genica sperimentale per una malattia per cui esistono cure note da decenni, domani potrà limitare i movimenti di chi paga in ritardo una multa, chi non possiede un’auto elettrica, chi ha più di tre figli perché inquina più di chi non ne ha; di non curare chi fuma o chi non mangia secondo norme prescritte, di non soccorrere chi ha superato il limite di velocità, di non dare posizioni di rilievo ad un cristiano o un musulmano perché il cittadino di serie A è ateo. Potremmo far notare con una certa impertinenza all’avvocathy che ad essere arrestati erano anche coloro che ebrei non erano ma che osavano aiutare gli ebrei e disobbedire alle leggi. I giusti appunto, e non venivano discriminati per una loro caratteristica personale, ma per una scelta: quella di restare umani e non essere complici anche a costo della vita.

L’inferno sulla terra non si costruisce in un giorno e nemmeno in due anni, ma un passo alla volta, con la complicità e il silenzio dei mediocri.

Nel 1938 la Ruetten & Loening di Potsdam stava trattando una traduzione in tedesco de Lo Hobbit. La casa editrice scrisse a Tolkien per chiedergli se era di razza ariana. Il professore scrisse al suo editore: «Devo sopportare questa impertinenza perché ho un nome tedesco o perché le loro leggi lunatiche richiedono un certificato di origine arish da tutte le persone degli altri paesi?»

Per la casa editrice tedesca preparò una risposta in cui diceva: «Sono sempre stato solito, tuttavia, considerare il mio nome germanico con orgoglio e ho continuato a farlo anche durante il periodo dell’ultima, deplorevole guerra, durante la quale ho servito nell’esercito inglese. Non posso, tuttavia, trattenermi dall’osservare che se indagini così impertinenti e irrilevanti dovessero diventare la regola nelle questioni di letteratura, allora manca poco al giorno in cui un nome germanico non sarà più motivo di orgoglio»

Lettere di rara raffinatezza e di una caratura morale oggi, purtroppo, praticamente inarrivabile. Uomini di altri tempi, quando avere principi, dignità, coraggio e formazione spirituale non era considerato essere “rigido e poco aperto”. Eppure non erano la norma nemmeno allora. Oggi l’uomo più progredito della storia è poco più di una “scimmia ammaestrata”, e quando pieno di nozioni una scimmia molto violenta.

Tolkien era un professore. A gennaio 2022 abbiamo in Italia la scuola pubblica nel caos, piena di vaccinati positivi e in carenza di personale perché i non vaccinati sani sono stati ritenuti indegni del ruolo. Gli altri, quelli muniti di greenpass per paura o fame di carriera, sono rimasti nella migliore delle ipotesi muti, nulla hanno avuto da dire in difesa dei colleghi sospesi senza colpa. Così come sono rimasti muti per due anni davanti allo scempio compiuto sulla pelle dei ragazzi.  Ma sono quelli che il 27 parleranno ai loro studenti dei giusti tra le nazioni, ignari di non essere degni nemmeno di nominarli. Accantoniamo la speranza, il pudore ha abbandonato questo paese: non taceranno, non avranno vergogna. Ormai devono tenere la parte, cavalcare l’onda finché è alta.

Poi ricorderemo tutto.

Foto: Campo di concentramento di Auschwitz, Archivio Federale Tedesco, modifiche Idee&Azione

27 gennaio 2022